IL CIUFFO D’ERBA (Festa della Liberazione dal)

“Che morbida romanticheria”, pensavo, “quel ciuffo d’erba che si eleva tra il basolato della piazza”.

E’ stata l’assenza dei passanti a consentirgli di fiorire, clandestino e impudico, tra le fessure, colorando di verde il grigio lastricato.

Un effetto insospettato di questa clausura. Come il fischio indisturbato delle rondini, l’azzurro del cielo senza fumi, lo sciabordio del mare.

Il più rigoglioso di questi ciuffi, prospera proprio sotto il mio balcone. L’ho spiato per giorni, valutandone la crescita. Mai si era spinto così verticale, magari nell’inconfessato quanto ambizioso tentativo di fare, un dì, dello spiazzo un prato.

“Ma, ahimè” riflettevo “quando la vita riprenderà, cadrà vittima delle suole degli umani. Ammaccheranno lui e tutti i suoi simili, fino a disperderlo”.

Oppure mi affaccerò un giorno e scoprirò che sarà stato rimosso: tranciato per amor d’ordine.

Così com’è spuntato, con la leggerezza e la quiete della natura, così quel ciuffo d’erba sparirà. Nella disattenzione rituale del mondo che inevitabilmente riparte.

Con dispiacere riflettevo sull’incontrovertibilità di questi piccoli gesti disseminati tra gli eventi del tempo.

Ma, quanto è generosa la patria! Desidera fare sempre meglio.

Segnalare l’emozione del momento, rendere partecipe di questo rito di passaggio: dal potenziale prato alla meccanica urbana.

E’ accaduto proprio questa mattina, alle 6.30.

Mentre il sole ancora indugiava dietro il promontorio del “Capo d’Orso”.

“Broooommmm…….brooommmmm…..”.

Il tagliaerba a motore, minuetto per due cavalli a miscela. Urgente, galoppante sinfonia, Beethoven della siepe, solo per pochi baciati dalla sorte a cui tocca la sveglia sonora, piuttosto che la noiosa riviviscenza ordinaria.

Ed io, in quella vibrazione, ho già scorto quel ritorno alla normalità tanto agognato.

La certezza che nulla è cambiato. Né cambierà.

L’esecuzione, della durata di circa sessanta minuti è stata accuratissima. Da applausi.

Peccato la mancanza di turisti ad apprezzarne l’interpretazione e l’acustica, impeccabile.

“Ne sarebbero rimasti certamente impressionati” ho pensato interrogandomi sul senso di questa cerimonia: la liberazione dal ciuffo d’erba.

Consumata al risveglio.

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