IL DPCM DELL’ARCHITETTO (A PARTITA IVA)

Siamo al punto che, uscendo di casa, non sappiamo se prima del nostro rientro sarà emanato un nuovo DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri).

Per questo c’è una certa agitazione nell’aria: i cittadini sono disorientati.

Metterli d’accordo tutti è impossibile.

D’altronde l’efficacia di un DPCM si misura nella capacità di salvaguardare non solo le condizioni sanitarie della popolazione, ma anche quelle economiche e psicologiche. Ognuno vorrebbe un suo DPCM a misura per le sue esigenze.

Premesso, ma è noto, che l’architetto a partita iva, come molti altri pari contribuenti, possiede un’immunità speciale che non lo autorizza ad ammalarsi; mai. E che dunque il suo punto di vista vale più di ogni governatore, virologo o negazionista.

Ecco, ad esempio, come sarebbe il DPCM dell’architetto a partita iva.

Innanzitutto cantieri aperti, è chiaro.

Con opportuno distanziamento durante la pausa pranzo, quindi dotando ciascun operaio di una dose di birra da 66 cl. per scongiurare il rito del passaggio della bottiglia da bocca a bocca, causa di migliaia di contagi tra i manovali.

Aperti anche i cantieri abusivi, a pieno regime, ché in questo periodo le forze dell’ordine hanno cose più importanti a cui badare.

Scuole aperte. Apertissime, con orario continuato dalle 8 alle 18. Dopodiché i bambini vengono accompagnati in mensa per la cena e poi spediti a nanna.

Gli anziani possono uscire di casa, ma solo quelli con la pensione da benestante. Quelli con la minima no: non contribuiscono alla produttività del paese e non possono essere potenziali clienti.

Permessi speciali per gli anziani che sorvegliano i cantieri, ma solo se di provata esperienza.

Bar aperti a patto che i tradizionali dibattiti sul destino del mondo si svolgano all’esterno. Ristoranti pure, ma solo con tavoli da uno, massimo da due. Viva l’asocialità.

Chiudere immediatamente tutti i centri commerciali, con dentro quelli che ci vanno con la tuta in acetato: ne dobbiamo uscire migliori, almeno nello stile.

Teatri e musei, ovviamente aperti.

Cinema aperti, a patto che non trasmettano film di merda.

Pizzerie da asporto aperte 24 ore su 24 per sostenere le nottate da “ultimo giorno per la consegna”.

Chiese di tutte le religioni aperte, ma solo di domenica, per mandarci i bambini, altrimenti non si sa dove metterli.

Uffici comunali in smart working, tranne gli uffici tecnici che rimarranno in presenza, e dove, anzi, andranno convogliate tutte le unità lavorative reperibili, come negli ospedali, per iniziare a recuperare gli anni di ritardo accumulati.

Supermercati aperti. Con orari straordinari per il reparto alcolici.

Librerie, dove il rischio assembramento è storicamente pari a zero, aperte.

Aboliti tutti gli sport di contatto. Rimane il campionato di calcio come strumento di sedazione di massa e la formula uno per addormentarsi la domenica pomeriggio.

I runner possono correre ma solo se sono in grado di stare sotto i 5’30’’ al chilometro (6’30’’ per le donne) altrimenti è jogging e non vale.

Coprifuoco alle 18. Giusto il tempo di chiudere i cantieri e tornare a casa.

L’autocertificazione è sostituita da una segnalazione certificata di agibilità al movimento (S.C.A.M.).

Infine i “ristori”. Inarcassa sospende a tempo indeterminato i pagamenti dei contributi, nel frattempo deposita sul conto corrente di tutti gli architetti che sentitamente ringraziano e la perdonano per tutto quanto il regresso, mille euro al mese.

Nel caso si ammali, al giorno.

Finché non guarisce.

(Tanto non può ammalarsi).

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