PARTIRE

Nunzia mi ha raccontato di Rosa, una sua amica, che a giorni, di punto in bianco, partirà.

“Non siamo proprio amiche, però” ha precisato.

Rosa qui non ci vuole più stare e ha deciso di andare via per cercare la felicità.

“Non è meraviglioso?” mi ha chiesto.

“Indubbiamente”.

“Andare alla ricerca della felicità! Questo si che è un obiettivo!”.

“Si. Ma non tutti possono mollare ogni cosa e partire. Coraggiosa, comunque, questa tua amica”.

“Bhé certo. Però non siamo proprio amiche”.

E’ un pomeriggio di inizio autunno mentre io e Nunzia parliamo della felicità e di questa sua amica, Rosa. Camminavamo, poi ci siamo fermati a guardare le nuvole. Prima del tramonto ce ne sono di bellissime che attraversano lo schermo del cielo proprio dinanzi ai nostri occhi.

Rimaniamo così a lungo, finché Nunzia, colta in viso da una ventata, riprende.

“Rosa desidera stare in un luogo dove ci sono sempre 24 gradi. Per non fare mai il cambio di stagione”.

“Tutto qua?”

“Ti pare poco?”.

“Il cambio di stagione è impegnativo” ho risposto “però quant’è bello percepire il passaggio! Il cambio dei colori, il giro di vento. A questo non ha pensato la tua amica Rosa?”.

“Non è meglio avere transizioni impercettibili e stagioni più miti? Comunque non siamo proprio amiche”.

D’altronde questa storia di partire è vecchia quanto il mondo.

E’ naturale che le persone incompiute, vogliano scappare.

“Ma Rosa non è incompiuta. Fa le cose che fanno tutti: lavora, ama il mare, va al cinema, esce con gli amici e litiga coi vicini di casa. E’ anche una bella donna, bionda, con un bel sorriso, forse solo un po’ solo insicura”.

Mi è venuto in mente il monologo di «Radiofreccia». La parte che dice: “…da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merckx”.

“Tu non hai mai desiderato di scappare?” mi ha chiesto Nunzia improvvisamente.

“In passato. A volte”.

“E perché non l’hai mai fatto?”.

“Non ero sicuro che avrei trovato più felicità di quanta ne lasciassi. La tua amica ne è certa?”

“Magari, per una volta, vuol rischiare. Ma non è esattamente una mia amica”.

A quel punto, repentinamente, le nuvole sono diventate di un grigio intenso e la luce del crepuscolo si è fatta cupa.

Ho provato a immaginare un posto dove potrei andare adesso e stare meglio di come sto.

Dove ci sono sempre 24 gradi e non esistono i vicini di casa.

Ma non mi è venuto in mente niente. Forse è un luogo che non esiste.

E comunque non avrei mai la forza di prendere un’iniziativa personale così sorprendente.

“E se partissimo tutti insieme?” ho proposto.

“Si. Tutti insieme: domani facciamo le valigie e partiamo, ognuno va dove preferisce, in un posto diverso, proviamo, stiamo sei mesi, facciamo un tentativo, se non funziona si torna tutti indietro e si fa finta di nulla”.

No. Devo smetterla di formulare sogni reversibili.

Nunzia mi ha guardato perplessa.

Coinvolgere altri in un fallimento è solo un espediente per crederlo meno doloroso.

Era calata la sera.

“Ma poi, dov’è che va la tua amica?” chiesi.

“Non lo so. Non gliel’ho chiesto. Non siamo amiche” mi ha risposto Nunzia avviandosi verso casa.

Eravamo entrambi vestiti troppo leggeri: cambiare stagione non è mai facile.

(foto tratta da pinterest.it – #treninpartenza)

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