ADESSO RESPIRIAMO!

Il mio amico Giulio non respira.

O meglio, tecnicamente respira, altrimenti sarebbe già morto, ma in realtà lui trattiene continuativamente il fiato dal 1996. La data è solo approssimativa, l’abbiamo stabilita per caso, riguardando una vecchia videocassetta dove abbiamo scoperto che in quel periodo Giulio respirava normalmente. A quel tempo avevamo entrambi vent’anni.

Poi abbiamo visto una videocassetta dell’anno dopo e Giulio già non respirava più.

In quel periodo gli è senza dubbio successo qualcosa, anche se lui nega.

Giulio, apparentemente, è una persona come tutte le altre, ma io, che lo conosco bene, so che non è così.

Quando gli squilla il cellulare, ad esempio, lui pensa subito che sia capitato qualcosa di male.

Quando programma un viaggio, anche piccolo, consulta compulsivamente le previsioni del tempo. Durante lo spostamento è in tensione, immagina l’imminenza di un incidente.

Durante le festività si annoia, trascorre le domeniche sul divano, quando è in ferie non vede l’ora di tornarsene a casa. Non sorride mai. Vive in un mondo piccolo e pieno di inutili ansie, dal quale non sa come uscire.

Se qualcuno lo fissa per più di un secondo, gli chiede: “Che è successo?”.

Eravamo al bar quando ha ricevuto una chiamata da un numero sconosciuto. Giulio ha guardato lo schermo come se fosse già accaduta una tragedia. Ma era solo uno che aveva sbagliato.

Ma anche quando lo chiamano numeri che ha in rubrica, Giulio risponde preoccupato.

“Rilassati”.

“Mi chiamano solo per cattive notizie”.

“Non è vero”.

“Spegnilo!”.

“Non posso”.

“Rilassati ti ho detto!”

Mai che prenda un bel respiro, profondo, con la bocca ed il naso. Per ossigenarsi deve avere un sistema nascosto, forse laterale, tipo le branchie. Giulio è un pesce rosso nella boccia.

E’ pur vero che ognuno di noi ha una boccia di preoccupazioni dove, ogni tanto, è costretto a nuotare. Ma, santo cielo, non per tutto il tempo!.

Per molti anni Giulio non è stato consapevole di questo problema, poi ha conosciuto Marta.

Marta ha studiato medicina, poi ha mollato tutto e ha aperto un negozio di fiori.

E’ stata lei a diagnosticarne precisamente il disturbo: secondo Marta, Giulio è un “irrespiratore”.

“Non esiste questa malattia!” le rispose Giulio.

“Certo che esiste! Esistono gli irresponsabili, gli irregolari e gli irrespiratori”.

Con la scusa della respirazione, Marta e Giulio hanno iniziato a frequentarsi.

Marta, da medico, ha consigliato a Giulio di fare lunghe passeggiate in montagna, al parco, oppure lungo la spiaggia quando è deserta. Ma lasciando a casa le ansie.

Giulio, allora, è andato al parco, armato di scarpette e tuta ginnica e ha camminato per circa 40 minuti. Ma durante il percorso è stato costretto a fermarsi ripetutamente.

“Per fortuna c’erano delle panchine” mi ha spiegato.

“Ti sei seduto?”.

“Per forza! Mi mancava l’aria!”.

“Ma respiravi ?”

“Ci provavo ma sentivo dolore ovunque”.

Effettivamente l’aria, passando in luoghi dove solitamente non ha accesso, deve provocargli una sensazione di dolore.

Marta gli ha detto di riprovare.

“Mentre cammini devi pensare ad altro”.

“Ad altro che ?”

“Lo sai”.

Ma Giulio non lo sa. Forse lo sapeva nel 1996, ma sono passati troppi anni.

“Se fossi un irresponsabile ed un irregolare, non sarei un irrespiratore”, sostiene.

Le sue preoccupazioni fanno parte di lui, come un braccio o un rene. Non riesce a separarsene neanche volendo. Problemi che gli stanno precisi sul petto, tra i polmoni e il diaframma. E lo schiacciano. Questa è la diagnosi che gli ha fatto Marta.

Le volte seguenti che Giulio è tornato nel parco ha trascorso più tempo sulle panchine che in movimento.

Un anziano gli si è fermato accanto e gli ha chiesto se andasse tutto bene.

Giulio ha detto di “si”, ma non era così.

Gli anziani si accorgono di tutto e respirano perfettamente.

Vogliamo forse aspettare che Giulio diventi anziano? Certo che no.

Giulio ha riprovato a camminare, al parco, in spiaggia o in montagna. Ma sempre in compagnia della sua apnea inconsapevole.

E’ arrivato fin sopra un monte di 1300 metri di altezza ma senza mai abbandonare i suoi pensieri. Arrivato lassù, sporgendosi verso la valle, ancora tratteneva il respiro, preoccupato che se per un solo secondo si fosse rilassato, qualcosa potesse sfuggire dal suo controllo. Neanche da lassù si è accorto che il mondo se la cava benissimo anche senza di lui.

Marta ogni tanto fa un tuffo nell’acquario di Giulio: prova a tirarlo fuori.

Per la prima volta si sono baciati, erano nella boccia. Marta si è tuffata, ma non voleva baciarlo là, voleva che accadesse fuori.

“Abbassa la guardia” gli disse appena le loro labbra si furono separate.

“Che guardia?”

“Stai sempre preoccupato che avvenga qualcosa di cattivo”.

“Non lo faccio apposta”.

“Se non respiri non ti innamori”.

Giulio dall’interno della sua boccia la guardò stupita con l’espressione del pesce rosso.

“Pure l’amore è un imprevisto. Non lo puoi trattenere con il respiro”.

Tra apnee e gite in montagna, questa storia è andata avanti per parecchio tempo finché Marta, disperata, lo ha invitato nel suo negozio di fiori. Lo ha messo seduto davanti alle orchidee e gli ha detto di fissarle.

Non era un rimedio da medico questa volta, ma da fioraia.

“Le orchidee respirano?” ha chiesto Giulio.

“Tutto respira. Pure i fiori”.

“Cosa devo fare ?”

“Distrarti”.

Marta ha chiuso le porte del negozio e si è seduta accanto a Giulio.

Hanno spento i cellulari e abbassato le luci.

“Adesso respiriamo!” gli ha ordinato.

Tutti insieme, Giulio, Marta e le orchidee hanno respirato per l’intero pomeriggio.

Alcune si sono schiuse. Giulio ha sorriso ed è tornato a casa frastornato, aveva un gran mal di testa ma si sentiva più leggero.

Marta ha provato a richiamarlo ma Giulio aveva dimenticato di riaccendere il telefono.

La mattina dopo lo ha trovato davanti alla vetrina del suo negozio di fiori che guardava le orchidee.

(L’immagine di copertina è tratta dal sito petyoo.it)

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