IL DOLORE CRONICO

Nonostante non mi sia consueto parlare di problemi fisici, volevo raccontarvi di un mio dolore personale.

Mi perseguita da così tanto tempo che oramai posso considerarlo un “dolore cronico”.

Ho accettato che lo diventasse. Mi ci sono abituato.

In fondo, meglio un unico moderato dolore cronico che numerosi violenti dolori occasionali.

Di questo dolore non ho mai parlato con nessuno.

Questa è la prima volta.

Anche perché non è semplice da spiegare. Ci provo: saltuariamente avverto una fitta che parte da un punto imprecisato della schiena per poi confluire verso l’alto nella parte destra, precisamente in corrispondenza della scapola fino ad irradiarsi lungo il braccio.

Si fosse trattato del braccio sinistro avrei pensato ad un principio di infarto, invece, per fortuna, trattandosi dell’altro, sono portato ad escludere che la causa sia il cuore.

O no?.

In questi casi la maggior parte delle persone si recano da un medico, oppure consultano internet.

Non vado mai dal medico: odio sostare nelle sala d’attesa.

E non cerco nemmeno su internet: sono certo che mi diagnosticherei la morte.

In alcuni casi, se non adotto contromisure, questo dolore può rendermi impossibile qualsiasi altra operazione. Così sono costretto a sospendere immediatamente l’attività in corso: mi siedo poggiando le braccia lungo il corpo, aspettando che il dolore passi.

Come e quando mi sia comparso per la prima volta non saprei dirlo.

I disturbi cronici hanno infatti la caratteristica di comparire in un momento della vita in cui si è intenti a pensare ad altro. Di solito arrivano quando si è felici.

Oppure mentre si è distratti da altri dolori, più urgenti.

In assenza di causa certa ho formulato una serie di ipotesi.

Le prime molto semplici.

Ad esempio il dolore potrebbe essere comparso quando ho cambiato materasso.

Ovvero mentre dormivo.

Si sa, la maggior parte delle nostre sofferenze derivano da precedenti comportamenti inconsapevoli.

Appena sveglio avvertivo chiaramente il fastidio.

Inoltre, qualche tempo fa, tutti i giorni lavorativi, al mattino sono stato costretto a guidare per circa un’ora. Mi ricordo che in quel periodo il dolore era piuttosto intenso. Alla sofferenza innescata dal materasso si aggiungeva quella della postura che assumevo alla guida.

Così, quando non ne potevo più, accostavo e spegnevo l’auto, dopodiché, immobile, così stavo, finché non passava.

Alcuni automobilisti si fermavano a chiedere se avevo bisogno d’aiuto, ma io rispondevo «no, niente, grazie». Perché davvero nessuno poteva aiutarmi.

Il dolore può sopraggiungere pure quando sono impegnato al lavoro, dopo alcune ore.

Allora devo fermarmi, fare delle pause, oppure rimandare tutto al giorno seguente.

Il “dolore cronico” può offrire inattesi alibi.

E’ incompatibile con lavori molto prolungati, specie se svolti controvoglia.

A causa del dolore ho dovuto limitare di molto la pratica dello sport.

A chi ne soffre, alcuni sforzi sono sconsigliati.

L’ultima volta ho interrotto una gara nella quale ero in vantaggio. Compagni ed avversari non hanno capito come mai abbandonassi il campo. Sono rimasti, perplessi, a fissarmi.

Questo guaio di dover improvvisamente sospendere le cose, senza poter dare spiegazioni, mi inquieta.

Eppure, suppongo, tutti siamo perseguitati da un dolore cronico.

Perchè non ce lo comunichiamo?.

Se mentre faccio del sesso, mi capita una fitta, sono obbligato a cambiare posizione. O, peggio ancora, a interrompere tutto.

Secondo me il dolore deriva dall’infiammazione di una fibra nervosa che, come tutta una serie di sue simili, partendo dal midollo della colonna vertebrale si dirama verso tutto il resto del corpo.

Qualcuno mi ha consigliato di ricorrere all’assunzione di farmaci anti infiammatori o qualche altro tipo.

Ma, talvolta, il solo ricordo del dolore lo provoca nuovamente.

Questo lo classifica anche nella categoria degli “psicosomatici”.

Ecco un altro motivo che mi rende scettico sul reale effetto benefico dei farmaci.

E’ noto che i farmaci non curano nulla se il paziente è il primo a non crederci.

Il dolore potrebbe però alleviarsi se mi affidassi al massaggio di un fisioterapista.

Tuttavia, non tollero affatto l’idea che uno sconosciuto mi manometta.

Ma non è raro che sia io stesso a provarci. Ora se c’è un punto del proprio corpo dove è  tecnicamente impossibile effettuare un auto massaggio, è proprio quello!.

Se il mio disturbo riguardasse un’altra parte, sarebbe stato più semplice praticarmi delle cure. Ma è probabile che sia stata proprio la posizione a trasformarlo in un dolore cronico.

I mali specie quelli cronici, ho compreso dunque,  provengono sempre da luoghi inarrivabili.

Il dolore cronico è tenace. Fa la tana in un compartimento stagno della nostra vita e là sta. Siamo noi, gelosamente, a custodirlo. Chissà se riuscirebbe a resistere esposto alle intemperie della libertà.

Nel frattempo ci ho fatto amicizia. Non mi sono arreso, ho ancora speranze. Quando arriva, non mi resta che aspettare.

Che sia la pazienza l’unico rimedio per il dolore cronico?.

Ah, dimenticavo: a volte si presenta anche durante la scrittura.

Anche in quei casi sono costretto ad interrompere immediatamen

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(nell’immagine: Roy Lichtenstein “Hopeless” – 1963)

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Amanti

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