IL POSTO IN PRIMA FILA

“Quest’anno in spiaggia mi piacerebbe avere un posto in prima fila” pensavo ad alta voce qualche giorno fa, mentre sorseggiavo un caffè.

“In prima fila?” mi chiese indiscreto Nicola, il barista.

“Non ci sono mai stato. Dinanzi a me vorrei solo il mare”.

“Dev’essere bello!” disse Nicola mentre tirava lo straccio umido sul bancone.

“E’ un mio sogno” risposi riponendo la tazzina, vuota, sul piattino.

“Ma come si fa? E’ impossibile! In prima fila è sempre tutto riservato: politici, vip, amici, amici degli amici” si lamentò Nicola che, già da molti anni, aveva rinunciato alle ferie al mare.

Un breve silenzio avvolse il bar. Si udivano solo le pale del ventilatore girare lente.

“Permettete una parola?” chiese avanzando dal fondo del locale un uomo di mezz’età tenendo il dito indice puntato verso l’alto.

“Noi già ci conosciamo, vero?”.

Guardai l’uomo con attenzione, mi pareva di averlo già visto da qualche parte ma non ricordavo dove. “Forse in foto” pensai.

“Siamo amici…” mi disse mentre continuavo a guardarlo incerto “…su internet intendo” aggiunse porgendomi la mano che gli strinsi debolmente e senza nessuna convinzione.

“Perdonatemi se mi intrometto, non ho potuto fare a meno di ascoltare. Ho sentito che vi piacerebbe…”

“Il posto in prima fila?” lo interruppi.

“Esattamente dottò”.

E qui l’uomo compii uno scatto in avanti sulla strada della confidenza, dandomi del «dottore», nella sua forma contratta e più colloquiale ovvero «dottò». Mostrando una certa dimestichezza nell’approcciare discorsi.

“Era una cosa così tanto per parlare…” risposi.

“Il vostro è un desiderio legittimo”.

“… ma ho già chiesto. Per Agosto è tutto occupato”.

“Dottò, quando si dice «è tutto occupato», non vuol dire che è veramente tutto occupato. Un poco di posto sempre si può trovare. Basta saper mettere «una buona parola»”.

Nicola il barista, venuto per sparecchiare il tavolino, era rimasto ad ascoltare.

“Io ho un amico che teneva il vostro stesso sogno. Da anni andava in spiaggia e chiedeva di mettersi in prima fila ma non c’era mai posto. Lo sistemavano sempre in fondo, dove non vuole stare nessuno”.

“Così va a finire” concordai.

“Finché l’anno scorso, chiacchierando in spiaggia, scoprì che la moglie del bagnino teneva un problema serio alla colecisti. Doveva essere operata ma il posto all’ospedale non si trovava”.

“Alla colecisti?”.

“Esattamente dottò, alla colecisti”.

“Dove si trova questa colecisti?” si intromise Nicola.

“Qua!” disse l’uomo toccandosi il ventre dalle parti del fegato.

 “Comunque si da il caso che questo mio amico sia amico fraterno del primario del reparto di chirurgia generale al primo policlinico”.

“Chirurgia generale?”.

“Esattamente dottò!”.

“Ci ha messo «una buona parola» e così in due giorni hanno trovato la stanza alla signora e il giorno dopo l’hanno pure operata. Ora sta bene!”.

“…e così il suo amico ha avuto subito il posto in prima fila…”

“No. Il bagnino è un semplice dipendente, mica decide lui i posti! Però, per riconoscenza, ha chiamato un suo amico sottotenente di vascello alla capitaneria di porto”.

“Niente di meno… di vascello… alla capitaneria di porto?”.

“Esattamente dottò”.

Nel frattempo Nicola aveva portato indietro il vassoio con le tazzine, ma era tornato immediatamente per sentire il proseguo la storia.

“Il sottotenente, però, non era tanto convinto, infatti dopo una settimana non gli aveva fatto sapere niente. Così il bagnino lo ha telefonato nuovamente. Il sottotenente allora gli ha chiesto se lui aveva ancora quell’amico alla motorizzazione che al figlio gli facevano storie per rinnovare la patene. Se ci poteva mettere «una buona parola».

«Come no?» ha risposto il bagnino «è un caro amico! Anzi ora è diventato pure dirigente!». Comunque tempo una settimana e al figlio del sottotenente la patente nuova è arrivata direttamente a casa”.

Ho visto Nicola che annuiva beffardo.

“E quindi il vostro amico ha avuto il posto in prima fila!”.

“Non proprio. A quel punto il sottotenente, per disobbligarsi, ha chiamato l’assessore, suo grande amico e gli ha chiesto il favore. Ma l’assessore gli ha risposto che non era una cosa facile, che quello in prima fila è un posto prestigioso, che ad Agosto è tutto riservato… eccetera”.

“Quindi non c’era niente da fare?” ha incalzato Nicola che, avendo le granite da preparare, andava di fretta.

“Nonsignore. L’assessore ci ha pensato su, poi si è ricordato che il sottotenente è un carissimo amico di un capitano dei carabinieri. E lui teneva proprio una piccola pendenza con i carabinieri: una denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale, na’fesseria; ma gli poteva pregiudicare l‘ascesa politica, se fosse venuta fuori. «Se ci mettete una buona parola per far ritirare quella denuncia ve ne sarei grato» lo aveva pregato l’assessore. Il sottotenente allora ha chiamato il suo amico capitano dei carabinieri, che si è messo a disposizione”.

“Cioè gli hanno abbuonato la denuncia?” ha incalzato Nicola.

“Abbuonato… Che brutto termine! Diciamo che casualmente è retrocessa sul fondo della pila delle denunce…”

.”L’hanno insabbiata!”

“Esattamente dottò”.

“Abbuonata o insabbiata, la sostanza è che l’assessore ha trovato il posto in prima fila al suo amico”. Nicola era, per indole, un tipo sbrigativo.

“Quasi” ha precisato l’uomo.

Nicola ha guardato l’orologio: era quasi mezzogiorno. Le pale del ventilatore giravano lente, il bar, tranne noi tre, era deserto. L’uomo poteva continuare tranquillamente il suo racconto.

“In realtà l’assessore non poteva fare tutto da solo, allora ha chiamato il sindaco”.

“Addirittura?” ha esclamato Nicola

“E che c’è di strano?”

“Al sindaco in persona?” ho chiesto conferma stupefatto.

“Si! Il sindaco, chi meglio di lui!”

“Assessore e sindaco sono amici, immagino”.

“Esattamente dottò. Ma in quel periodo i rapporti si erano un po’ raffreddati. Quale momento migliore per fare pace? Ma voi mi insegnate: non si fa mai niente per niente e il sindaco aspettava proprio l’occasione giusta per domandare all’assessore una cosa che non teneva il coraggio di chiedere”.

“E cioè?” Nicola era impaziente di sapere come finiva la storia.

“Forse ne siete al corrente anche voi perché la notizia uscì sul giornale: il sindaco teneva un avviso di garanzia per un reato d’abuso d’ufficio”.

“E come no? Poi mi pare che la cosa si è risolta”.

“Esattamente dottò. L’assessore era amicissimo del giudice che doveva decidere sul rinvio a giudizio del sindaco. E’ bastata una telefonata, anzi no, in questo caso la «buona parola» fu messa di persona: a telefono era imprudente. Insomma il caso è stato archiviato”.

“Lo dissero pure in televisione: non luogo a procedere” ha precisato Nicola.

“Il sindaco, felicissimo, per sdebitarsi ha subito chiamato il concessionario della spiaggia. Il concessionario mica poteva dire di «no» al sindaco? Tuttavia ha colto l’occasione per chiedergli se poteva «allargare» un altro po’ la concessione: altri 1000 metri quadrati. «Li possiamo prendere dalla spiaggia libera. Così non ci saranno più questi inconvenienti!» si è, in qualche modo, persino giustificato.

“E il sindaco cosa ha risposto?” ha chiesto Nicola.

“…che non era una cosa che si poteva fare subito… cioè, essendoci di mezzo un’autorizzazione regionale, per cambiarla occorrevano alcuni mesi… bisognava arrivare molto in alto, ma non c’erano problemi perché lui è amico e «una buona parola» ce la poteva mettere”.

“E infatti quest’anno la spiaggia libera si è ristretta di parecchio!”

“Esattamente dottò. Però adesso il mio amico occupa un posto in prima fila. Dinanzi a lui c’è soltanto il mare”.

“E bravo l’amico dell’amico!” ha detto Nicola mentre si allontanava sparendo nel retro banco dove lo attendevano le granite.

Nel bar è calato un silenzio grigio e immobile, persino le pale del ventilatore sembravano silenziate.

L’uomo ha atteso qualche secondo; quando è stato certo che Nicola non sentisse ha mormorato: “Dottò, datemi retta: quest’anno ci sta pure più spazio. Il problema si risolve: se volete un posto in prima fila, qui ci sta l’amico vostro…”.

“Lasciamo perdere. Non credo sia il caso…” ho detto cercando di uscire da quella morsa.

“Dottò fate come se quel posto fosse già vostro” ha continuato l’uomo senza badare alle mie parole. “Me la vedo io!”. E qui ha fatto scivolare sul tavolino un biglietto da visita, dove si leggeva chiaramente il suo nome ed il numero di cellulare.

“Chiamatemi la settimana prossima”.

Ho fatto sparire il biglietto ficcandomelo in tasca. L’uomo è rimasto dritto dinanzi a me cercando il mio sguardo, quindi ha sussurrato: “A proposito dottò, se non sbaglio voi siete amico dell’ingegnere dell’ufficio tecnico. Io tengo sospesa una pratica di condono edilizio…”.

“Mi state chiedendo di mettere «una buona parola?»”

“Esattamente dottò”

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