IL CUGINO GIANNI

caneNon crederete mai alla storia di mio cugino Gianni”, disse Oliviero davanti ad un piccolo capannello di gente, sul marciapiede sotto l’insegna del bar dove era solito dilungarsi prima di andare al lavoro.

Pioveva giusto un filo, piccole gocce colavano dal bordo del cornicione, qualcuno si avvicinò per ascoltare senza bagnarsi.

Lo conoscete mio cugino Gianni ? Dai, chi non lo conosce ? Qui in paese è famoso. Cioè, se non lo conoscete vi dico solo che ha fatto tre anni in galera per rissa, no no, lesioni personali, violenza privata, cioè robe così, avete capito no ?. Ora è uscito, cioè è uscito dal carcere ma ha i domiciliari, è tornato a casa”.

La pioggia stava leggermente aumentando d’intensità, una donna uscìta dal bar combatteva contro il suo ombrello che non voleva saperne di aprirsi.

Cioè mio cugino Gianni è uno che, guarda meglio che non ve lo dico. Cioè lui è grosso. E’ enorme, solo per farvi capire…”. Oliviero si frugò in tasca, prese il portafoglio e ne estrasse una foto spiegazzata, provò a stenderla con entrambe le mani, quindi la sollevò in alto per farla vedere a tutti.

Lo vedete ? Questo è il cugino Gianni, cioè questo sono io” e con il dito indicò la parte destra della foto “e lui è il cugino Gianni” e qui indicò l’altra parte. Era una foto scattata al mare: si vedeva Oliviero, più giovane, accanto ad un uomo con i capelli rasati e una cicatrice lungo la guancia destra. Nella foto Oliviero e il cugino Gianni salutavano verso l’obiettivo, mostrando gli avambracci. Il cugino Gianni aveva un enorme tatuaggio sul bicipite, la sua mano aperta copriva un quarto della superficie della foto. Oliviero mostrava la foto a tutti, tenendola prima in alto poi avvicinandola agli occhi dei curiosi. Qualcuno dal fondo del cerchio gli fece cenno e Oliviero allungò la foto verso l’esterno avendo cura di non farla bagnare.

Cioè, il cugino Gianni torna a casa per i domiciliari, ma nel frattempo accanto a lui è andata a vivere una tipa, cioè una mezza tossica di quelle che non vogliono fare un cazzo. Cioè avete capito no ? Dai che avete capito, quelle che le vedi sempre al parco sulla panchina col cane grosso. Che stanno sedute con gli occhiali scuri per non far vedere le occhiaie, perché chissà cosa si sono fumate. E passi la mattina e sono là, passi il pomeriggio e sono là e la sera sono là. Cioè sono sempre là, veramente, perché non fanno un cazzo, hanno solo sto cavolo di cane”.

Oliviero si guardò intorno nel timore che ci fosse qualcuno col cane, o magari qualche ragazza come quella appena descritta. Non scorse né ragazze né cani, allora proseguì.

Allora stavo dicendo che c’è questo cane, una razza strana, tipo da guardia, cioè avete capito no ? Comunque questo cane abbaia in continuazione. Abbaia veramente a tutte le ore del giorno. Cioè abbaia la mattina presto che vuole uscire, il pomeriggio che ha fame, di nuovo la sera che vuole di nuovo uscire, cioè in continuazione, ma forte”.

Il capannello era aumentato di numero ed ora ostruiva l’uscita e l’entrata del bar, qualcuno rimandava persino il caffè per sentire il racconto.

Allora il cugino Gianni, sopporta il primo giorno, il secondo, il terzo, poi ferma questa matta per le scale e le dice, senti dici al tuo cane di non rompere va bene ? Cioè gli dice, tu sto cane non lo puoi tenere ! Ma glielo dice che questa solo che lo sente si caga sotto. Sicuramente. Perché non è che gli ha detto, scusa, per favore, cioè avete capito no ?

La pioggia era di molto aumentata d’intensità, tanto che qualcuno aprì un ombrello, altri si strinsero per starci tutti sul marciapiede sotto lo sporto del cornicione. Si sentì anche uno che provò a convincere i presenti ad entrare nel bar, ma Oliviero non ci badò, era troppo preso dal raccontare la storia del cugino Gianni.

Quindi, niente, il cugino Gianni, tranquillo torna a casa, ma la sera sente di nuovo sto cane che abbaia, cioè abbaiava sempre forte, anzi, abbaiava ancora di più, perché forse la tossica aveva dimenticato di fargli fare qualcosa, e allora il cane forse voleva pisciare, mangiare, cioè questo non lo possiamo sapere. Allora il cugino Gianni vuole andare a bussare alla porta della tossica, e se questa non apre pensa di buttare giù la porta, cioè perché vuole entrare e ammazzare il cane. Cioè, ma mica era una cosa strana ? Che sta tipa mica lo poteva tenere un cane così ? Voi pensate che si metteva paura il cugino Gianni ? Tre anni di carcere, altroché paura, cavolo ! Povero cane se lo acchiappava il cugino Gianni, se ci penso, oddio”.

Dal capannello si udono alcuni commenti, ora il pubblico sembra diviso a metà tra chi fa il tifo per il cugino Gianni e a chi dispiace per il cane.

Però poi il cugino Gianni si ricorda che sta ai domiciliari, non è che può sfondare la porta e ammazzare il cane, che poi doveva ammazzare pure la tossica, cioè poi si capiva che era stato lui, mica poteva ? Cioè avete capito no ?”.

Alcuni ora fanno “si” con il capo, quelli più vicini provano a suggerire persino una soluzione alternativa, dal fondo si sente uno che urla “Polpetta avvelenata !”. Oliviero alza le mani e poi le fa ondeggiare lentamente verso il basso per zittire quella che è diventata una folla.

Ora anche il proprietario del bar ha lasciato il banco ed è uscito a vedere cosa sta succedendo. Alcune macchine si sono fermate in doppia fila lasciando accese le “quattro frecce” e gli automobilisti sono scesi per capire cosa fosse tutta quella gente. Il traffico rallenta, un po’ per la pioggia un po’ per il capannello di persone.

Allora il cugino Gianni decide che il giorno dopo deve risolvere questa faccenda, veramente è esasperato da questo cavolo di cane, quando poi il cugino Gianni perde la pazienza, non so se mi spiego, cioè avete capito no ? Allora la mattina dopo aspetta la tossica e il cane sul pianerottolo”.

Vai Gianni” si sente urlare ora dal mezzo del capannello. Qualcuno ride, un altro alza il pugno per aria e lo agita.

Allora il cugino Gianni, si mette là e aspetta, finché esce sta mezza tossica con gli occhiali scuri e lui la prende per il bavero della camicia e le dice che non può tenere sto cane e che se il cane non la smette lui risolverà la cosa a modo suo, cioè, avete capito, no ?”.

E su “a modo suo” parte un timido applauso, ora tutti tifano per il cugino Gianni perché vogliono un epilogo feroce. Oliviero fa una lunga pausa, non vuole giocarsi subito il finale, vorrebbe che il suo momento di celebrità durasse ancora un po’. Ma proprio mentre sta per riprendere a parlare, si sentono i freni di un automobile stridere, ruote slittare sull’asfalto bagnato. Un sibilo di alcuni secondi e poi un “crash” fortissimo. Tutti si voltano verso la strada: un’utilitaria guidata da un giovane ha centrato in pieno una grossa berlina scura ferma in doppia fila con le “quattro frecce” che ancora lampeggiano, nonostante abbia il posteriore completamente sfasciato. Tutti, incuranti della pioggia, corrono a vedere l’accaduto e in un secondo Oliviero rimane solo sotto il cornicione. Sull’uscio il proprietario del bar, appena raggiunto da un giovane cameriere, fissa la scena senza emozione.

Il giovane automobilista adesso è uscito a fatica dalla sua utilitaria e sta raccontando a tutti che ha provato a frenare ma forse c’è dell’olio sulla carreggiata. Esperti di meccanica provano a spiegare il fenomeno dell’acquaplaning, altri si piegano ad esaminare il fondo viscido. Qualcuno si atteggia a medico ed esamina il giovane, altri gli urlano di non muoversi. Lui, disperato, dice che la macchina non è sua, “è di mio padre” urla mettendosi le mani tra i capelli. In un attimo la folla circonda il giovane e le auto, ostruendo l’intera carreggiata, in molti si voltano verso il bar nella speranza di vedere comparire  il padrone della berlina scura.

E come è finita la storia ?” chiede infine il proprietario del bar ad Oliviero.

Ah si, cioè, è finita che la tossica il cane lo deve tenere. E’ cieca”.

E il cugino Gianni ?”.

E niente, ora ha cambiato domicilio. Cioè, avete capito, no ?

 

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