IL GOVERNO DEL DIVIETO

Quando non si è in grado di governare un processo, per complessità, amoralità o inadeguatezza, spesso si preferisce predisporre un divieto.

Giustificato da un pretesto, meglio ancora se si tratta di una paura.

La paura è una fenomenale, efficacissima, forma di governo.

Si tratta di un sistema che in tempi di pandemia è tornato utile anche nelle democrazie occidentali. Adatto per piccoli dittatori, autocrati e “cani sciolti” in cerca di popolarità.

La costa d’Amalfi è terra sensibile, perennemente sospesa su equilibri sottili, generosa di disposizioni e divieti, quasi tutti maldestramente articolati.

Si pensi alla mobilità.

Settore storicamente condizionato da attenzioni economiche che pressano controllori in evidente conflitto di interessi ed interpreti di un eccezionale tempismo al contrario.

Così, dopo anni di discussioni, conferenze varie e simposi di luminari, l’unico provvedimento partorito è stata l’anacronistica imposizione delle targhe alterne, peraltro andate in vigore nel periodo di maggiore emergenza. Una scelta di tempo degna del miglior autolesionismo.

Tra l’altro, questa disposizione si abbina, da ieri, al divieto di transito per lavori al costone roccioso nei pressi della cittadina di Cetara. Scattato esattamente il giorno dopo la riapertura dei ristoranti e dei bar.

A volte penso ci sia una regia scientifica dietro a questo disastro logistico. Non posso credere, infatti, che sia tutto frutto del caso. Anche il destino, infatti, alzerebbe bandiera bianca, dinanzi a cotanta approssimazione.

Ma la pandemia ha causato e causerà altre discrasie.

Le numerose autocertificazioni, i droni, la caccia ai runner, i vigilantes elettisi sceriffi, l’abiura della “movida”, l’imposizione delle mascherine, ed ora le spiagge.

Già terreno di patteggiamento per numerose giunte comunali, e nuovo luogo di attrito per pavidi quanto irresoluti governanti.

Nel dubbio, prima di “cedere il passo” agli stabilimenti balneari, alcuni Sindaci della costa d’Amalfi hanno pensato di vietare l’accesso alle spiagge, terrorizzati da chissà quale diaspora di chissà quanti turisti, provenienti da chissà dove, visto che la regione è sigillata. Sottraendo il piacere dell’arenile innanzitutto ai propri cittadini. Vittime di una nuova, insensata, prevaricazione.

C’è chi si assume l’incombenza di una scelta del genere e chi invece, con maggiore fantasia, si trincera dietro un sedicente guasto all’impianto di depurazione. Come nel caso del Comune di Minori.

Che ha persino dichiarato il divieto di balneazione per un presunto “pericolo d’igiene e salute pubblica”.

Proprio ora che il mare, sgombro di traghetti, navi, motoscafi e benedetto dall’assenza degli inquilini delle ville sul mare, appare meravigliosamente cristallino.

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