Brevi storie degli elementi architettonici sottovalutati – (1) L’abbaino

abbainoUltimamente si parla tanto di abbaini. Innanzitutto sull’origine del termine “abbaino” esiste una diatriba che si trascina da più di cinquecento anni. C’è chi sostiene che la parola derivi dal genovese “abbaen”, cioè abatino, poiché le lastre di ardesia che coprivano gli abbaini erano dello stesso colore della tonaca dei giovani abati. Altre fonti dicono che abbaino derivi da “baie”, che in francese antico significava “vano di finestra”. Altri ancora insistono nel ritenere la parola abbaino discendere dal turco-napoletano “abbasc” per dire “a là vai abbasc si nu stai accort”. Tuttavia è improbabile che la parola abbia origine mediterranea poiché l’abbaino fu inventato e poi molto utilizzato dai costruttori di estrazione gotica e nell’architettura nordica dove il tetto è sempre stato un elemento imprescindibile dei fabbricati visto che la limitata esposizione alla luce del sole impone di aprire finestrature laddove possibile. Viceversa nell’architettura dell’Europa meridionale è molto più comune l’uso della copertura piana, talvolta con l’estradosso delle volte a vista, quello che comunemente viene chiamato lastrico o in forma contratta: “l’ast’c”.

Lo sdoganamento ufficiale dell’abbaino si ebbe in Francia, nel XVII secolo, sotto il regno di Re Luigi XIV detto “re sole”, quando gli architetti, fratelli, Mansàrt ne fecero una peculiarità dei loro progetti che prevedevano sempre un abitazione nel vano del sottotetto, che prese appunto il nome di “mansarda”. L’introduzione dell’abbaino nel panorama urbano piacque così tanto anche in Italia, che le leggi sabaude imposero agli abbaini dei palazzi del centro storico di Torino di essere tutti della stessa dimensione e posizionati alla stessa altezza. La definizione più brillante dell’abbaino è dello storico  dell’arte fiorentino Baldinucci F. che così lo definisce: “per dar lume a stanze le quali per altro modo non lo possono avere, ed anche per uscire sopra i tetti”. Notevole anche la più recente definizione del salumiere partenopeo Scognamiglio G.: “chill cos, pa finestr, n’copp o titt” (trad. “quel coso, con la finestra, sul tetto”).

Pochi sanno che “La casa dalle finestre che ridono”, il noto film di Pupi Avati, del 1976, doveva in principio chiamarsi “La casa dagli abbaini che ridono”, ma poi siccome nella casa scelta come location gli abbaini non c’erano, il titolo fu cambiato.

L’abbaino contribuisce dunque a fornire luce e areazione al sottotetto, purtroppo molti sottotetti in epoca recente sono stati realizzati di modeste altezze, poiché adibiti a destinazioni diverse da quelle residenziali; da qui la scarsa popolarità dell’abbaino. Spesso, infatti, lo spazio del sottotetto rimaneva vuoto in quanto assolveva compiti di isolamento specie dal caldo per le abitazioni sottostanti. Molto spesso il sottotetto veniva utilizzato per funzioni di sgombro o deposito materiale. In altri casi, infine, il sottotetto veniva utilizzato per la stagionatura degli insaccati che venivano appesi alla trave centrale in attesa di essere consumati, da qui l’intenso profumo di soppressata che ancora caratterizza numerosi sottotetti di campagna. In tutti questi casi, sfortunatamente, non era prevista la presenza dell’abbaino.

Con le recenti leggi sul recupero residenziale dei sottotetti, l’abbaino ha conosciuto una nuova stagione di consenso a tutte le latitudini. Anche il sottotetto ha acquistato una dignità fino a quel momento sconosciuta. Tanto che, non è raro osservare il celebre fenomeno del “sollevamento della falda”, grazie al quale, durante i lavori di ristrutturazione, l’altezza del sottotetto lievita misteriosamente allo smontaggio del ponteggio, tale incantesimo consente agli abbaini di nascere, moltiplicarsi e crescere sia in dimensioni che in salute.

La particolarità costruttiva fa dell’abbaino un elemento piuttosto complicato da realizzare, tanto che nonostante gli sforzi e la manualistica, ognuno se lo fa come meglio crede. Oltre tutto in edilizia esistono, ad esempio, i mestieri di carpentiere, pavimentista, tettaiolo, stuccatore, corniciaio ma di quello di abbainista non vi è traccia.

Una recente statistica ha calcolato che al terzo anno del corso di studi, il 35% degli studenti di architettura non sa cosa sia un abbaino, percentuale che sale al 60% alla facoltà di ingegneria e al 95% a quella di lettere e filosofia (che lo confondono con la terza persona plurale, congiuntivo presente del verbo abbaiare). Disegnare un abbaino è talmente complicato che gli architetti preferiscono fare la sezione sempre dove non c’è, o un po’ più a destra o un po’ più a sinistra. Anche nelle commissioni edilizie, agli uffici tecnici e nelle soprintendenze, gli abbaini causano furiose incomprensioni e gravi equivoci, per non parlare di quando su un cantiere vengono chiamati i carabinieri. Un mio amico è stato bocciato tre volte all’esame di progettazione del quarto anno perché non sapeva fare la sezione di un abbaino. E ancora oggi si fa fare i grafici da un geometra, che però, si sospetta, li copi dal manuale. I più preparati sugli abbaini in Italia sono gli avvocati, che li utilizzano in maniera stupefacente per le liti condominiali.

Oggi l’abbaino è tanto richiesto quanto popolare; mio cugino mi ha raccontato che un suo amico che abita a Civitavecchia al secondo piano in un condominio di sei livelli, ha avuto il permesso per costruirne uno sporgente dal bagno, tutto in legno di noce con le pareti foderate in raso. Si narra che al nonno di Heidi fu negato il permesso di costruirne uno e così, quando Peter la chiamava (con il fischio) per portare le capre al pascolo, la nipotina era costretta a sporgersi da quel piccolo oblò del sottotetto che tutti ricordiamo.

Tra gli addetti ai lavori si vocifera che il motivo di tanta popolarità dell’abbaino sia da rintracciarsi nella temibilissima “Lobby dell’abbaino” che negli ultimi tempi è diventata potentissima. Così quando su un fabbricato della vostra città, anche di pregio, vi capita di vedere un nuovo abbaino, magari molto brutto, e chiedete spiegazioni, vi diranno sempre di farvi i fatti vostri perché la colpa è di un qualche potere forte e inattaccabile. Cioè di nessuno.

Una cosa è certa: l’abbaino è nato dopo il tetto, infatti il quesito: “E’ nato prima il tetto o l’abbaino ?” non ha mai avuto molto successo, viceversa, il motto che recita “un abbaino è per sempre”, si.

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