LA CLASSIFICA DELLE 10 COSE CHE GLI ARCHITETTI COSTRUISCONO IN CASA

Da quando hanno chiuso i cantieri, gli architetti non hanno più l’urgente necessità di uscire per andare a controllare l’evolversi dei lavori.

Devono restare in casa. E per gli architetti, notoriamente vivaci ed iperattivi, non è per niente facile.

Tuttavia gli architetti non possono vivere senza partecipare, il più attivamente possibile, alla costruzione di qualcosa. Starebbero già sopraelevando il lastrico del fabbricato o realizzando un soppalco in soggiorno se avessero gli strumenti e le autorizzazioni necessarie.

Così, dovendosi arrangiare con quello che hanno in casa, sono costretti a costruire su piccola scala. Parliamo di cose fisiche perché per le cose eteree, tipo la costruzione di un amore (cit. Fossati), di un sito internet o di una città in Minecraft c’è e ci sarà sempre tempo dopo.

Quindi, dopo aver costruito, nelle prime 3 ore di quarantena, la loro postazione di lavoro smart, si dedicheranno ad altro.

Ecco la classifica delle 10 cose che gli architetti costruiscono in casa in ordine crescente di disagio psichico.

La famigerata scarpiera “Bissa”

Al 10° posto: IL MOBILE IKEA – Tutti hanno in casa una cassettiera Kullen o una Bissa, la temutissima scarpiera a tre reparti che ha un rapporto tra tempo di montaggio e tempo di resistenza pari a 1:1, nello sgabuzzino. Mobilia comprata con la promessa che sarebbe stata costruita il prima possibile ma poi rimasta là, immobile nel suo imballaggio. Mancando quella gli architetti, ne prendono uno a caso dal soggiorno e provano a scomporlo per poi poterlo ricostruire daccapo. Impresa impossibile: lo sanno tutti che il montaggio di un mobile Ikea, in ogni suo singolo passaggio, è un fenomeno fisico irreversibile. Come la combustione, però ad entropia decrescente. Disagio: Sindrome reattiva da adattamento (lieve)

Cuccia del cane con patio esterno

Al 9° posto: LA CUCCIA DEL CANE – La condizione necessaria per poter costruire la cuccia del cane, è avere un cane. Se si costruisce la cuccia del cane senza avere il cane vuol dire che il quadro clinico è già compromesso e bisogna saltare direttamente al podio di questa classifica. In alternativa si può sempre costruire la casa del gatto. Facendo finta di non sapere che il gatto è notoriamente un esemplare ostile all’alloggio fisso, come Liz Taylor. La cuccia del cane fa parte della base delle nozioni di “costruzioni” come la risoluzione di una trave “appoggiata-appoggiata”. Se si possiedono due cani, allora si può costruire un bilocale. Tutte le indicazioni per la costruzione della cuccia del cane a questo link: LITTLE ARCHITECTURE FOR DUMMIES: LA CUCCIA DEL CANE. Disagio: Sindrome post traumatica da stress

Habitat tartaruga con scivolo

All’8 posto: L’HABITAT DELLA TARTARUGA – Si tratta di un’opera riservata agli architetti paesaggisti e/o sprovvisti di cane. E’ infatti questo, il momento giusto per ridisegnare l’habitat della tartaruga che l’architetto ha distrattamente posizionato sul terrazzo in un recinto mal arredato, con vegetazione inadatta e un riparo dallo stile incerto. L’architetto ridisegna lo spazio, costruendo per la fortunata tartaruga un giardino all’inglese con essenze aromatiche, viali in ghiaia e scivolo adeguato alle norme con pendenza entro l’8%. In alternativa, gli architetti con un buon rapporto con l’acqua, possono dedicare le stesse attenzioni all’acquario del pesce rosso. Disagio: Disturbo istrionico (nei confronti della tartaruga o del pesce rosso).

Puzzle da 100000 pezzi

Al 7° posto: IL PUZZLE – E’ un grande sogno represso: costruire quel fantastico puzzle da 100000 pezzi che parenti tanto intraprendenti quanto ottimisti hanno regalato all’architetto quando ancora stava in prima liceo, intuendo le sue qualità compositive e logiche. Il puzzle è stato quindi confinato in cima ad un armadio ed ora viene recuperato sotto uno strato di polvere pari allo spessore di una Gazzetta dello Sport. In genere il puzzle rappresenta un panorama bucolico, tipo le cascate del Niagara o il Gran canyon. Ovviamente si tratta di un’impresa senza possibilità di successo. Il vero sogno dell’architetto sarebbe invece costruire il puzzle di casa Savoye, ma non esiste. Esistono invece i puzzle 3d ma in genere sono troppo agevoli. Disagio: Disturbo ossessivo compulsivo (moderato)

Abatjour con tazzine

Al 6° posto: GLI OGGETTI DI DESIGN – Si tratta di operazioni che fanno gli architetti con inclinazione naturale verso il disegno industriale e un sufficiente spirito ambientalista che li porta a riciclare tutti i materiali che si trovano in casa. Nascono così orrendi paralumi, abatjour di un kitsch impressionante, vasi in das e aborti di sgabelli in cartone pressato che collassano ancora prima di tenersi in verticale. Ma ci sono anche creazioni geniali, tipo oggetti per il piacere personale che in realtà in origine volevano essere dei portafiori. Disagio: Disturbo narcisistico (con tracce di Eretismo)

Casa delle bambole
modello super lux

Al 5° posto: LA CASA DELLE BAMBOLE – E’ la soluzione più gettonata per chi ha figli femmine, ma anche per architetti donne trentacinquenni non madri che la vanno a recuperare in cantina e la rimontano alla luce delle conoscenze acquisite in questi ultimi trent’anni. Si erigono così case delle bambole con audaci tagli di luce zenitali, finestre a nastro e brise-soleil. I/le più temerari/e ricostruiscono la casa delle bambole in stile decostruttivista, sfalsando i livelli e mettendo Barbie a dormire seduta nel sottoscala. L’alternativa riguarda i maschi che vanno a recuperare le piste delle macchinine o i modellini dei treni con binari elettrificati. Si tratta di architetti con la vocazione per le infrastrutture che sognavano di fare il ministro dei trasporti, prima che lo diventasse Toninelli. Disagio: Neotenia (anche detta sindrome di Peter Pan) 

Presepe classico in sughero e cartone di medie dimensioni

Al 4° posto: IL PRESEPE – Grande classico per l’architetto durante il periodo natalizio che può sfogarsi realizzandolo nel suo stile preferito. La costruzione del presepe, generalmente, porta via dai 2 giorni (architetti lascivi e frettolosi) a 1 mese (megalomani e maniaci della precisione). In questo caso si possono fare le cose per bene, avendo a disposizione circa 30 settimane. Adatto per architetti particolarmente pessimisti che pensano di dover rimanere in casa ancora per molto tempo. Sull’argomento c’è già un’ampia letteratura. Si legga:  IL PRESEPE DELL’ARCHITETTO. Disagio: Depressione con spaesamento.

Aquilone con pesce tropicale

Al 3° posto: AQUILONI – Quando l’architetto inizia a costruire aquiloni, allora vuol dire che il disagio psichico è già ad un punto di non ritorno. E non vale la scusa che lo si fa per far giocare i bambini, perché a volte i bambini manco ci sono (o giocano con lo smartphone) e dietro l’aquilone si nasconde un messaggio di allarmante malessere. Ovviamente l’aquilone viene fatto volare dal balcone di casa o in mancanza di questo, dalla veranda o dalle finestre. Alcuni lo completano con frasi simboliche tipo: “Andrà tutto bene”, “Liberatemi” o “L’architetto inizia dove finisce l’ingegnere” (cit. Gropius). L’architetto costruirebbe anche aerei di carta, ma evita perché dopo il lancio non potrebbe andare a recuperarli. Disagio: mania eccitativa grave.

Pile di biscotti ad altezza crescente

Al 2° posto: COMPOSIZIONI GEOMETRICHE CON I BISCOTTI – Come in una celebre pubblicità, ci sono architetti che alla seconda settimana di quarantena, a colazione cominciano a disporre i biscotti secondo un ordine ben preciso. Scacchiera, pile, a lista e a “cardamone” come un pavimento o persino in equilibrio tra la tazza e la zuccheriera come tante piccole passerelle. Questo sotto l’occhio sconsolato dei parenti che dopo aver provato a scoraggiare l’architetto, causando delle mini scosse telluriche al tavolo della cucina, non possono fare altro che tenere fornito il cantiere domestico con nuovi pacchi di Oro Saiwa che sono senza dubbio i biscotti con le caratteristiche più simili al laterizio. Disagio: Schizofrenia acuta

Castello di carte in stile “francesi”

Al 1° posto: I CASTELLI DI CARTE – E’ tutto compromesso quando l’architetto trascorre ore nel tentativo di costruire castelli con le carte. Sono sforzi vani: costruire un castello di carte richiede doti di concentrazione e precisione che oramai nemmeno il migliore piastrellista al mondo possiede. La sfida è raggiungere gli 8 livelli, considerato dagli ingegneri, l’altezza massima, stabilita secondo lo studio della tensione di snervamento e dello stato limite di esercizio del materiale “carta da gioco”. Disagio: Bouffèe delirante irreversibile.

Ma in questo momento la costruzione di castelli di carte è soprattutto una speranza.

E’ quella metafora che, in realtà, riguarda tutti noi che continuiamo ad avere fiducia e a costruire sogni per il futuro.

L’Architemario il libro è esaurito. Ora si cerca un nuovo editore per il secondo volume. Chi ci sta, batta un colpo a chrichristian@virgilio.it

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1 Comment LA CLASSIFICA DELLE 10 COSE CHE GLI ARCHITETTI COSTRUISCONO IN CASA

  1. Piergiorgio vìo 26 Marzo 2020 at 20:18

    Complimenti!
    Bravo, sagace, ironico e divertente.

    Reply

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