Questa che vedete è una foto che ho scattato stamattina, giorno di Ferragosto.
Si tratta della spiaggia di Salerno, nella zona orientale, in corrispondenza del quartiere Torrione; la famosa spiaggia denominata “Universo beach”.
Oggi “Universo beach” è una spiaggia chiusa a causa di un’ordinanza del sindaco, i sparuti bagnanti che vedete in foto sono degli abusivi che hanno violato il divieto di ingresso.
Eppure era stato lo stesso sindaco attuale di Salerno, Vincenzo De Luca, da governatore della Campania, in compagnia dell’allora sindaco Vincenzo Napoli ad inaugurare “Universo beach” solo un anno fa, con i consueti squilli di tromba, annunciando i tradizionali paralleli con Cannes o Montecarlo.
E’ probabile che la magistratura tramuti il provvedimento amministrativo in sequestro al termine delle indagini che la procura sta conducendo in accordo con la Guardia di Finanza e l’Arpac che unitamente all’ASL di Salerno hanno segnalato un’alta carica batterica e microbiologica anomala nella sabbia.
Sabbia per modo di dire. Al centro delle indagini c’è infatti proprio la natura del materiale utilizzato per il ripascimento che, oramai è evidente, non è sabbia marina silicea ma un materiale ricco di polveri sottili, limo e residui di cava da estrazione. In breve tempo l’’acqua di mare, con l’umidità, si è unita alle polveri sottili formando un collante. Il sole e le alte temperature hanno fatto il resto. “Universo beach” è diventata così un enorme crosta simile ad un massetto cementizio. L’estate scorsa sono diventati virali i video che mostravano i tentativi vani di piantare ombrelloni e l’intervento di un addetto con una trivella elettrica, unico attrezzo capace di bucare il duro strato che, impedendo il regolare drenaggio delle acque reflue, ha poi generato una vera e proprio bomba batteriologica.

Il materiale utilizzato ad “Universo beach” è potenzialmente identico a quello con il quale è stato effettuato il medesimo intervento di ripascimento nella spiaggia centrale di Cetara che, viceversa e per fortuna, è stato prontamente sequestrato per effettuare immediatamente la necessaria bonifica. Questo ha compromesso gran parte della stagione turistica, nonostante il dissequestro avvenuto lo scorso 31 luglio.
Un disastro amministrativo, tecnico e paesaggistico.
Ma mentre per il disastro di Cetara sono in questo momento sotto inchiesta il sindaco, tecnici comunali, direttore dei lavori e titolari delle ditte fornitrici del materiale, per “Universo beach” incredibilmente non sono stati ancora individuati dei responsabili, neanche presunti.
Questo vuol dire che, dinanzi ad una normativa così stringente come quella che riguarda il deturpamento delle bellezze naturali, i danni ai beni pubblici, la distruzione del paesaggio eccetera, ad oggi non esiste ancora nessuno che deve rispondere di un disastro immane che ha privato quest’anno e chissà per quanti altri anni, i cittadini di una porzione enorme di spiaggia, causando danni economici, ambientali, paesaggistici e sanitari di incalcolabile portata.

Provate voi, privati cittadini, a violare il codice dei beni culturali e del paesaggio (il cosiddetto codice “Urbani”) ad esempio realizzando un finestrino del bagno in area vincolata, o movimentando del terreno nel vostro giardino magari per poter passare con un mezzo meccanico per la raccolta degli agrumi e vedete cosa vi può capitare!
L’Italia resta un paese in mano ai colletti bianchi. Dei politici che riescono a farla sempre franca. Delle catene di responsabilità troppo lunghe per essere ricostruite. Il paese degli impuniti, dove c’è chi non paga mai.

Ma ricerca e punibilità dei responsabili a parte, c’è da chiedersi perché si proceda in maniera così diffusa (non solo a Salerno, anche in provincia) a ripascere le spiagge (anche quando probabilmente non ce n’è bisogno, come a Cetara) con materiale estrattivo da cave piuttosto che con la sabbia marina. Ma anche: da cosa scaturisce questa improvvisa passione della Regione Campania per le spiagge? C’è forse un collegamento diretto con l’altrettanto travolgente passione che la stessa Regione ha manifestato per la realizzazione di tunnel e gallerie?.
A sollevare per primo questo dubbio è stato l’ex magistrato Michelangelo Russo, che in una serie di articoli pubblicati già dal 2021 su “Le cronache” faceva notare come il riciclo del materiale estrattivo, non solo delle cave dismesse, ma anche quello risultante dallo scavo delle gallerie poteva essere riciclato nel ripascimento delle spiagge. Trasformando un costo (lo smaltimento del rifiuto) in un ricavo (la fornitura per il materiale da ripascimento).
Praticamente l”’Uovo di Colombo”, sicuramente un bel business.
Questo collegamento non è stato ancora provato, tuttavia è certo che dietro i progetti delle gallerie e del ripascimento delle spiagge ci sia sempre la Regione Campania e che per il ripascimento di “Universo beach” e delle spiaggia di Cetara sia stato effettivamente utilizzato materiale estrattivo come di cava.
Secondo la cultura popolare fu Agatha Christie a scrivere che: “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”.
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