SE POTESSI AVERE CINQUE METRI QUADRI

Le spiagge sono tra i luoghi in cui sarà complicato recarsi quest’estate.

Lo denunciano i gestori di stabilimenti balneari danneggiati dalle misure di distanziamento interpersonale da rispettare all’interno delle loro attività.

Ma anche i cittadini sono preoccupati per come saranno utilizzate le spiagge libere.

Per quanto riguarda gli stabilimenti balneari, alla fine di un lungo “braccio di ferro”, l’ordinanza regionale della Campania ha disposto che i lettini (tra nuclei familiari differenti) andranno distanziati di 1,5 metri e che per ogni ombrellone (del quale, si presume, ne beneficino due persone) dovrà essere a disposizione uno spazio di 10 metri quadrati. Dunque 5 metri quadrati a persona.

Vi sembrano tanti cinque metri quadri ?.

Cinque metri quadri, per chi non è pratico di geometria, è un quadrato di 2,23 metri di lato, praticamente una persona di altezza normale (1,75 metri) con le braccia alzate o un po’ di più dello spazio che occuperebbe se le braccia le aprisse lateralmente.

La disposizione delle attrezzature sulle spiagge a pagamento andrebbero ridisegnate.

Tra i singoli ombrelloni andrà posta una distanza di poco più di tre metri (come da schema).

Effettivamente non sembra una grande spaziatura.

Anzi, pure in condizioni normali questo spazio appare angusto. Appena tollerabile.

Una montagna di riflessioni e polemiche ha dunque partorito un minuscolo “topolino”.

Ma cosa accade in costa d’Amalfi, dove spazio ce n’è già così poco?.

Dalla vista satellitare tratta da “Google maps”, con le inevitabili approssimazioni del caso, si può verificare in rapporto alla superficie, quanti ombrelloni venivano posizionati sulle spiagge in concessione della costa d’Amalfi. I dati sono piuttosto omogenei.

Scegliendo alcune attività a caso in tre cittadine differenti, si può quantificare, che finora ad ogni persona veniva riservato uno spazio variabile tra i 3,3 e i 4,1 metri quadri.

Con le nuove disposizioni, il “balneare” di cui sopra con in suoi 400 mq, invece di ospitare 100 bagnanti con 50 ombrelloni, si dovrà accontentare di ospitarne “solo” 75 posizionando circa 37/38 ombrelloni.

Ma si tratta di un calcolo puramente teorico. In realtà per rispettare un adeguato distanziamento interpersonale andrebbero predisposti anche adeguati percorsi e spazi di manovra. Si presume che i “balneari” debbano così rinunciare a circa la metà degli ombrelloni.

Tale sacrificio potrebbe indurre alcuni di loro a chiedere di allargare le concessioni demaniali a scapito delle spiagge libere, oppure di gestirle in ampliamento della loro attività, per garantire la sicurezza dei bagnanti. E’ un’eventualità che non riguarda solo la costa d’Amalfi ma ampi tratti di litorale in tutta Italia.

Il rischio è che Sindaci e amministratori accondiscendenti, con l’alibi della pandemia, cedano e gli affidino anche i pochi tratti di arenile rimasti liberi.

Anzi, non è da escludere il caso che siano direttamente loro, prezzolati, ad offrirne la gestione ai “balneari”. Come in parte è già accaduto, affidando le aree ad illegali noleggiatori ambulanti.

E che, col tempo, questa disposizione, nata come provvisoria, si trasformi in permanente, come spesso capita nel nostro paese.

Commettendo un nuovo sopruso ai danni dei cittadini.

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