L’ARCHITETTO NON PRATICANTE

L’architetto non praticante se non pratica è perché il mondo è ingiusto.

Non possiede un timbro ed è sconosciuto ad Inarcassa.

Solitamente insegna. Una qualche forma di educazione: tecnica o artistica, alle medie. Ma può fare qualsiasi tipo di altro lavoro: impiegato, commerciante, l’assicuratore, l’infermiere, il contadino o la ballerina.

L’architetto non praticante si fa il “mazzo”, è stressato e, a parer suo, “dovrebbero pagarlo di più”.

Probabilmente non ha la partita iva e non sa come si compila una fattura.

Confonde il catasto con una biblioteca.

Per l’architetto non praticante “si può fare tutto”.

L’architetto non praticante si preoccupa della bellezza del mondo ma a casa ha la veranda in alluminio anodizzato.

Possiede tutti i fascicoli della raccolta “Grandi architetti” comprati in edicola. Il quadro della laurea in bella mostra alla parete del soggiorno.

L’architetto non praticante è ambientalista ma gira con un SUV turbo diesel.

Ama il verde ma dove abita ha solo piante di plastica.

L’architetto non praticante da studente fece l’occupazione della facoltà, ma adesso non si ricorda più perché.

E’ contro il governo. Qualsiasi esso sia. “Sono degli incapaci” sostiene.

Ama ancora la rivoluzione, ma fatta dal divano di casa, in vestaglia e pantofole.

L’architetto non praticante va alle presentazioni dei libri: è quello che alza la mano quando qualcuno chiede al pubblico: “c’è qualche domanda?”. E puntualmente pone un quesito inutile.

L’architetto non praticante ha la soluzione per tutto, ma non la te la dice mai. Sennò sarebbe troppo semplice.

Quando suo cugino gli chiede un consiglio per i lavori a casa, gli risponde che “non ha tempo”. Poi quando il cugino ha finito i lavori trova il tempo per andare a vedere e dirgli che è tutto sbagliato e che lui avrebbe fatto tutto meglio; se avesse avuto tempo (e se fosse praticante).

E comunque, se, prima di fare, avessero chiesto a lui, sicuramente si risparmiava.

Se l’architetto non praticante non conosce il significato di una parola, vuol dire che quella parola “non si usa più”, oppure è troppo volgare.

L’architetto non praticante non va all’ikea: la schifa proprio. Nel caso va in officina e parla direttamente col falegname.

Ma non porta disegni tecnici, al massimo fa uno schizzo al momento. Se il falegname capisce bene, altrimenti “sticazzi”!.

L’architetto non praticante sa esattamente perché il viadotto “Morandi” è crollato ma ora non te lo può spiegare perché non ha voglia.

L’architetto non praticante non ha l’obbligo della formazione. Gli unici crediti che conosce sono quelli scolastici o quelli di “Just eat”.

L’architetto non praticante ha viaggiato molto e ha visto tutto. Ha visto persino “La casa sulla cascata”, anzi no, quella no, però è stato a Dessau.

Quando studiava lui non esisteva il computer. Si usava ancora il tecnigrafo: “…quelli si che erano bei tempi”.

L’architetto non praticante consiglia di fare, in ogni caso, una D.I.A..

Se ha un figlio che vuole iscriversi ad architettura dichiara che “ognuno deve seguire il proprio talento”. Ma poi, di nascosto, piange.

L’architetto non praticante la domenica non lavora. “Ma perché c’è qualcuno che lavora di domenica?” si chiede.

Per l’architetto non praticante, l’architetto praticante non capisce niente. Infatti, se deve aggiustare casa, chiama un ingegnere.

Non critica, al massimo fa delle osservazioni.

L’architetto non praticante, se avesse voluto sarebbe stato un grande architetto. Forse il migliore di tutti.

Ma oramai la vita è andata così.

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2 Comments L’ARCHITETTO NON PRATICANTE

  1. Luca 4 Dicembre 2019 at 13:10

    Capisco che sarà una generalizzazione a tratti anche divertente, ma non tutti gli architetti non praticanti sono così 😉 E’ ovvio ok, ma qualcuno (non io) potrebbe offendersi! Ciao e complimenti per il sito!

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    1. admin 6 Dicembre 2019 at 09:51

      A volte serve un paradosso per dire qualche verità.
      Grazie per la lettura e ricambio i complimenti per i tuoi “objects”.

      Reply

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