METTI CHE…

Metti che.

Metti che all’improvviso, ma neanche tanto, ad un certo punto del XXI^ secolo dell’era moderna, si diffonda tra gli esseri umani una forma virale fino a quel momento sconosciuta.

Metti che la colpa sia dei soliti cinesi che fanno solo casino. Anche se, oramai, questo non ha più molta importanza.

Metti che questo virus, a cui nessuno dava molta importanza “…figuriamoci …tanto qui non arriva…”, raggiunga il vecchio continente.

Metti che trovi un paese, tra gli altri, completamente impreparato materialmente e psicologicamente e che una sera, mentre gli abitanti di questo posto, ancora scettici, sono impegnati a discutere di calcio, festival musicale, governo traballante, insomma le solite cose, il primo ministro compaia in diretta televisiva e disponga che nessuno può più uscire di casa per non si sa quanto tempo.

Metti che da quel momento in poi, come inevitabile, parta il delirio.

File ai supermercati, ronde, lavaggio di mani senza soluzione di continuità, runner e cani veri e finti, autocertificazioni, indennizzi, virologi e multe come se piovesse, delazioni, complottismo, ospedali e case di cura, curve di contagio, attesa del picco, ecc..

E che, a distanza di qualche settimana, inizino pure le ipotesi per la ripartenza: mascherine, congiunti, distanziamento, divieti, recovery fund, spiagge, bar, esami scolastici, movida, campionato a “porte chiuse”.

Ecco, metti tutto questo nella testa di un architetto costretto in quarantena.

Quindi mescola bene.

Otterrai un nuovo, imperdibile, esilarante, libro.

Tornano, dopo un mucchio di tempo e a grande richiesta, le avventure de “L’Architemario”.

“L’Architemario in quarantena – Prigionia oziosa di un architetto” presto disponibile.

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