IL TEMPORANEO

La mia amica Nunzia ha un fidanzato temporaneo.

Ma detto così suona male, così lei sostiene di avere un “TBF”.

Si tratta di una sigla in codice: lui non deve sapere di essere considerato tale.

“Ma cosa vuol dire TBF?” le ho chiesto.

“Temporary Boy Friend” mi ha spiegato. Nunzia ama le lingue straniere.

Ovviamente Nunzia e TBF vivono in case separate.

“Per motivi di lavoro” sostiene lei, ma io non le credo. Si vedono il sabato e la domenica, trascorrono weekend che lei descrive come meravigliosi in luoghi appartati e bucolici dove si producono in incessanti attività sportive, culturali, ricreative ed immagino anche sessuali.

Per poi, il lunedì tornare ognuno nel proprio domicilio.

Va avanti così da circa quattro anni.

“Comoda la vita così!” le ho detto un giorno mentre giravamo l’ennesima concessionaria alla ricerca di un auto per sostituire la sua vecchia Panda. Un lascito del padre, perennemente dal meccanico.

“Scherzi? E’ molto impegnativa invece”.

“Falso! Eviti di scegliere per paura di sbagliare!”.

“Evito perché non ho deciso” mi ha risposto mentre eravamo fermi a guardare gli interni di un mini-van giapponese.

“Non ti piace abbastanza?” le ho chiesto.

“Non mi convince. Mi sembra manchi di personalità”.

Nunzia mi ha spiegato che durante questa relazione temporanea, continua a fare casting per la scelta di un fidanzato definitivo. Essendo una donna piuttosto piacevole riceve continue attenzioni e richieste di uscite. Lei effettua una prima selezione “a monte” tramite la quale scarta i pretendenti improponibili. A seconda delle circostanze e dall’umore, Nunzia concede talvolta una chance.

Il secondo livello di scrematura, mi ha spiegato, avviene tramite un rapido appuntamento per un aperitivo. In queste occasioni, Nunzia si presenta in ritardo annunciando di dover andare via prima, provando quindi le doti di pazienza e tolleranza dello spasimante. Nei pochi minuti a disposizione l’uomo deve anche dare prova di maneggiare argomenti sufficientemente interessanti. E di parlare, decentemente, una lingua estera.

Quei pochi che raggiungono il terzo livello possono accedere ad un’uscita serale, ovviamente infrasettimanale poiché gli altri giorni sono già occupati da TBF.

Oltre il terzo livello non ho idea di cosa accada, anche perché nessuno è riuscito ad arrivarci.

Di questi casting, Nunzia mi tiene aggiornato.

Mi convoca almeno una volta al mese. Visitiamo appartamenti in vendita. Nunzia vive ancora in affitto, ha traslocato più volte, ma è sempre in procinto di acquistare finalmente una casa di proprietà.

Durante questi sopralluoghi mi relaziona sull’evolversi del suo screening.

Si tratta di valutazioni che possono durare anche molti mesi. Nunzia non ne esamina uno per volta, capita che la ricerca investa due o tre candidature contemporaneamente.

Mi sottopone i particolari per ottenere il mio parere. Sa di poter contare sulla mia imparzialità. Mi offro di aiutarla, non mi pesa. A volte, mi rendo conto, dev’essere faticoso esaminare più ipotesi senza confonderle.

Ovviamente di tutti questi appuntamenti, scelte e considerazioni, TBF non ne sa niente.

Una volta le ho chiesto: “Ma TBF sa di essere un temporaneo?”.

Nunzia ci ha pensato su un attimo, quindi con un’alzata di spalle ha risposto “boh, non so”.

Poi mi ha fissato come per dirmi “che importanza ha?”.

Lo scorso weekend Nunzia è stata al mare con TBF. E’ partita giovedì sera, quindi sono stati tre giorni interi. Non capita mai. Infatti sono stati troppi.

Al ritorno mi ha confessato di aver scoperto che, secondo le sue stime, il massimo della resistenza con TBF è di sessanta ore consecutive. Superate le quali inizia a dare segni di insofferenza.

Ritiene che sia questo uno dei segreti della transitorietà.

La maggior parte delle persone ambisce a situazioni di stabilità. Effettua la ricerca sentendosi a disagio e si tranquillizza solo nel momento in cui ogni cosa gli appare chiara. Tuttavia, è evidente, non esiste nessun momento della nostra vita in cui ogni rapporto, circostanza, situazione sia assolutamente cristallina. Margini di opacità, dubbi, inevitabili attese di chiarimenti si trascinano, accavallandosi, senza lasciarci mai certi di aver sistemato tutto.

E’ in questo stato di perenne ondeggiamento che viviamo.

Ho provato a dire a Nunzia che deve prendere una decisione.

Eravamo sulla terrazza vista mare dell’ennesimo appartamento in vendita, esaminavamo il panorama.

Il mare scosso dall’insistenza della brezza era un’enorme tovaglia crespa. Piccole nuvole tondeggianti percorrevano il cielo e sparivano senza lasciare traccia. Un mercantile fermo sullo sfondo pareva dipinto.

Quel tempo scorreva fragile dinanzi alla minaccia della sera.

“Non puoi continuare a vivere così. Hai bisogno di qualcosa di stabile” le ho detto improvvisamente tutto d’un fiato.

Alla parola “stabile” Nunzia si è incupita e mi ha dato le spalle per fissare il sole che andava a nascondersi dietro l’orizzonte.

In quel momento è sopraggiunto l’uomo dell’agenzia immobiliare.

“Allora? Ha deciso? La prende?” le ha chiesto.

“Forse” gli ha risposto secca, senza voltarsi.

“Mi dia giusto altri due minuti per pensarci”.

Nunzia ha atteso che il sole scomparisse interamente, quindi mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Niente è più stabile di ciò che è provvisorio”.

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