SE LE STELLE NON CADONO PIU’

stella-cadenteNell’estate del 1997, vent’anni fa, ho trascorso una parte della notte di San Lorenzo in spiaggia. Non era una cosa molto insolita, altre volte lo avevo fatto prima, ma quella del 1997 fu senz’altro la prima volta che la trascorrevo con una ragazza.

Un tempo il giorno del 10 Agosto rappresentava una specie di snodo fondamentale dell’estate di ogni adolescente. Una sorta di ultima opportunità per “quagliare”, dopodiché l’estate andava a terminare e bisognava solamente organizzarsi per l’arrivo dell’Autunno. Per noi ragazzi del paese di mare, la fine dell’estate rappresentava una specie di condanna a morte, un inevitabile appuntamento con la nostalgia, alla quale sopravviveva solamente chi durante l’estate aveva accumulato sufficiente energia e una scorta abbondante di sogni per resistere alle sere di Ottobre, quando alle cinque del pomeriggio è già buio.

Con questa intenzione e una serie di altre speranze, ero in spiaggia la sera del 10 Agosto del 1997. Avevamo entrambi poco più di vent’anni, lei l’avevo conosciuta poco tempo prima, ma era come se la conoscessi da sempre. Almeno mi sembrava così. A Maggio di quell’anno ero uscito devastato da un amore mai consumato, il più classico amore platonico che ogni ventenne deve poter possedere nel suo repertorio.

Poi era arrivata lei, la consideravo un formidabile antidoto ad ogni forma di tristezza, ridevamo tanto insieme, tuttavia tutto procedeva molto lentamente. Già una settimana prima avevo dunque riposto molte speranze nella notte del 10 Agosto.

Così, come è sempre stata mia consuetudine, mi ero immaginato una scena un po’ da film, con noi sdraiati sulla sabbia nel buio della marina a parlare delle cose che ci sarebbe piaciuto fare nella vita. O di musica, cinema, università. E poi, all’improvviso, sarebbe caduta una stella e allora, sempre nel film del quale io ero sceneggiatore, regista e protagonista, entrambi avremmo espresso un desiderio che riguardava l’altro.

In sintesi si sarebbe trattato di un essenziale atto unico.

Esterno notte. Io e lei sdraiati pancia all’aria, sguardo verso il cielo. Poche altre persone sdraiate come noi ma sufficientemente distanti per considerarci soli.

Cade la stella.

Hai visto ?” dico io.

Si, certo. E’ caduta proprio là in mezzo al cielo”.

Esprimi il desiderio, dai”. Incalzo io.

Segue brevissimo silenzio.

Fatto” dice lei. “E tu ?

Io già l’avevo in mente”. Rispondo.

Ma non si può dire altrimenti non si avvera” precisa lei.

Secondo me si può anche dire. Se deve avverarsi si avvera. E poi quello che non si dice è il desiderio del compleanno”.

E chi te l’ha detto ?”.

Nessuno è una cosa che penso io”.

Lei ci riflette un po’ su.

E poi se non te lo dico non si avvera”. Insisto.

Lei curiosa: “ma dai. Allora dimmelo”.

Sei sicura ?” chiedo io.

Si. Sono sicura”.

(E qui io dicevo la battuta più complicata del film, una battuta che ero sempre molto combattuto se inserire nel copione oppure no, perché non ero sicuro di riuscire a dirla, ma contavo sempre su un improvviso coraggio che, grazie all’atmosfera e alla situazione, mi sarebbe venuto).

Ho espresso il desiderio che noi ci baciavamo”. dico.

Lei rimane un attimo sorpresa. Poi si sposta verso di me, impercettibilmente ma si tratta di centimetri importanti come metri.

La stella è caduta ed ora il desiderio deve avverarsi”. Dico per incoraggiarla.

Ma non vuoi sapere il mio desiderio ?” chiede lei.

Dopo. Ora prima esaudiamo il mio” puntualizzo io che oramai sono lanciato.

Allora mi avvicino anche io, poco poco, poi di più. Finchè ci baciamo, ancora sdraiati, ma intanto siamo scivolati mettendoci di lato, poggiati su un fianco. Ed il bacio dura un minuto intero e forse c’è anche un po’ di lingua, ma non è importantissimo. L’importante è il bacio.

(poi ci sarebbe anche un ulteriore sviluppo ultra ottimistico, cioè che lei dice che anche il suo desiderio era che ci saremmo baciati. Quindi lo facciamo ancora per un altro interminabile minuto. Ma questa è sinceramente un ipotesi veramente al limite).

Questo nel film. Nella realtà io e lei, la sera del 10 Agosto del 1997 siamo rimasti là per un sacco di tempo a parlare come sempre e mentre eravamo là sono arrivate anche altre persone e alcune di queste ci conoscevano e si sono messe vicine, troppo vicine e allora il mio film era già bello che andato. E anche se fosse caduta una stella gigante ed io avessi provato a dirle che bisognava esaudire subito il mio desiderio, non avremmo mai potuto baciarci.

Ed infatti non ci baciammo.

Però ci baciammo in Autunno. Evidentemente avevamo sufficienti sogni per tirare dritto fino ad Ottobre e non soffrire di malinconia. Ci baciammo, non in spiaggia ma in auto. Molto meno romantico, lo so, ma è così.

Quel bacio me lo ricordo bene, ma anche quella sera di vent’anni fa in spiaggia, non l’ho più dimenticata.

Ho visto tanti ragazzi, ventenni o anche più giovani, andare in spiaggia questo 10 Agosto. Ma non sono sicuro che andassero a cercare le stelle.

Io mi sono fermato sul balcone di casa, cinque minuti a scrutare il cielo. C’era troppa luna e neanche una piccola stella in bilico.

Mi sa che oggi le stelle non servono più, e allora neanche cadono.

O se cadono, questo è il problema, lo fanno inutilmente.

 

(P.S.: Anzi no: il vero problema è che io non ho più vent’anni).

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