NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

Se avrete l’ingenuità di seguire il coniglio bianco nella sua tana scappare, potreste ritrovarvi con audacia nel paese delle meraviglie in contumacia.

Non è facile sottostare al giogo ma, se ci riuscite, scoprirete gli incanti del luogo.

Sempre che non restiate basiti dalle luminarie natalizie, sconvolti e rapiti, come misere primizie, dai bagliori che incantano gli infanti e distraggono, che siano d’artista o di colori, quelli già grandi.

Ci vuole prudenza, copritevi bene il naso e la bocca, mantenete la distanza che non si sa a chi tocca.

Ammalarsi è un problema nel paese degli splendori, inoltre è cosa scema esporsi ai malumori.

Ve lo sconsiglia la voce narrante di questa favola al contrario, non funziona fare il dissenziente deragliando dal binario.   

E non ci son magiche pozioni, o pasticcini miracolosi per farsi sani, forti e generosi.

Negli ospedali o almeno presso, trovar posto è assai complesso. Pure in clinica, se non telefona la tua voce amica.

Sempre che resista l’ospedale nel marasma, ad ogni votazione interviene l’esorcista affinché non sia “fantasma”.

Siete certi che restare vi rincuora? O quel coniglio lo preferite alla Cacciatora?.

Spersi tra le anguste vie, si sta in casa per non rischiare, difficilmente troverete indicazioni pie, nel paese delle meraviglie e del parlare.

Saracinesche chiuse da mò, affissi cartelli “attività cedesi”, ed altre a sperare che i tempi migliorino un po’, che tornino presto tedeschi e inglesi.

Per cautela son confinati, con eccesso di zelo, anche gli scolari immunizzati ad aspettare un miracolo dal cielo.

Un’altra roba astrusa, che li vuole tutti capre, la meraviglia della scuola chiusa con l’estetista che riapre!.

“Se non voti non vali una zucchina”, ci spiega la Lepre Marzolina.

Così, incollati al terminale, nessuno più si perde un comizio dirigenziale del capo sempreverde.

“State in casa, nel tinello, accendete lo schermo e spegnete il cervello, così crederete a ciò che affermo”.

Di gallerie e favori, bàronie e stupori, spiagge e appalti, magheggi e asfalti.

Carte da gioco, prima del coprifuoco, tagliano teste e nuche in questo campo da gioco pieno di buche.

“Lo fa per il nostro bene” dice il bruco alle falene.

E’ la solita canzone per chi crede ad ogni strafalcione, per chi, sul ciglio del burrone, «attacca il ciuccio dove va il padrone».

A Natale siamo più buoni, vogliam esser tutti Alice, rispettar le tradizioni, credere alle fiabe e alla sceneggiatrice.

Con il fascio delle lampade in soccorso, per scansar le cacche canine lungo il corso.

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