La piazza e il piazzista

De Luca
Ciò che i miei occhi hanno veduto e le mie orecchie udito, qualche sabato fa presso la galleria commerciale “Capitol” a Salerno, è al di fuori di ogni umana immaginazione.
Potrei dirle “ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare” come Rutger Hauer in Blade Runner ma non ero solo ed il tono apocalittico ci allontanerebbe dalla cruda realtà. Sapevo dell’esposizione pubblica del plastico del progetto della nuova Piazza della Libertà a firma dello spagnolo Ricardo Bofil e, interessato, mi ci sono recato. Da fuori ho notato subito una gran ressa, nella quale mi ci sono infilato, anche io volevo vedere questo magnifico plastico di cui tanto si discuteva. Entrando mi domandavo “…ma da quando l’architettura ha il potere di incuriosire e/o interessare tanta gente ?” ero perplesso, poi ho cominciato a sentire una voce microfonata e ho capito. La realtà si è palesata dinanzi a me in tutta la sua carica surreale (e non è un ossimoro). Il sindaco, brandendo in una mano una lunga stecca e nell’altra il microfono, esponeva alla folla il progetto. Il pubblico seguiva con interesse, meraviglia e qualche isolata sacca di ilarità. La dialettica era al solito brillante, il tono quello del piazzista, nella migliore tradizione della televendita da tivù locale. Quanto alto lo volete il palazzo ? 35 metri ? 30 ? Io ve lo do a 25 !!. Ed il colonnato quanto pensiate sia profondo ? 2 metri, 4 ? Nossignore, niente poco di meno che 6 metri. Ed il parcheggio interrato, sapete quante auto potrà contenere ? 700 ! Avete capito bene: settecento. Con relativo, consequenziale “oooohhh”, di stupore della folla. Per quella strana tendenza autolesionista che, in alcuni casi, ti induce a farti del male (Totò avrebbe detto: “voglio proprio vedere dove vuole arrivare…”), ho continuato a seguire il lancio di questa architettura in promozione, che tra l’altro si consumava in una galleria commerciale, quindi nel luogo più appropriato.
In un crescendo rossiniano di “eccezionale”, “bellissimo”, “meraviglioso” interrotti da applausi sparsi, si è dunque giunti all’argomento demolizioni. In un enfasi distruttiva il sindaco elencava tutte le strutture che avrebbe abbattuto: circolo canottieri, cantiere nautico, officine meccaniche. Tutto raso al suolo. Immaginavo, atterrito, una colonna di blindati sfilare sul lungomare, con il sindaco alla testa della parata indicare “qui va tutto giù” citando il Melandri (Gastone Moschin) di “Amici miei”. “Qui faremo un grande centro commerciale con le più prestigiose griffe mondiali: Gucci, Prada”, Salerno modaiola, “qui sotto il colonnato i ristoranti potranno alloggiare i tavolini”, Salerno buongustaia e via di seguito tutte le altre Salerno possibili ed immaginabili. Pensavo: “passi che in Italia il momento dell’architettura non è dei migliori, ma un sindaco che si vende un progetto pubblico come una padella antiaderente, non l’avevo proprio mai vista !”.
Cercavo in sala lo sguardo di qualche collega architetto, ma trovavo solo giovani telefoninodotati, signore impellicciate e pensionati estatici.
Comunque ho resistito, coraggiosamente, diversi minuti. Ma quando il sindaco ha spacciato per straordinaria l’idea di alloggiare le griglie dell’areazione del parcheggio nelle nervature delle foglie dell’enorme palma in stile Dubai (che si staglierà sulla pavimentazione della piazza), non ho più retto. Confesso la mia debolezza: davvero non ce l’ho fatta. Ho abbandonato la sala sul finale, un attimo prima che il sindaco invitasse la folla ad effettuare un giro intorno al plastico.
Come al funerale, intorno alla bara.
(questo pezzo è stato pubblicato nella rubrica “lettere” della PresS/Tletter n°11/2009 – www.presstletter.com)
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