AMANTI


Dura la vita degli amanti.

Cosparsa di lunghe, interminabili, attese.

Come quella di Aida e Paolo, che è già un mese che non si vedono, ma non ne fanno un dramma.

Non è inconsueto, un segreto degli amanti è la tenacia.

L’ultima volta, dopo aver pianificato a lungo, annullarono tutto a causa di un malaugurato incidente capitato alla moglie di lui.

Ma quel Giovedì ogni cosa era stata organizzata perfettamente e niente poteva andar storto.

Secondo i piani si sarebbero dovuti incontrare in una gelateria del centro, alle sedici in punto.

Per congedarsi un’ora e quaranta minuti dopo.

Deve essere la precisione un altro segreto degli amanti.

Quel mattino Paolo si era svegliato presto, emozionato e ottimista. La moglie lo aveva sorpreso con il naso schiacciato sul vetro della finestra, incantato a guardare l’alba.

Successivamente era stato in ufficio dove aveva trascorso la mattinata distraendosi di continuo e guardando infinite volte l’orologio alla parete.

Lei aveva passato una terribile notte insonne. In preda ad incubi catastrofici nei quali perdeva il bus o veniva trovata sul treno sprovvista di biglietto e costretta a scendere.

Svegliatasi di soprassalto, si tormentava al pensiero di essere scoperta in una città straniera, senza nessun motivo valido.

Così si era fatto giorno.

Era rimasta in casa mettendo in ordine, stirando un numero incalcolabile di camice e anticipandosi, per metà, la preparazione della cena, fino ad essere pronta sul binario del suo interregionale con dieci minuti di anticipo.

Aida, che non guidava, era costretta ad un viaggio tortuoso, ripartito tra treni e bus.

Paolo, qualche minuto dopo le quattordici, era uscito dall’ufficio e si era avviato in garage per recuperare l’auto.

Chiuso nell’abitacolo, lanciato a centotrenta chilometri all’ora sull’autostrada, sentiva già aleggiare, più deciso di qualsiasi Arbre Magique, il profumo di lei.

La tappezzeria della sua auto ne pareva impregnata.

Dall’altra parte, ancora distante centinaia di chilometri, Aida, nonostante il chiasso degli studenti che si urlavano contro, sembrava sentire già la voce di Paolo.

Quell’inflessione così provinciale, il dialetto di quelle parole troncate che si inseriva clandestino tra espressioni raffinate e avverbi desueti.

Un tipo di linguaggio che l’aveva conquistata da subito, quando, lei sposa da pochi mesi e lui già padre, si erano conosciuti per caso fermandosi a parlare.

La curiosità è un segreto fondamentale per divenire amanti.

Come poteva il loro amore tenersi attivo, sublime, nonostante la distanza e le sconfinate assenze?.

Paolo era fatalista: “Se lanci una biglia su un piano inclinato” sosteneva “questa continuerà ad andare fino alla fine del percorso”.

Aida sperava. Molte cose. Ad esempio che il marito si innamorasse di una delle sue collaboratrici e la mollasse. O che fosse lei a scoprirlo fedifrago.

Il fatalismo e la speranza sono segreti vitali per gli amanti.

Ma il marito di Aida era un uomo tanto morigerato quanto fedele.

Mentre i due si avvicinavano, la loro emozione saliva.

Paolo si rivedeva quindicenne aspettare all’angolo della strada la sua prima ragazza. Il cuore gli sbatteva mentre ripassava a memoria cosa dirle immaginando repliche ad infinite varianti di conversazione. E intanto gli sudavano le mani e le gambe gli tremavano come colte da improvviso panico al pensiero di fissarle gli occhi.

Aida si reggeva forte ai braccioli del sedile ferroviario.

Fantasticava di aggrapparsi alle mani di lui e di tenerle strette, come stringerebbe una fune sospesa nel vuoto.

L’auto di Paolo avanzava mentre lui sentiva sempre più chiaro il profumo della pelle di lei quando, alla fine dell’amore, umida di sudore e tormento, gli si stringeva contro premendole il petto sulla schiena.

Contemporaneamente lei, chiudendo gli occhi, riascoltava le parole di Paolo quando, incastrati l’uno nell’altra, le chiedeva di muoversi insieme.

E così in quell’istante preciso, i pianeti, le costellazioni, le rotte degli aerei, le stagioni e il giorno e la notte si sincronizzavano con loro, in un unico tempo.

Così potevano restare immobili, senza dirsi nulla. Perché nulla andava aggiunto.

Al massimo riservarsi un minuto per supporre la data dell’appuntamento successivo.

Quel Giovedì tutto sembrava andare secondo le previsioni, ma la strada degli amori adulteri, ne erano consapevoli, è costellata di inaspettati ostacoli.

Aida se ne ricordò quando il capostazione annunciò un grave ritardo.

Dalla parte opposta, coltivava lo stesso timore Paolo bloccatosi in tangenziale a causa di un enorme incidente nei pressi del casello.

E così, fissi, uno incolonnato in una sequenza di anonime lamiere, e l’altra sulla banchina di una stazione di provincia, consumavano quel pomeriggio incrociando i pensieri e traducendoli in messaggi selvaggi e disperati.

Inquietudini che riversarono anche in una telefonata (breve, per non tenere troppo occupato il telefono) dove i sospiri superarono di numero le parole e la rabbia si nascose dietro l’apprensione.

Senza isterie: la calma è un grande segreto degli amanti.

Finché parve che il traffico si mosse e quel treno comparve sull’orizzonte delle rotaie.

Tuttavia gran parte del tempo sperato si era già dissolto e quel poco che ne restava si faceva esile quasi assente.

Perché quella fila si muoveva ancora troppo lenta e quel treno, partito in ritardo, ne accumulava ancora lungo il percorso.

Intanto Paolo guardava la corsia opposta dove poche auto sfrecciavano libere.

Ogni volta, durante il viaggio, capitava un momento in cui si poteva rinunciare, invertire la marcia e tornare all’abitudine.

Porsi quella sacrosanta domanda: “Ne vale la pena?”.

Ma mai Paolo cedeva.

Come Aida che, scesa da quel maledetto treno, aveva ancora da prendere un bus, il seguente, che quello previsto era già bello che andato. Ma avrebbe potuto salire su un mezzo qualsiasi che ora partiva in direzione contraria e tornarsene a casa per terminare la cena.

Ma un segreto degli amanti è l’ostinazione.

Paolo girò a lungo in cerca di un parcheggio, finché, snervato, lasciò l’auto distante e prese a correre verso l’incontro. Sempre più rapido, fino a raggiungere la meta sfinito.

E il cuore, che già prima gli batteva a mille, pareva esplodergli mentre superava incroci e passaggi pedonali senza badare al colore del semaforo.

Aida pure, scese dal bus e incurante dei tacchi e della borsa ripiena di bagattelle e precauzioni, iniziò a camminare svelta, sorpassando tutti gli altri passanti. Fiduciosa che non sarebbe caduta di certo, non prima di avere davanti le braccia di Paolo pronte a raccoglierla.

Ma ora che Paolo e Aida stavano finalmente per unirsi, il tempo scadde.

Sull’uscio della gelateria rimaneva solo quel minuto per organizzare il prossimo incontro.

Nemmeno conveniva abbracciarsi, Aida avrebbe dovuto lasciargli le mani e Paolo ne avrebbe perso di vista gli occhi.

Pure le parole erano di troppo.

Solo lei, vedendolo stravolto, riuscì a chiederle: «Cos’hai?».

«Niente» rispose lui.

Che sia il silenzio il vero segreto degli amanti?.

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(Nell’immagine: “Amanti” P. Picasso, 1919 – particolare)

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