LO SCOPATORE

Un cantiere edilizio non si può davvero definire tale se non vi compare, almeno di tanto in tanto, lo Scopatore.

Lo Scopatore è una figura mitologica, come lo Jedy, però al posto della spada laser impugna la scopa.

Lo si avvista più frequentemente nei cantieri ad andamento lento, anzi lentissimo, dove non è raro che sia lui l’unico presente, e sempre in orari postprandiali.

Se accomuniamo il cantiere edile alla società feudale, si può tranquillamente ritenere che lo Scopatore rappresenti un servo della gleba, ma solo perché la schiavitù si ritiene sia, almeno teoricamente, abolita.

Lo Scopatore, secca farlo notare, è sempre di nazionalità straniera. Spesso extracomunitario e, perlomeno nella metà dei casi, di colore.

Questo rivela un certo razzismo strisciante che perdura dell’ambiente edile (in alternativa lo Scopatore può essere un ragazzino, figlio di un manovale, orfano o scappato di casa, ma si tratta di altri tipi di reati).

Lo Scopatore non parla quasi mai la lingua locale ed è impossibile che sia assunto con regolare contratto. Anzi, è probabile che non venga nemmeno pagato. 

Anche per questo viene impiegato in ruoli di nessuna responsabilità né destrezza, ovvero, appunto come Scopatore.

Fondamentalmente lo Scopatore ha il compito di scopare.

Infatti non ha in dotazione nessuna attrezzatura tecnica tipo casco o scarpe antinfortunistica. Non ha nemmeno una divisa, veste come è uscito di casa. Inoltre non ha seguito nessun corso, né tanto meno si è sottoposto a visite mediche. L’unico attrezzo in suo possesso è appunto una scopa, molto vecchia, dozzinale e consumatissima, che in genere è sua. Con tale scopa, lo Scopatore si impegna in accurate e vigorose spazzate dell’area del cantiere, sollevando nuvole di pulviscolo che possono raggiungere anche i dieci metri di altezza.

La caratteristica principale dell’attività dello Scopatore è che non provvede alla rimozione del rifiuto ma solo alla sua movimentazione. Anche perché non gli è dato di sapere dove andrebbe smaltito. In particolare i detriti vengono accuratamente raccolti e quindi traslocati in un punto assolutamente a caso, anche esterno all’area di cantiere ma sempre esposto al vento che provvederà quasi immediatamente a ridistribuirli, in modo che lo Scopatore possa, il giorno seguente, raccoglierli nuovamente in un nuovo punto altrettanto ventoso.

Lo Scopatore riceve ordini da un suo diretto superiore, che glieli comunica principalmente a gesti, anch’egli probabilmente con contratto irregolare e sprovvisto di qualsiasi mansione particolare (tranne, ovviamente, quella di dare ordini allo Scopatore) che chiameremo Capo dello Scopatore. Questi tratta lo Scopatore malissimo, offendendolo ripetutamente e lamentandosi puntualmente che il lavoro sia stato fatto male, ma senza mai provare a correggere o, tantomeno, imbracciando personalmente la scopa, anche solo a mo’ di esempio.

Comportamento che ha chiaramente appreso dal suo superiore: il Capo del Capo dello Scopatore.

Talvolta lo Scopatore interviene anche in presenza di operai regolari, ovvero durante l’esercizio del cantiere, ma in questo caso per non disturbare si attiva in zone molto periferiche dove non ci sono detriti. In tali circostanze, tecnicamente. offre la sua opera, silenziosa quanto inutile, alla comunità.

Può capitare che lo Scopatore, in casi eccezionali, venga investito di altri incarichi, tipo spostare il furgone, andare al bar a prendere il caffè o in salumeria a confezionare le “colazioni”. Tuttavia si tratta sempre di missioni rischiose perché lo Scopatore non ha la patente, non ha confidenza con quello del bar e ha abitudini alimentari decisamente esotiche.

E poi perché essendosi specializzato come Scopatore fa fatica ad intraprendere una nuova attività.

Il direttore dei lavori non conosce mai personalmente lo Scopatore. Nessuno glielo ha mai presentato. Teoricamente potrebbe anche terminare il cantiere senza incontrarlo mai. Tuttavia è frequente il caso che intravedendolo in disparte, scopare, mosso a compassione provi a coinvolgerlo rivolgendogli una parola di conforto.

Che lui, però, non capirà.

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