Sono indeciso, e quindi spesso mi chiedo, se stiamo ritornando, ovvero regredendo, agli anni ottanta o novanta dello scorso secolo o se da quel momento storico non ci siamo mai mossi.
E non me lo sto chiedendo sollecitato dall’imperversare estivo dalle serate disco-nostalgia ma per quel clima di felice pressapochismo e beata ingenuità che oramai ci caratterizza. Questo “pazienza, è l’ultima volta…” che ci consente di credere a tutto (e di ballare spensierati).
Prima dell’invenzione del registro elettronico, i miei coetanei lo sanno bene, noi studenti delle superiori utilizzavamo, in caso di assenza scolastica, un cartoncino ripiegato in quattro, denominato “Libretto delle giustificazioni”. Un mio compagno si è affidato per anni alle mie qualità calligrafiche per simulare la firma della madre, uno scarabocchio praticamente illeggibile accanto al suo nome, ogni volta che gli occorreva. I professori erano costretti a credere a quella firma, non compivano indagini ulteriori, non effettuavano perizie, non approfondivano. La data, il motivo (familiare, di salute…) e la firma erano sufficienti a scagionare l’alunno dal distacco scolastico e a ripristinarne la regolare frequenza.
Ma ancora prima ancora dell’approdo all’istruzione superiore, ricordo che alle medie, in caso di improvvida assenza, o di intralci che ci impedivano di studiare, erano i nostri genitori a redigere qualche riga di giustificazione, usufruendo di un foglio del nostro stesso quaderno.
“Gentile professor Tal dei Tali, la prego di giustificare mio figlio che ieri non ha potuto studiare perché impegnato in una visita medica…”, oppure a causa di un funerale, attività sportive, un ricevimento coi parenti, una malattia tanto improvvisamente arrivata quanto sparita eccetera. I motivi erano molteplici. Morivano gatti e nonni, anche più volte, pur di giustificare il discolo che non aveva fatto per bene i dovuti compiti.
Ma il sottinteso era sempre lo stesso: state tranquilli, non si ripeterà, questa è l’ultima volta.
Anche in questo caso, l’insegnante non poneva ulteriori quesiti, si accontentava; quel foglio scritto a penna, persino con grammatica incerta, magari pure poco persuasivo, era sufficiente. Li animava una grande fiducia che non si esauriva mai. Il caso veniva archiviato e le lezioni potevamo proseguire.
Il libretto e i fogli di quaderno delle giustificazioni mi sono tornati in mente qualche giorno fa quando il sindaco di Minori, tra un dj-set e un appuntamento di cabaret, ha utilizzato i suoi canali social per rispondere ai sospetti di inquinamento marino sollevati dai bagnanti fuoriusciti unti dalle acque.
Dopo un giorno di evidentemente tumultuose indagini, per tranquillizzare tutti, locali ed ospiti, l’amministrazione comunale ha pubblicato la copia di un modulo compilato a penna, con qualche correzione (Maiori/Minori…) e una serie di informazioni essenziali come la direzione delle onde, l’assenza di pioggia, l’ora del prelievo (le 7,30 del mattino) e il numero degli enterococchi bastantemente basso.
Il tutto avallato da una serie di firme, malauguratamente illeggibili, accanto ai rispettivi nomi.
Nel dubbio che non bastasse, il foglio della giustificazione è stato accompagnato anche da alcune righe: (è un) “fenomeno naturale di origine vegetale, verosimilmente costituito da alghe …”. La mucillaggine come il gatto o la nonna passata a miglior vita e anche per questa volta il bambino svogliato è salvo.
E poi la chiosa: “appena saranno disponibili gli esiti degli ulteriori esami, il comune provvederà ad informare…”. E comunque, non si ripeterà, questa è sicuramente l’ultima volta.
In realtà, prima di archiviare il caso e ricominciare con i consueti ammaestramenti, il foglietto della giustificazione, pur senza principiare nessuna particolare indagine, andrebbe perlomeno storicizzato: la memoria serve a questo.
Minori ha un problema di inquinamento marino storico. Ha acque splendide (come gli altri paesi della costa) fino a quando il numero dei residenti rimane contenuto, non si moltiplicano gli arrivi dei traghetti e non bordeggiano la costa yatch e navi crociera. Tra questi il peggiore inconveniente è senza dubbio quello dell’insufficienza della fogna cittadina che traboccando (anche se in minima parte, in casi eccezionali, eccetera…) nel fiume costituisce da sempre un problema grave. Problema infrastrutturale mai risolto. Negli ultimi quindici, venti, forse venticinque anni, Minori ha subìto ogni anno, tra luglio ed agosto, puntuale, un provvedimento di divieto di balneazione.
Una collezione ben poco invidiabile.
Nel quinquennio durante il quale sedeva tra i banchi all’opposizione (2004-09), l’attuale sindaco cavalcò con insistenza l’argomento, tacciando l’allora primo cittadino di incompetenza tecnica e irrisolutezza amministrativa, paventando pericolose epidemie e imminenti minacce sanitarie. Ma soprattutto prospettando soluzioni risolutive e acque caraibiche. La salute del nostro mare e l’ammodernamento della fogna cittadina furono pure tra i “cavalli di battaglia” della campagna elettorale del 2004. Io che a quel tempo, più giovane e curioso, mi dilettavo a seguire i consigli comunali, me lo ricordo bene, l’attuale sindaco sbraitare, infierendo su quella maggioranza sfilacciata che gli lasciò poi campo, non largo, ma addirittura libero.
Dopo 17 anni di legislatura, è cambiato poco o niente. E sono indeciso: siamo ancora negli anni novanta o stiamo regredendo? Il sindaco è ancora in consiglio comunale ma, occupato il sedile del comando, non ha più bisogno di sbraitare, mentre il mare, sostanzialmente, è inquinato come venti anni fa.
I cittadini devono accontentarsi del foglietto della giustificazione, però in compenso ballano.
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