“Esiste il destino?”, “Cosa c’è dopo la morte?”, “Siamo soli nell’universo?” ma soprattutto “chi ha autorizzato questo scempio sul pontile di Minori?”.
Alle grandi domande che si pone da sempre l’umanità io propongo di aggiungere anche quest’ultima che, a parte la drammaticità, ha in comune con le prime tre, la risposta: “Non lo sapremo mai”.
Smisurato è infatti il mistero che aleggia sulla genesi e sulle iniziative dell’Arena del mare, la vistosissima arena che ha occupato un altro pezzo di quel poco di spiaggia libera rimasta, ed è recintata da pannelli scollati e svolazzanti nastri biancorossi, con le illustrazioni non delle bellezze del paese (chiese, scavi archeologici, sentieri) ma dell’immarcescibile e immancabile “GustaMinori”.
Ma torniamo alla pedana che ribattezzerei “La grande bruttezza” e che staziona già da tre settimane, occupando almeno due/terzi in larghezza e quasi la metà in lunghezza del molo di attracco.
In molti si sono chiesti a cosa serva e, se è vero che sarà utilizzata solo per uno o due eventi in programma dal 26 agosto, se era proprio necessario montarla quasi un mese prima. Per l’amor del cielo, anche queste sono domande pertinenti (per le quali pure non avremo mai risposta) ma io invece, forse per una deformazione professionale, mi sono pure chiesto: “ma chi l’ha autorizzata?”.
Anzi prima ancora, perché c’è da aspettarsi si tutto, io mi chiederei: “ma è stata autorizzata?”.
Siccome al Comune di Minori porre domande è perfettamente inutile, chiediamolo alla Capitaneria di Porto – Guardia Costiera (alla quale il molo è intitolato) che sa bene che i moli d’attracco non sono semplici vie di transito pedonale, ma rappresentano “infrastrutture strategiche di protezione civile” e che, per questo motivo, devono essere mantenuti sgombri da ostacoli che possano intralciare le operazioni di sbarco, imbarco e, soprattutto, di soccorso. Inoltre essendo una struttura potenzialmente amovibile, una pedana-scempio come questa deve essere oggetto di un piano di sicurezza redatto in accordo con la Prefettura nel quale occorre sempre prevedere un corridoio di manovra e di transito per i mezzi di soccorso. Quindi, siccome l’abbiamo nominata, la domanda poniamola nuovamente anche alla prefettura e già che ci siamo pure ai Vigili del Fuoco e alla Protezione civile. “La pedana è stata autorizzata?”.
E naturalmente: “se sì, da chi?”.
Ma questo è solo per trattare degli aspetti legali della vicenda, accantonando per un attimo i motivi di opportunità ma soprattutto quelli estetici. Mentre gli altri comuni della costa si impegnano ospitando artisti con mostre en plein air o allestendo locali espositivi, noi ci presentiamo ad agosto con questa composizione, hard industrial style, che accoglie, come il più arrugginito e sgangherato dei biglietti da visita, i visitatori provenienti dal mare (che possono osservarla bene dovendosi disporre in fila indiana per oltrepassarla).

Lascio gli interrogativi qui in attesa, anche se ho la sensazione che avrei più soddisfazione a cercare la risposta sull’esistenza degli alieni o sul libero arbitrio degli umani.
La pedana “Grande bruttezza” è solo un pezzo della «manus» autoritaria e, anch’essa impenetrabile, con la quale il Comune gestisce il Demanio marittimo con alcuni guizzi di «ingegno normativo». Come quello di consegnare a privati il paese durante l’estate.
Persone che probabilmente solo l’altro ieri non avrebbero saputo indicare Minori neanche sulla cartina geografica.
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