Provocazione: realtà o finzione?

Minori, fontana rossa
Ad una settimana esatta (Domenica 4 Novembre) dalla pubblicazione, in prima pagina, sul “Corriere del mezzogiorno” della notizia di un’atto vandalico in Costiera Amalfitana “Dopo Roma vandali in azione anche in costiera amalfitana – Minori l’acqua della fontana diventa rossa” ed in seguito alle perplessità suscitate dall’azione e sulla veridicità della stessa, mi sembra doveroso, essendo il diretto interessato, scrivere due righe di commento a margine.

L’annuncio del gesto, datato 20 Ottobre, fu immediatamente pubblicato su questo sito internet e su altri siti locali, accompagnato da una lunga nota di accompagnamento nella quale, con un evidente velo di ironia, venivano chiarite le motivazioni e l’intento chiaramente provocatorio. Si denunciava un vuoto sociale, si evidenziavano lacune dal punto di vista amministrativo e lo stato di abbandono culturale nel quale paesi come Minori sono precipitati da anni, nella più completa indifferenza.
Pur essendo questo uno stato di fatto evidente, la denuncia verbale, in tutte le sedi, con tutti gli interlocutori si è sempre persa nel vuoto. Mi sono chiesto: “potrebbe servire colorare la fontana del paese di rosso per scuotere l’attenzione della pubblica opinione ?”. Potrebbe ? Chissà.
Ma fino a quando la notizia è circolata soltanto su internet, vera o finta che fosse, si è limitata a far riflettere pochi navigatori e curiosi, d’altronde c’è ancora una sorta di diffidenza verso la rete. Finchè domenica scorsa “lo ha scritto il giornale”. Così la fontana rossa di Minori ha avuto finalmente l’onore della cronaca, del chiacchiericcio da lungomare nel giorno di festa, meritandosi (a quanto pare) persino un rapporto dei vigili. Il fascino della carta stampata, evidentemente, è ancora intatto.
Peccato che la notizia da prima pagina avesse smarrito i suoi connotati essenziali: la parte di denuncia, la funzione provocatoria, lo stimolo cerebrale. Degradata ad azione dei “soliti vandali” o de “i futuristi del terzo millennio”, è apparsa agli occhi dei lettori l’ennesima bravata da ragazzini annoiati. Una deformazione giornalistica piuttosto inquietante oltre che, naturalmente, arbitraria.
Samuel Fuller, il noto regista, quasi 15 anni fa, dunque con eccezionale lungimiranza,  ebbe a dire che “solo la finzione avrà la forza di cambiare il mondo”; dunque non serve più che le cose accadano realmente. L’era dei reality appartiene già al passato, impèra la fiction. Allo stimolo intellettuale si preferisce il patinamento emotivo, troppo faticoso indurre la gente a pensare, a muovere le coscienze, a passare dal chiacchiericcio gossipparo ai fatti; meglio parlare dei soliti vandali, del nuovo calendario delle veline e delle tessere del partito democratico: concentrarsi sul vuoto fa più comodo e audience. Non occorre rimodernare la nostra economia, progettare nuova l’architettura o incentivare l’imprenditoria giovanile, molto meglio inaugurare nuovi simulacri inutili, intitolare piazze e strade, disseminare a pioggia un pò di soldi pubblici.
Dinanzi ad un narcotismo delle coscienze così profondo persino i veri futuristi (quelli originali, non presunti “neo”) farebbero fatica a farsi ascoltare. Ma avrebbero certamente approvato la violenza puramente estetica della fontana rossa di Minori, fedele a quel pensiero che auspicava “immagini in libertà contro parole in libertà, originalità contro stranezza formale, ironia contro profetismo”. Ma anche, per completezza di citazione: “(super)cultura contro ignoranza”*.
*: da “Futurismo e marinettismo” (in “Lacerba” del 14/02/1915). Articolo firmato da G. Papini, A. Soffici e A. Palazzeschi
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