L’ASCENSORE

ascensoreIl mio amico Gianpiero, tre anni fa, è entrato in un ascensore ed è sparito.

Prima di quel giorno, Gianpiero aveva un lavoro normale, una famiglia normale con la quale viveva in una casa normale. Su Facebook pubblicava foto di lui felice con la moglie.

Lui, felice al calcetto il Giovedì sera.

Lui, felice, al parco, col cane.

Lui, felice in ufficio.

Lui, felice la domenica, a pranzo dalla suocera.

Ma a me, che sono un suo amico, una volta disse di essere stanco.

Strano: su Facebook non aveva mai pubblicato una foto di lui stanco.

“In che senso sei stanco?” gli chiesi

“Stanco. Tu non sei mai stanco?”.

“Ma stanco di che?”.

“Di tutto”.

“Che pensi di fare?”.

“Cercare il varco”.

“Il varco?”.

“Se trovassi il varco… mi basterebbe attraversarlo”.

Secondo Simone, un altro nostro amico, scienziato per hobby, in alcune condizioni particolari si possono creare dei vuoti spazio-temporali, che ci possono risucchiare.

“E’ una stronzata”. Così commentai.

“Nient’affatto” mi rispose mostrandomi un ritaglio di giornale che parlava di un tale in California che era caduto in una buca a pochi passi da casa e poi era stato ritrovato in Australia.

“Doveva essere una buca molto profonda”. Risi.

Questo tipo ora aveva un altro nome, una vita completamente differente e non si ricordava niente di quella precedente.

Simone mi mise al corrente di diverse storie, erano tutte persone a loro modo stanche. In cerca di una via d’uscita.

Un uomo, di professione spazzacamino, che si era calato in una canna fumaria senza più risalire.

Una donna, dal camerino di “Zara” non era più uscita.

Un’altra, entrata nel bagno di una “Tavola calda” e scomparsa.

Come Giampiero entrato in quell’ascensore e mai visto uscire.

La polizia aveva ispezionato la cabina senza trovarci niente di strano. Io pure avevo usato quell’ascensore, tempo dopo. Avevo tastato con attenzione le pareti, controllato le porte scorrevoli, spinto tutti i pulsanti. Nulla.

Era un ascensore normale, come tutti gli altri. Almeno per noi altri.

Mi capita di ripensare a Gianpiero, mentre torno a casa controllando se ci siano buche lungo la strada: l’asfalto sulla carreggiata è intatto.

So che non potrei mai ripulire un camino, vestirmi da “Zara” o frequentare bagni di “Tavole calde”.

Ma quando sono stanco, prendo volentieri l’ascensore.

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