L’ARCHITETTURA DELLA BARACCA

In un’ipotetica classifica cronologica delle abitazioni primordiali, la baracca si piazza al terzo posto dopo la grotta e la capanna e subito prima del “vascio”.

Purtroppo, la baracca non gode di buona reputazione e le archistar non si occupano del tema.

D’altronde, mai viene chiamato un architetto né per la progettazione né tantomeno per la direzione dei lavori di una baracca. Nessun architetto ha inserito una baracca nel suo portfolio.

Esistono tre categorie di baracca: “urbana”, “agricola” e “da terrazzo”.

Quella “urbana” purtroppo, in alcune aree del mondo, è ancora utilizzata come forma stabile di abitazione. Si pensi ad esempio alle bidonville indiane o di Rio de Janeiro.

Ma anche in occidente può capitare che la baracca “urbana”, aggregandosi, formi una sorta di villaggio. Si tratta di quello che comunemente viene chiamato “accampamento”.

La baracca “urbana”, spesso ha pareti in muratura, costruite sovrapponendo blocchi cementizi o in mattoni. A volte è un ampliamento di forme, una volta deambulanti, di altre residenze alternative come roulotte o cassoni di camion.

Una baracca “urbana”

La baracca “urbana” isolata sprona il degrado, mentre l’aggregata teme la ruspa.

La baracca più romantica è quella “agricola”. Per realizzarla, solitamente, scartato l’architetto, non occorre nemmeno un operaio specializzato; tutti coloro in possesso di un metro di legno, filo di ferro, pinza e martello possono riuscirci (e comunque il metro è facoltativo).

Ovviamente se il costruttore è megalomane, allora non si accontenta della baracca “agricola”. Tira su direttamente il capannone industriale.

Le differenze sarebbero prettamente dimensionali, perché anche la baracca “agricola” non presenta complessità volumetriche.

E’ tecnicamente un parallelepipedo composto da una struttura travi-pilastri preferibilmente in legno con tamponamenti in lamiera. Materiali semplici e facilmente reperibili (nel caso dei pali, già in zona).

Baracca “agricola” con copertura voltata

Mentre, sinceramente, chi non ha qualche decina di metri quadri di lamiera custoditi in garage?.

La baracca “agricola” ha di buono che fino a quando non viene recintata può ancora sembrare un nuovo pergolato.

Viceversa, uno dei punti negativi della baracca “agricola” è la difficoltà nell’attingere alle forniture di acqua e luce. Inconvenienti che, come tradizione vuole, possono essere comunque risolti conoscendo le persone giuste. Inoltre, raramente le baracche “agricole” rispettano le norme sulle distanze dai confini. Infatti ad una baracca sul limite, è facile che se ne accoppi un’altra speculare, nel terreno accanto.

Nessuno sa bene cosa contengono le baracche “agricole”. Infatti quando c’è una sparizione, di attrezzi, vino, animali domestici, stupefacenti o parenti, il primo posto dove si va a cercare è là (lo sanno benissimo anche quelli di “Chi l’ha visto”).

Le baracche sono vulnerabili termicamente e gradiscono i climi miti. Il più grande nemico delle baracche “agricole” è il vento. Ogni anno centinaia di baracche vengono divelte dal vento, che le converte in baracche coupè.

L’ultima grande famiglia di baracche è quella “da terrazzo”. La baracca da “terrazzo” nasce come alloggio del secchio e delle scope, poi riparo per il cane, quindi casotto per il barbecue, fino a mutarsi progressivamente in bersò, gazebo e infine veranda o stanza degli ospiti.

La baracca “da terrazzo”

Solitamente, lo stile della baracca “da terrazzo” è completamente estraneo a quello del resto dell’edificio. Ma se si chiedono spiegazioni al costruttore, vi dirà che siete ignoranti e non capite il mash-up moderno-antico.

Per realizzare una baracca, si sa, non si può chiedere l’autorizzazione. Dunque, come ogni forma architettonica di tipo spontaneo, necessita di un buon alibi: all’inevitabile quesito “ma quando l’hai costruita questa baracca?” la risposta più comune è: “c’è sempre stata”.

Molti ritengono la baracca una costruzione di natura provvisoria, ma non è così. Altrimenti l’Italia non sarebbe un paese di baracche e burattini dove le prime restano solide al loro posto mentre ponti in cemento armato, collassano scarni come i secondi.

Tuttavia il sogno di ogni baracca, è di diventare ufficialmente casa, ovviamente abusiva, ma questo è un altro capitolo.

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