LE SPIAGGE CHIUSE SIMBOLO DEL FALLIMENTO

Se ben ricordo, abbiamo speso molto tempo a chiederci se, o ad illuderci che, al termine di questo periodo di reclusione coatta, “ne saremmo usciti migliori”.

A circa un mese e mezzo dalla fine della “fase 1”, è possibile una valutazione.

La paura ci ha reso molto più fragili, diffidenti, insicuri.

Le persone sensibili hanno aumentato le loro ansie, i poveri si sono ritrovati ancora più poveri, gli sciatti sono tornati ad esserlo senza troppe variazioni.

Tutto ciò che appariva scontato ed automatico, si è complicato. Scienziati, virologi, giornalisti hanno provato a comunicare, in qualche modo, ogni minimo cambiamento, diffondendo notizie contraddittorie e aumentando la confusione.

Ma ciò che è peggio, è che questa situazione del tutto inaspettata, ha rivelato l’assoluta mediocrità della nostra classe dirigente.

Capi politici incoscienti, governatori di regione imbarazzanti, assessori inconsapevoli, fino ai sindaci, maldestri e disarmati, tutti risucchiati in un vortice di approssimazione deprimente.

Troppo impegnati ad apparire ripetutamente in televisione, fare proclami, occupare pagine di giornali, sbandierare numeri irreali e informare di ingegnose iniziative filantropiche.

Nel frattempo l’infezione viene utilizzata a pretesto per favorire i soliti, quelli che si sono mossi più rapidamente, bussando alle porte giuste e introducendosi nelle stanze che contano.

Il risultato è che il post pandemia sta producendo una serie di atti illegittimi, annunci e iniziative surreali, “toppe” peggiori della buche.

In particolare la paura ha avuto l’effetto di moltiplicare i divieti. C’è stato un momento in cui lo spettro di uno stato di polizia aleggiava per le strade. Tragedia finita in farsa, come spesso capita, con la proposta degli “Assistenti civici”, per fortuna (almeno in parte e in quella forma) accantonata: metti una divisa addosso ad un idiota e lo avrai trasformato in un idiota al quadrato.

Ma si tratta di una storia già vista: le emergenze fanno riemergere la sopita propensione al dispotismo.

C’è chi cede alla diabolica tentazione di issare muri.

Così lo spazio di movimento dei cittadini si restringe. Ciò che è un diritto viene spacciato per una concessione.

E alcuni ringraziano pure.

Questo mentre tutte le rinascite avrebbero bisogno di maggiore democrazia. Le ricostruzioni, il sollevamento morale, i rinnovamenti hanno bisogno di libertà. Non di pregiudizi  

Di educazione e rispetto, non sfrontatezza.

Di cultura, non di clientele.

Lo spettacolo delle cancellate che impediscono l’accesso alle spiagge “libere”, tra il deserto dei nostri paesi vuoti, mostra il fallimento più chiaro della nostra classe politica.

La lunga pausa aveva offerto l’opportunità di ripensare al nostro modello di gestione del territorio e di accoglienza.

Occasione sciupata: chi poteva farlo non l’ha fatto, o ha pensato ad altro.

Anche per questo ne stiamo uscendo peggiori.

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