SFIDE: L’ARCHITETTO CONTRO LA SIMMETRIA

Esistono battaglie che l’architetto conduce silenziosamente e quotidianamente, lontano dai riflettori della popolarità e osteggiato dalla maggior parte del pubblico.

Una di queste è quella contro la simmetria.

La simmetria è un argomento che in architettura non passa mai di moda. Se ne parla dai tempi di Vitruvio. Tuttavia, per secoli, la simmetria assiale è stata ritenuta (e lo è ancora) la soluzione più armonica e tranquillizzante. L’intero mondo classico è stato costruito seguendo questo schema. La villa “La rotonda” del Palladio, è probabilmente il manifesto meglio riuscito dell’architettura simmetrica.

Il libri di storia non lo riportano, ma, in questa specie di medioevo architettonico, protoarchitetti eretici che si arrischiavano a proporre prospetti o piante di edifici sacri asimmetriche, venivano immediatamente catturati e messi al rogo; arsi come Giovanna D’Arco.

Il primo a dubitare della simmetria fu niente meno che il barone di Montesquieu; all’inizio del XVIII secolo, nel suo “Dei piaceri della simmetria”, così si espresse: “Ovunque la simmetria sia utile all’anima, e possa giovare alle sue funzioni, essa le è gradevole; ma ovunque le sia invece inutile diventa ispida, perché elimina la varietà”.

Finché è arrivato il novecento: il Movimento moderno, diede una grossa spallata alla dittatura della simmetria, fino ad elevare il suo opposto, l’asimmetria, a vera e propria regola compositiva.

Ma a sdoganare definitivamente l’asimmetria fu Bruno Zevi che la definì una riduzione della complessità e un limite alla libera espressione del linguaggio architettonico, nonché un simbolo dell’idolatria del potere.

Dopo un breve ritorno di fiamma con il postmodernismo, la simmetria è stata di nuovo accantonata, probabilmente in maniera definitiva, dalle attuali avanguardie. Ve la immaginate una facciata simmetrica disegnata da Zaha Hadid o da Gehry?.

Questo finché si rimane nell’ambito delle stanze chiuse e impolverate del dibattito architettonico; ma cosa accade quando l’architetto si trova in cantiere e propone una soluzione asimmetrica e il committente e il capomastro lo guardano come se avesse bestemmiato la Madonna?.

A onor del vero, ci sono anche architetti che decidono, per pigrizia o per pavidità, di non intraprendere affatto la sfida, adagiandosi oziosi nelle consuete regolarità. Al massimo, si spingono verso i confini della simmetria speculare, sempre che non la trovino troppo audace.

Ma la maggior parte dei veri architetti, sia nella fase di progettazione che, soprattutto, sul cantiere, sono tormentati dall’incubo di precipitare nell’abisso della banalità, rappresentato dalla simmetria.

Violarla costituisce per l’architetto contemporaneo una sfida ricorrente, quasi una rivendicazione della sua presenza. Tuttavia spiegare il fascino dell’asimmetria è un’impresa complessa: prevede una cospicua dose di coraggio, ambizione e, talvolta, anche incoscienza.

L’architetto può provarci con frasi del tipo: “fidatevi di me, verrà benissimo” (a volte non ci crede neanche lui, ma rischia). Che, tuttavia, è una frase che l’architetto è costretto a dire molto spesso e alla quale, storicamente, non seguono mai gioiose manifestazioni di consenso.

Oppure può corrompere il capomastro, compiere questo insano gesto, e far trovare al committente le cose già fatte e finite. E a quel punto: amen.

Un’altra tecnica per vincere questa sfida è proporre affascinanti simulazioni che dovrebbero convincere tutti sulla bontà dell’asimmetria; oppure mostrando esempi famosi, e in alcuni frangenti, pure copiandoli.

In altri casi, l’architetto può buttarla sul filosofico, citando il Montesquei di cui sopra, oppure ricorrendo alle dichiarazioni di artisti di chiara fama quali Francis Bacon che dichiarava: “(…) la bellezza delle donne non dipendeva dalla perfetta simmetria del loro volto, bensì dal fatto che questo presentasse qualche imperfezione, qualche difetto di simmetria”.

Tutto ciò sempre vagliando la potenziale minaccia rappresentata dall’eventuale ritorno alle grezze tradizioni medioevali.

La sfida contro la simmetria impegna l’architetto allo stremo. Spesso accade proprio il contrario delle sue intenzioni, ovvero è a sua insaputa che vengono realizzate le cose, a grande scala o nei dettagli, rispettando il più rigido degli schemi simmetrici. Come nel 700 d.C. più o meno.

Ai voglia a spiegare che, se proprio ci si doveva arrendere alla simmetria, tanto valeva chiamare un geometra.

Infatti è così che, in molti, fanno.

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