L’ARCHITETTURA INTERRATA

Dai tempi di Vitruvio fino alla gloriosa enciclopedia Treccani sono più o meno tutti concordi nell’affermare che l’architettura sia l’arte di costruire edifici. Si spinge persino oltre Ruskin che definì l’architettura “…l’arte di conformare e decorare gli edifici in modo che la loro vista contribuisca alla sanità, alla forza, al piacere dello spirito…”. La loro vista, appunto.

A compiacere Virtuvio, la Trecccani, Ruskin e tutti gli altri trattatisti hanno provveduto numerosi tipi di architettura: civile, religiosa, industriale, sacra, museale, militare ecc., ma, per buona pace di tutti, si tratta di roba superata; una nuova specie di architettura sostituirà tutte le altre: l’Architettura interrata.

In un mondo dove ogni territorio sarà protetto, presto non ci saranno più motivi validi per innalzare edifici: nessuna architettura in elevato sarà più in grado di rispettare tutte le leggi di tutela, contemporaneamente vigenti.

E siccome non sarà più possibile ottenere autorizzazioni per nuove costruzioni visibili (che non invadano suoli agricoli, occludano panorami, distruggano zone verdi incontaminate o devino la rotta migratoria degli uccelli ecc.), l’unica soluzione sarà costruire in sotterranea.

Quindi l’Architettura interrata non è una tendenza o uno stile, ma una necessità, con numerosi lati positivi, non solo dal punto di vista ambientale.

Innanzitutto è naturalmente e indubbiamente antisismica. E’ silenziosa, rispettosa della privacy, si può tenere la musica ad alto volume e nessuno si lamenta; è fresca d’estate ed è ideale per riunioni massoniche, formazione di gruppi politici anarchici e/o sovversivi o per ospitare prigionieri in attesa del riscatto. Coperta da adeguato strato vegetale, l’Architettura interrata permette la coltivazione di ortaggi per virtuose diete a km. zero. E’ adatta per alloggiare bimbi iperattivi in castigo, oppure anziani fastidiosi causandone la morte più rapidamente per asfissia o per malattie reumatiche; vi si possono nascondere botti illegali, sigarette di contrabbando, mobilia inutile, le bomboniere di matrimoni naufragati o regali orrendi ricevuti dai parenti.

Da l’opportunità agli architetti di accantonare il loro proverbiale egocentrismo e di concentrarsi sul discreto, anzi sul sepolto (come le formiche, le talpe, i topi…).

L’Architettura interrata aiuterà gli architetti timidi, i tirocinanti insicuri e gli sperimentatori incerti, ancora alla ricerca di uno stile.

E nel caso venga brutta, non ci sarà neanche bisogno di piantare dei rampicanti, come suggeriva Frank Lloyd Wright. Sarà già seppellita, come gli errori dei medici.

Ai più attenti certamente non sfugge che l’Architettura interrata ha già una grossa tradizione: le catacombe dei cristiani ai tempi dei romani, ne sono uno splendido esempio. Ma nel corso del tempo, non solo i fedeli ma anche numerosi dittatori hanno preferito farsi la casa sotto terra, piuttosto che rischiare l’esposizione in superficie. Ancora oggi, molti criminali, scelgono di abitare in lussuose residenze sotterranee assecondando una loro libera scelta, anche detta “latitanza” (a tal proposito si legga “La casa ideale del boss della malavita”).

Dopo il secondo conflitto mondiale, l’architettura interrata ha avuto un suo momento di gloria a causa della minaccia nucleare nella “guerra fredda”. Schiere di architetti, che potremmo ora definire avanguardisti dell’interrato, si dedicarono al tema della casa bunker ipogea, progettandola in modo da garantire sopravvivenze gradevoli anche per autosufficienze prolungate. Attualmente negli Stati Uniti le armi biologiche hanno sostituito l’incubo nucleare, ma per gli architetti, a parte forse l’aroma dell’arbre magique, non cambia nulla.

In Italia l’architettura interrata è tornata agli onori della cronaca, grazie al condono edilizio, verso la metà degli anni ’80, con migliaia di nuove case scavate in robusti terrapieni e poi, magicamente, tramite successivi e reiterati interventi di bonifica, rese visibili e persino abitabili. Terminate le sanatorie oggi sono i locali tecnici, le cisterne e le cantine a divenire discrete abitazioni, uso locazione o a beneficio di figli improvvidamente neosposi.

Recentemente molti architetti hanno raggiunto una certa notorietà occupandosi di stazioni metropolitane. Nelle città storiche non riuscendo ad esibire il contemporaneo in superficie, si è deciso di collocarlo sottoterra.

Non è un caso che oggi in Italia, l’opera della quale si discute con maggiore energia, sia una galleria: la TAV.

Per tacere del sorprendente tunnel che dal Gran Sasso conduce fino al Cern di Ginevra, evocato dall’allora ministro Gelmini.

Ma gli architetti non si disperino: secondo le attuali ipotesi, la loro grande rivincita è prevista, salvo imprevisti, intorno al 2250. Sarà in quel periodo che, a causa di un “Day after tomorrow” al contrario, il livello del suolo calerà improvvisamente di quindici metri, scoperchiando tutta l’Architettura interrata fino a quel momento prodotta.

Meravigliose dimore con patii e chiostrine maiolicate saranno finalmente visibili al pubblico, gallerie sinuose diverranno caratteristici vicoli a cielo aperto, spunteranno nuove sorprendenti piazze dalla geometria organica, torri-garage, rinunciando alla sosta delle vettura, si trasformeranno in panoramici condomini vista mare.

Intere città verranno alla luce. I libri di storia dell’architettura andranno tutti riscritti.

Gli archeologi prima diranno “ve l’avevamo detto noi”, poi non avranno più niente da fare.

E gli architetti, ma non è una novità, pure.

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Si legga anche:

La casa ideale del boss della malavita.

Little architecture for dummies: Il box interrato.

Lode alla tettoia salvavita (abusiva).

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