IL CUGINO GIANNI

cane

Non crederete mai alla storia di mio cugino Gianni”, disse Oliviero davanti ad un piccolo capannello di gente, radunatosi sul marciapiede proprio sotto l’insegna luminosa del bar.

Non era raro che Oliviero, uomo mite ed abitudinario, facesse là una sosta, pressappoco al centro del suo tragitto quotidiano, tra l’abitazione e l’ufficio.

Erano le otto e dodici del mattino, Oliviero aveva a disposizione ancora diciotto minuti per raggiungere il suo posto di lavoro e strisciare, in perfetto orario come sempre, il badge. Intanto aveva iniziato a piovere e piccole gocce colavano dal bordo del balcone soprastante, tanto che qualcuno si avvicinò per ascoltare senza bagnarsi.

Lo conoscete mio cugino Gianni ? Dai, chi non lo conosce ? Qui in paese è una celebrità. Cioè, se non lo conoscete vi dico solo che ha fatto tre anni in galera per rissa, anzi no, lesioni personali, violenza privata, cioè robe così, avete capito no ? La sua foto finì sulla prima pagina del giornale. Ora però è uscito, cioè è uscito dal carcere ma la questura gli ha dato i domiciliari, cioè gli ha detto che deve stare a casa”.

La pioggia stava lentamente aumentando d’intensità, una donna uscita dal bar combatteva contro il suo ombrello che non voleva saperne di aprirsi.

Silvio, il proprietario del bar, uscì per riavvolgere la tenda parasole. Qualcuno si voltò a guardarlo senza perdere di vista Oliviero che nel frattempo riprese a parlare, mentre un uomo grasso gli si piazzò proprio davanti ed iniziò a registrare un video.

Cioè mio cugino Gianni è uno che se deve fare una cosa la fa, non so se mi spiego. Cioè lui è grosso. E’ enorme. Per farvi capire…”. Oliviero si frugò nella tasca di dietro dei pantaloni, ne estrasse il portafoglio dal quale tirò fuori un foglio spiegazzato sul quale vi era stampata una foto, provò a distenderlo utilizzando entrambe le mani, quindi lo sollevò in alto per farla vedere a tutti.

Anche Silvio, che aveva terminato di sistemare la tenda, si sporse verso Oliviero, incuriosito.

Lo vedete ? Questo è mio cugino Gianni” e qui scorgendo gli sguardi interrogativi dei presenti, diede uno sguardo alla foto, “cioè questo sono io” e con il dito puntò la parte destra della foto, “lui è il cugino Gianni” e qui indicò l’altra parte. Si trattava di una foto scattata al mare: si vedeva Oliviero, più giovane, accanto ad un uomo con i capelli rasati e una cicatrice lungo la guancia destra.

Entrambi salutavano guardando dritti verso l’obiettivo e mostrando gli avambracci. Il cugino Gianni aveva un enorme tatuaggio sul bicipite destro raffigurante un ragno, la sua mano aperta copriva un quarto della superficie della foto.

Oliviero mostrava l’immagine a tutti, tenendo il foglio più in alto che poteva e poi, rispondendo ad ogni singola richiesta, avvicinandolo agli occhi dei curiosi. Qualcuno dal fondo del cerchio gli fece un cenno e Oliviero allungò la foto pure verso l’esterno avendo cura di non farla bagnare.

Cioè, a mio cugino Gianni danno i domiciliari e accanto a ha la casa una tipa, cioè una mezza tossica, di quelle che non vogliono fare un cazzo. Cioè avete capito no ? Dai che avete capito, quelle che le vedi sempre al parco sulla panchina con un cane grosso. Che stanno sedute con gli occhiali scuri per non far vedere le occhiaie, perché chissà cosa diavolo si sono fumate. E se passi la mattina sono là, passi il pomeriggio e sono là, la sera sono ancora là. Cioè sono sempre là, veramente, perché non fanno niente di niente, hanno solo da badare a sto cavolo di cane”.

Oliviero qui fece una pausa, si guardò intorno nel timore che tra il pubblico ci fosse anche qualcuno col cane, o magari qualche ragazza con gli occhiali scuri tipo quella appena descritta. Non scorse né cani, né ragazze, dunque proseguì.

Allora stavo dicendo che c’è questo cane, una razza strana, tipo da guardia, cioè avete capito no ? Comunque questo cane è grosso e abbaia in continuazione. Abbaia veramente a tutte le ore del giorno. Cioè abbaia la mattina presto che vuole uscire, il pomeriggio che ha fame, la sera che vuole di nuovo uscire, cioè in continuazione, ma forte”.

Il capannello era aumentato di numero ed ora ostruiva l’uscita e l’entrata del bar, qualcuno appena arrivato rimandava il caffè per ascoltare il racconto.

Silvio, che si era fermato sull’uscio, provava a regolare il traffico, indeciso se restare o rientrare nel bar; intanto teneva d’occhio il banco, dove una giovane ragazza con i capelli legati sembrava in grado di assecondare da sola le richieste dei clienti

Allora il cugino Gianni, sopporta il primo giorno, sopporta il secondo, il terzo, poi ferma questa matta per le scale e le fa, senti dici al tuo cane di non rompere ! Capito ? Cioè gli dice: tu sto cane non lo puoi tenere ! Ma glielo dice che questa certamente si caga sotto. Sicuramente. Perché non è che gli ha detto, scusa, perdonami, per favore, cioè avete capito no ?

L’intensità della pioggia era aumentata, gli ultimi arrivati si stringevano per stare tutti sul marciapiede sotto lo sporto del balcone. Partì anche una proposta: uno provò a convincere i presenti ad entrare nel bar per proseguire l’ascolto al coperto, Silvio annuì con decisione ma Oliviero non ci badò, era troppo preso dal raccontare la storia del cugino Gianni.

Quindi, niente, il cugino Gianni, tranquillo torna a casa, ma la sera sente di nuovo sto cane che abbaia, cioè abbaiava sempre forte, anzi, abbaiava ancora di più, perché forse la padrona, non gli badava e allora il cane forse voleva pisciare, mangiare, cioè questo non lo sappiamo. Oppure la tipa per dispetto aveva detto al cane: abbaia di più, abbaia più forte. Pure questo può essere. Allora il cugino Gianni decide di andare a bussare alla porta della tossica, e se questa non apre pensa di buttare giù la porta, cioè perché lui vuole entrare e ammazzare il cane. Cioè, ma mica era una cosa strana ? Che sta tipa mica lo poteva tenere un cane così ? Voi pensate che si metteva paura il cugino Gianni ? Lui è fatto così: è nervoso, impulsivo proprio di carattere non ragiona. «Delinquente abituale», così dissero in questura. Tre anni di carcere, altroché paura, cavolo ! Povero cane se lo acchiappava il cugino Gianni, se ci penso, oddio”.

Dal capannello si udirono alcuni commenti, ora il pubblico sembrava diviso a metà tra chi faceva il tifo per il cugino Gianni e a chi, in fondo, dispiaceva per il cane.

Però poi il cugino Gianni si ricorda che sta ai domiciliari, non è che può sfondare la porta e ammazzare il cane, che poi doveva ammazzare pure la padrona, cioè la questura lo scopriva subito che era stato lui, succedeva un casino, mica poteva ? Cioè avete capito no ?”.

Alcuni ora fanno “si” con il capo, quelli più vicini provano a suggerire persino una soluzione alternativa, dal fondo si sente uno che urla “Una polpetta avvelenata ci voleva !”. L’uomo grasso del video girà l’obiettivo del cellulare per cercare, tra le persone, l’autore della proposta ma non lo trova. Intanto parte persino un piccolo coro: “polpetta … polpetta …”. Oliviero alza le mani e poi le abbassa lentamente per zittire quella che è diventata una piccola folla, che non ci sta più tutta sotto al balcone e allora gli ultimi arrivati tengono l’ombrello aperto per non bagnarsi.

Anche Silvio ha deciso che resterà ad ascoltare la fine della storia confidando nell’abilità della ragazza dai capelli legati. Intanto alcune macchine si sono fermate in doppia fila lasciando accese le «quattro frecce» e gli automobilisti sono scesi per capire cosa fosse tutta quella gente. Il traffico rallenta, un po’ per la pioggia,  un po’ per il capannello di persone.

Allora il cugino Gianni decide che il giorno dopo deve risolvere questa faccenda, veramente è esasperato da questo cavolo di cane, quando poi il cugino Gianni perde la pazienza, non so se mi spiego, cioè avete capito no ? Allora la mattina dopo aspetta la tipa con il cane sul pianerottolo”.

Vai Gianni” si sente urlare. Qualcuno ride, un altro alza il pugno e lo agita per aria. Una ragazza alta e ben vestita si fa un selfie. L’uomo grasso che gira il video non si perde un attimo.

Calmi, calmi, ora vi dico. Allora il cugino Gianni, si mette là sul pianerottolo e aspetta, finché esce sta mezza tossica sempre con gli occhiali scuri e lui la prende per il colletto della camicia e le dice che non può tenere sto cane e che se il cane non la smette lui risolverà la cosa a modo suo, cioè in quel momento se ne frega pure della questura, avete capito ora che tipo è mio cugino Gianni, no ?”.

E su “a modo suo” parte un timido applauso, ora tutti tifano per il cugino Gianni perché sentono che  l’epilogo è oramai prossimo e vogliono che sia feroce. Oliviero fa una lunga pausa, non vuole giocarsi subito il finale, non è abituato ad essere al centro dell’attenzione e vorrebbe che il suo momento di celebrità durasse ancora un po’.

Intanto sono le otto e venticinque, pazienza se oggi Oliviero entrerà in ufficio in ritardo, un giorno in ritardo dopo tanti anni di puntualità non sarà una cosa grave.

Ma proprio mentre Oliviero sta per riprendere il racconto, esattamente un attimo prima che il suo fiato si trasformi in parole, dal fondo del viale si sentono prima i freni di un automobile stridere e poi le ruote slittare sull’asfalto bagnato. Un sibilo di alcuni secondi seguito da un «crash» assordante. Immediatamente tutti si voltano verso la strada. La dinamica è chiara: un’utilitaria guidata da un giovane ha centrato in pieno una grossa berlina scura che era ferma in doppia fila con le «quattro frecce» che ora ancora lampeggiano, nonostante il posteriore sia completamente sfasciato.

L’attimo di silenzio costa caro ad Oliviero: la folla, incurante della pioggia, corre a vedere l’accaduto e in un secondo lui rimane solo. Silvio, ad un metro da lui, fissa la scena senza emozione.

Il giovane automobilista adesso è uscito a fatica dalla sua utilitaria e sta raccontando a tutti che ha provato a frenare ma forse c’è dell’olio sulla carreggiata. Presunti esperti di meccanica e fisica provano a spiegare il fenomeno dell’acquaplaning, altri si piegano per esaminare il fondo viscido. Qualcuno si promuove medico ed esamina il giovane, altri gli urlano di non muoversi, che potrebbe avere fratture. Lui, disperato, dice che la macchina non è sua, “è di mio padre” urla mettendosi le mani tra i capelli. In un attimo la calca che fu di Oliviero circonda il giovane e poi le auto, ostruendo l’intera carreggiata, in molti si voltano verso il bar nella speranza di vedere comparire  il proprietario della berlina scura, che però non appare.

Oliviero rassegnato guarda l’orologio, si sistema la giacca e allunga una mano per controllare se ancora piove. Se si sbriga forse riuscirà persino ad arrivare in orario in ufficio.

E come è finita la storia ?” gli chiede Silvio.

Ah si, cioè, no niente, è finita che la tossica il cane lo deve tenere”.

“In che senso lo deve tenere ?”

“E’ cieca”.

La pioggia è terminata, il proprietario dell’auto sfasciata ancora non compare, decine di curiosi lo aspettano scattando selfie, l’uomo grasso ha iniziato a girare un video nuovo.

E il cugino Gianni ?”, chiede Silvio.

E niente, ha cambiato domicilio. La questura lo sa

 

(racconto terzo classificato al XII Premio Letterario Nazionale Giovane Holden 2018 nella categoria “racconti inediti”)

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