COSA SONO 15 GIORNI PER UN ARCHITETTO? (La classifica delle 10 peggiori attese dell’architetto)

Il premier, emanando l’ultimo decreto per l’emergenza Coronavirus, ha chiesto agli italiani di restare a casa e di resistere, pazientando almeno quindici giorni Per la maggior parte delle persone, quindici giorni sono un tempo lunghissimo.

Viceversa gli architetti hanno accolto l’annuncio con un’alzata di spalle, molti hanno addirittura sussurrato “solo?”, suscitando la perplessità dei presenti.

Ai comuni mortali può sembrare strano, ma quindici giorni per gli architetti sono un tempo assolutamente breve, quasi irrilevante.

Ecco la classifica delle 10 peggiori attese che subisce un architetto, in ordine crescente di gravità.

Al 10° posto: IL DURC – Ora le cose sono migliorate, ma l’architetto è abituato ad interfacciarsi con capi-ditte edili che sentendosi dire “…per iniziare i lavori ho bisogno del vostro DURC”, lo squadrano con sospetto. Come se l’architetto gli avesse chiesto di consegnargli l’auto con le chiavi dentro. Inoltre le ditte edili che producono DURC con deprimente lentezza sono sempre quelle scelte dai committenti più frettolosi. In genere il DURC, a seguito di continue sollecitazioni, viene infine recapitato all’architetto dopo settimane trascorse affannosamente a corrispondere contributi arretrati, aggiustare assunzioni vere o fittizie e riparare carichi pendenti giudiziari. La consegna avviene con la solennità con la quale vengono conferiti i cavalierati al merito

Al 9° posto: LA SCELTA DELLE PIASTRELLE – Quindici giorni sarebbe un tempo auspicabile (ma solitamente è insufficiente) tra quando l’architetto e il committente visitano lo show room e quando il committente, tornato a casa e confrontatosi con familiari, amici, cugini, parenti vari, comunica di aver deciso tra quei due-trecento modelli visionati. Il tempo che intercorre è infatti direttamente proporzionale al numero di consiglieri così nel caso di famiglie numerose o di contatti sociali particolarmente fitti, si deve attendere l’esito di una sorta di convegno per lo svolgimento del quale viene fittata una sala per sponsali.

All’8° posto: LA PARTENZA DELL’ORDINE DELLE PIASTRELLE (e l’arrivo delle stesse) – Ma ecco che, anche dopo aver scelto, proprio a causa dell’indecisione di cui sopra, sopraggiungono quei canonici problemi logistici che rallentano la partenza e l’arrivo di qualsiasi ordine: c’è il formato ma non c’è il colore. O viceversa. Il modello è fuori produzione. L’azienda ha chiuso. Sono tutti in ferie ecc.. Imprevisti che consentono al committente di sottoporre, nel dubbio, nuovamente la sua scelta al parere dei suoi consulenti che gli faranno cambiare ancora idea e quindi si ritorna alla posizione di cui sopra. Questo loop può durare anche il tempo della gestazione di un elefante o della stagionatura del parmigiano reggiano (entrambi 22 mesi).

Al 7° posto: L’ARRIVO DEL PIASTRELLISTA – In Italia ci sono 4 miliardi di avvocati, 1 miliardo e mezzo di architetti, 800 milioni tra scrittori, allenatori di calcio, rinviati a giudizio, esperti di medicina, cinema, clima, ingegneria e anche un numero imprecisato di muratori. Ma a volte sembra più facile trovare Matteo Messina Denaro, che un piastrellista. Ma anche dopo essere stato scovato, i suoi impegni pregressi costringono l’architetto a rimandare la posa per settimane. Con la proverbiale promessa del “Vengo lunedi”, passano le stagioni.     

Al 6° posto: IL PREVENTIVO DELL’ARTIGIANO – Similmente al piastrellista, per una vecchia, ma sempre valida, usanza, più l’artigiano è bravo più sarà riottoso a fornire un preventivo del lavoro che l’architetto intende assegnargli. Non per ostilità, ma per noia. Alcuni ritengono persino volgare quantificare anticipatamente il proprio incarico, perchè non si può ingabbiare in un freddo dato numerico una sua opera. Neanche fosse Auguste Rodin. Ma è proprio la sua abilità a garantirgli quella sorta di immunità che induce l’architetto ad aspettare e non rivolgersi ad altri. Di questi tempi, ad un artigiano bravo si perdona tutto.

Al 5° posto: LA RIUNIONE DELLA COMMISSIONE EDILIZIA – L’architetto ha ben chiaro un concetto: consegnando un progetto al suo Comune di appartenenza, lo abbandona al suo destino come il celebre messaggio nella bottiglia che il filosofo Teofrasto nel III secolo a.C. affidò alle acque del mar Egeo per dimostrare il collegamento tra il Mediterraneo e l’Atlantico. Il primo maroso che il progetto deve affrontare sarà il passaggio in commissione edilizia, transito che avverrà dopo un’attesa dai tempi ignoti. Le commissioni edilizie infatti hanno questa particolarità: possono riunirsi con frequenza altissima se devono approvare progetti di opere pubbliche elaborati dal cognato dell’assessore, verande abusive del vostro vicino di casa, scavi con martelli elettrici sotto la vostra finestra ma il momento di esaminare il vostro progetto, non arriva mai.

Al 4° posto: IL PARERE DELLA SOPRINTENDENZA – Per la soprintendenza quindici giorni equivalgono ad un tempo assolutamente effimero, inconsistente. Pretendere di ottenere una risposta dopo solo due settimane equivale a scolare i paccheri di Gragnano un minuto dopo averli calati e pensare di trovarli cotti. Lo sanno tutti che prima dei canonici 45 giorni la soprintendenza non si esprime neanche su uno “sfiato” di gabinetto. E anche in quel caso, potrebbe essere necessaria un’integrazione per esaminare con maggiore attenzione «la complessità del caso».

Al 3° posto: LA FIRMA SUL PERMESSO DI COSTRUIRE – Ma anche quando è tutto a posto, i pareri raccolti sono positivi e il permesso di costruire è pronto ma manca solo la firma del responsabile dell’ufficio, quindici giorni sono un tempo assolutamente insufficiente per garantire all’architetto di poterne venire in possesso. Il passaggio della pratica da una tavolo all’altro anche per la sola apposizione di una firma, infatti, può contemplare il trascorrere di mesi, in perfetta aderenza col noto “Teorema della scrivania” (per l’enunciato leggi qui). Pratiche “alla firma” possono restare parcheggiate su scrivanie per tempi indeterminati, vittime di ultime verifiche, correzioni last minute, ferie, considerazioni finali e rotazioni di personale. In attesa di un miracolo pari alla lacrimazione di una Madonna scelta a caso tra quelle ancora disponibili.

Al 2° posto: IL NUOVO PIANO REGOLATORE – Qui siamo a livelli di attesa drammatici. Nonostante le promesse dei politici, le rassicurazioni degli urbanisti e le pacche sulle spalle dei legali, aspettando che una zona venga dotata di un nuovo strumento urbanistico, magari meno restrittivo o che venga elaborato un piano di recupero o attuativo per consentire interventi diretti, possono trascorrere anche dei lustri, governi, primavere, epidemie e generazioni di tecnici che infatti si trasmettono le intenzioni, di padre in figlio.

Al 1° posto: IL PAGAMENTO – Comunicate al premier, che nell’attesa che un cliente paghi l’architetto, si può sconfiggere il Coronavirus, l’Ebola, arrivare su Marte, tornare a casa, piantare una sequoia, vederla sorpassare il tetto di casa e conoscere la verità sulla strage di Ustica.

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L’Architemario il libro è esaurito. Ora si cerca un nuovo editore per il secondo volume. Chi ci sta, batta un colpo a chrichristian@virgilio.it

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2 Comments COSA SONO 15 GIORNI PER UN ARCHITETTO? (La classifica delle 10 peggiori attese dell’architetto)

  1. Tommaso 14 Marzo 2020 at 10:09

    “È (sei) fichissimo” (cit. dibattistiana)

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  2. Giuseppe Saponara 15 Marzo 2020 at 13:01

    …. Sto ancora ridendo !

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