Architects (and Architemario) meet Selinunte

Come le acque del fiume convergono al mare e quelle della doccia nella relativa piletta, così un mucchio di architetti si raduna in una piccola cittadina a sud della Sicilia, nota per la sua estesa area archeologica: Selinunte.

Si tratta di architetti dotati di grandissima forza d’animo, guidati da un critico di architettura dalla tempra solida come marmo perlato che si circonda di collaboratori e collaboratrici precise come cronografi svizzeri e implacabili come l’anticiclone delle Azzorre.

Tutti insieme, organizzatori ed architetti, danno vita a tre giorni di incontri dibattiti, riflessioni e premiazioni. Tutta l’architettura che conta, prima o poi, è passata, passa o passerà da qui. Siccome ciò avviene da nove anni, il gruppo ha preso le sembianze di una grande famiglia: chi arriva si sbriga a salutare gli altri, chi riparte si intristisce. Abbracci, strette di mano, baci per i più intimi.

Per la manifestazione ognuno porta il suo contributo. Ognuno ha un progetto da condividere, qualcosa di cui andare fiero, un desiderio diventato realtà da diffondere, con immutato entusiasmo rispetto a quando lo partorì. Giovani, meno giovani, giovani fuori e anziani giovani dentro (gli architetti non sono mai veramente vecchi); sempre privi di spirito competitivo.

In paese, questo mucchio di architetti, viene definito “quelli del convegno”. Personale d’alberghi e, pochi, abitanti li vedono sfilare di mattina presto in direzione scavi, armati di borse di tela e pensieri e ritornare di sera, con la medesima lena e nuovi pensieri.

In occasione della cena, la truppa viene omaggiata con grosse porzioni di cibo e cannoli con la ricotta. Perché va bene la mente ma non bisogna sottovalutare le istanze dello stomaco.  

Fuori dal cerimoniale del convegno gli stessi architetti mostrano altre capacità straordinarie.

Sono ballerini, cantanti, prestigiatori, giocolieri, comici di razza, tombeur de femme e femme fatale.

Coltivano impensabili piani “B”: scrivono, cucinano, si candidano, raccolgono olive o agrumi, organizzano eventi, mettono su famiglia, tagliano nastri inaugurali e, nel tempo libero, viaggiano.

Questo eclettismo artistico, misto alla tenacia di cui sopra, è certamente il segreto della resistenza dell’architetto italiano che, nonostante le innumerevoli difficoltà, continua a sopravvivere: anzi si moltiplica. Il suo stato di salute, questa freschezza spontanea ed immortale, anima “Architects meet Selinunte”. Generando un insospettabile ottimismo per il futuro dell’architettura italiana.

Almeno questo è quello che ho capito io.

(Grazie a Luigi Prestinenza Puglisi e a tutto lo staff AIAC)

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