E’ PROPRIO NECESSARIO?

Tutte le volte che entro in una libreria o, meglio ancora, che mi accosto alla bancarella dei libri usati nel mio quartiere, una sensazione di disagio, mi prende.

E’ quella quantità di volumi ammassati ad inquietarmi.

Sono attratto dall’odore della carta. Mi avvicino. “Quanti libri!” Penso. Li tocco, tasto la qualità della carta, li sfoglio, di qualcuno leggo la quarta di copertina. Li ributto nella mischia.

Chissà quanto impegno, quante notti insonni, sabato sera in casa o mattine al tavolino di un bar hanno sacrificato questi scrittori per comporli tutti.

Libri nei quali, forse, avevano riposto le loro migliori aspettative ed ora sono accatastati sugli scanni di questa bancarella. E in altre migliaia di bancarelle, ovunque, sparse.

Soppeso quelli particolarmente spessi, immagino quanta passione ci sia voluta per scriverli. E quanta ce ne voglia per leggerli!.

Ci sono (e ci sono stati) troppi scrittori; ed oggi ci sono troppi pochi lettori.

Il rapporto di forze è sbilanciato. I lettori non potranno mai recuperare.

Allora tentenno. Sto per allontanarmi. Finché mi immergo: sposto, accantono, tengo da parte, scavo con una mano mentre con l’altra tengo fermo la pila intera che altrimenti crollerebbe.

Inizio a scartabellare. Sono l’Indiana Jones della bancarella. Alcuni mi incuriosiscono. Mi perdo nei titoli improbabili: “Il mondo visto dal cane”, “l’assassino del vagone ristorante”, “Il Signore della luce”. Ce ne sono anche peggiori, ma li ho rimossi.

Rifletto; vorrei salvarli tutti. Dare ad ognuno una speranza. Liberarli da questo cumulo di macerie letterarie e posizionarli sul mio comodino. Leggerli ad uno ad uno, dovessi impiegarci tutta la vita.

E invece non si può. Quando è tempo di andare li abbandono là, alla loro misera sorte.

Se proprio sono fortunato e trovo un libro speciale, allora lo sradico da quel destino. E’ stato così che ne ho trovato di preziosi.

Immaginate il mio stupore quando oggi, dal mucchio, ho stanato “Cattedrale” di Raymond Carver.

Una voce dentro me mi diceva: “già ce l’hai!”.

Un’altra rispondeva “…ma non in questa edizione…”.

Così non ce l’ho fatta a lasciarlo nella catasta.

“No Carver no! Non può restare qui”. Almeno lui.

L’ho pagato due euro. Un’offesa ancor prima che un affare.

“Non può mettere un Carver a due euro!” avrei voluto dire a “quello” della bancarella.

Ma tanto Carver non lo saprà mai (e nemmeno i suoi discendenti).

Quando sono alla bancarella dei libri usati, trascorro un sacco di tempo, tra l’inquietudine e i pensieri.

Uno di questi è: “…è proprio necessario che anch’io scriva?”.

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