Sfide: l’architetto contro i crediti formativi

Con il D.P.R. 137/2012 tutti gli architetti (e non solo), se intendono continuare ad esercitare la professione, sono costretti ad accumulare una serie di crediti formativi periodici. Esattamente devono collezionarne 60 ogni triennio. I crediti si ricevono partecipando a convegni, seminari e corsi di vario genere: dal design della porcellana del gabinetto al tutorial su “Come si utilizza un distanziatore laser”. Chi completa la collezione evita di essere sanzionato.

Per aggiungere suspence alla sfida non è ancora chiaro quali siano le sanzioni per gli architetti inadempienti. Dipende dal grado di inosservanza. Vi sono alcune ipotesi in merito: si parte dalla sospensione per due turni di commissione edilizia fino alla crocefissione nella sala proiezioni dell’ordine o tre giri di penitenza nella betoniera.

Chi ha stabilito l’obbligo della raccolta crediti per gli architetti è ben consapevole di quanto gli architetti avessero la necessità di seguire corsi di aggiornamento. Erano anni, infatti, che gli architetti tra un guaio ed un altro, desideravano andare al convegno sull’”Uso del sughero sintetico per la coibentazione delle facciate”. E ovviamente volevano farlo esattamente negli orari che poi, di volta in volta, vengono scelti.

Questo perché si fa molto affidamento sulla pazienza dell’architetto, che è una delle sue doti migliori (si veda “La pazienza dell’architetto”). Esistono vari modi in dotazione all’architetto per affrontare la sfida dei crediti formativi.

Molti architetti, ad esempio, la sottovalutano e hanno stabilito autonomamente che non hanno nessuna intenzione di partecipare a questa frenetica competizione. Dunque disobbediscono. Altri, viceversa, hanno iniziato a partecipare con scetticismo, sono entrati defilati ad una videoproiezione deontologica da quattro punti e poi sono finiti nel tunnel dei crediti; successivamente si sono iscritti ad IMateria ed ora frequentano corsi on-line notturni resistendo con grossi dosi di caffè o cartoni di lattine da 6 di Red Bull da 33 cl.

Per i primi esiste una sorta di servizio civile per architetti obiettori di coscienza. Svolgono assistenza sociale accompagnando le vecchiette al catasto o insegnano al vecchio geometra dell’ufficio tecnico ad usare la PEC. I secondi, invece, finiscono ad incontri di “Creditisti Anonimi” dove, seduti in cerchio, parlano della loro dipendenza da crediti formativi. Alla fine, per alleggerire, guardano tutti insieme un film di Boldi e, non si sa perché, ridono tantissimo.

C’è anche un’altra categoria di architetti che affrontano la sfida dei crediti formativi con spregiudicatezza. Per raggiungere la quota necessaria trafficano disinvolti in crediti abusivi, acquisiti con firme false o scambi di persona. Alcuni sono in grado anche di trasferire crediti da un professionista all’altro: si tratta di hacker professionisti che, volendo, riuscirebbero persino a spedire una fattura elettronica con il Sogei.

Per vincere la sfida bisognerebbe capire il vero scopo dei crediti formativi: su questo, in effetti, c’è incertezza.

Molti ritengono che i crediti siano un’ennesima manovra per decimare gli architetti. Dopo il numero chiuso, la PEC, la fattura elettronica, Inarcassa, l’assicurazione e la liberalizzazione degli interventi edilizi, è possibile che questa sia una manovra dei poteri forti per de-architettizzare il paese e liberare il palinsesto televisivo di Real Time da programmi quali “Cambio casa, cambio vita” o “Cerco casa disperatamente”, in modo che vengano prontamente sostituti da altri, originalissimi, programmi di cucina.

Vi è anche una teoria controcorrente di matrice sociologica-scientifica. Ovvero la raccolta dei crediti formativi, in realtà, sarebbe alla base di un enorme piano riproduttivo che induca all’accoppiamento tra simili, per confinare la specie “architetti” in gabbie genetiche ben precise, in modo da poterle studiare con maggiore efficacia e, se serve, eliminarla più facilmente. Infatti, questi raduni di architetti annoiati hanno già prodotto una sorta di “effetto Tinder” formando centinaia di nuove coppie e sfasciando un numero consistente di unioni preesistenti, però miste.

Più probabilmente, però, i crediti formativi sono una grande arma di distrazione di massa. Così mentre tutti gli architetti sono chiusi in sale polverose o nei retro dei show room di arredi vintage a seguire i corsi di aggiornamento, truppe di geometri laureati vanno ad impossessarsi degli uffici tecnici e delle soprintendenze, mentre eserciti di ingegneri occupano militarmente tutti i cantieri del paese, colando cemento a presa rapida e disegnando cornici colorate intorno alle finestre di tutti gli edifici, come segno del comando.

Come la “Z” di Zorro (o la pupù di Shpalman).

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