IL DESTINO SALVAVITA

Se, come diceva Totò, la morte è una «livella», che risolve e appiana ogni diversità, viceversa la strada che ti ci porta può essere parecchio ingiusta, un saliscendi di ingiustizie e disuguaglianze.

Si può morire a causa di coincidenze e sfortune, anche quella di esistere in un posto dove la sanità va a rotoli. In sostanza, il destino salvavita non è così democratico come immaginiamo.

Lo scorso 14 ottobre una ragazza di 23 anni, a Minori, mentre camminava lungo il corso principale è stata colta da arresto cardiaco. Trovarsi al centro del paese le ha consentito di beneficiare dell’intervento dei presenti. Un infermiere, un cardiologo e infine di un farmacista pronto a munirsi di provvidenziale defibrillatore. La comunità è stata più rapida e attrezzata dell’ambulanza arrivata successivamente, senza medico a bordo, come da prassi. Due ore dopo la giovane è stata eliotrasportata all’ospedale di Salerno.

Cinque giorni dopo, il 19 ottobre, un uomo punto più volte da un calabrone nel suo giardino, ha avuto la lucidità di non chiamare il 118, ma di salire in auto, cercando di raggiungere «motu proprio» il pronto soccorso a Castiglione di Ravello. Tuttavia arrivato al centro di Maiori, in prossimità della farmacia, l’uomo collassato ha ricevuto dapprima le cure della moglie e quindi proprio dei farmacisti che iniettandogli la dose di adrenalina necessaria, gli hanno salvato la vita. Per la cronaca, l’ambulanza è sopraggiunta dopo ben 40 minuti.

Sempre a maiori, lo scorso agosto, un paziente si è visto rimandare dall’ASL a otto mesi dopo una visita di controllo endocrinologica. Anche in questo caso, si tratta di prassi: questi sono i tempi di attesa per ottenere assistenza dalla sanità pubblica. Ammesso che la si possa trovare: è di qualche giorno fa la denuncia comparsa sulle pagine de “Il Mattino” della mancanza del servizio di ginecologia al presidio costiero che costringe le future mamme (e non solo) che non vogliono, o non possono, accedere ad un servizio privato, a recarsi a Vietri sul mare o a Cava dei tirreni, anche solo per una visita di routine. Disagio che si unisce a quello della cardiologia notturna, come se gli infarti sopraggiungessero solo diurni, tipo i treni dell’Alta velocità.

Sono solo alcuni dei casi, più recenti, che sono comparsi sulla cronaca locale.

Questo disastro, in qualsiasi altro posto del mondo, provocherebbe ondate di proteste. Ma non qui. Gli abitanti della costa d’Amalfi sulla sanità appaiono narcotizzati da dosi poderose di propaganda, iniettategli dal presidente di regione e dai sindaci, suoi fedeli apostoli.

Promesse reiterate e tradite, meritevoli se non di defenestrazione sul modello Praga, almeno di reminiscente consapevolezza in sede elettorale.

In particolare il governatore De Luca continua a lamentarsi della mancanza di fondi. Un piagnisteo ininterrotto che non gli ha impedito, durante tutti questi anni di presidenza, di fare della sanità uno dei maggiori terreni di conquista e clientela del suo feudo campano. Utilizzando, spesso, proprio i fidati sindaci come «front office». Ma in realtà, i soldi non sono mai stati un problema per la Regione Campania. Altrimenti non sarebbe riuscita a trovare 19 milioni di euro da dilapidare per un’inutile galleria. Quanti medici del 118, posti letto, attrezzature salvavita, ambulanze, visite ambulatoriale si potrebbero finanziare con 19 milioni di euro? ( è vero: sono capitoli differenti e il quesito è probabilmente populista, ma, finiti in questo baratro, è pur esso essenziale).

Per questo motivo, in costa d’Amalfi in caso di malasorte si continuerà, ancora per molto tempo, ad affidarsi alla fortuna. A sperare di trovare sempre un medico di passaggio o un angelo-farmacista pronto ad intervenire contro un arresto cardiaco o un calabrone.

Arrendetevi, arrendiamoci, nel tunnel ci siamo già: i cittadini di Minori e Maiori non avranno mai una sanità decente, ma vuoi mettere contro il piacere di farsi una bella passeggiata panoramica all’ombra della “Torricella”?.

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