La finestra sul cortile (che divenne porta) – l’horror della burocrazia

la finestra sul cortileUn giorno si e uno pure, ultimamente, ascolto dichiarazioni di tecnici prestati alla politica che invocano la ripresa dell’Italia, tramite semplificazioni burocratiche e crescita economica. E tutte le volte mi chiedo in quale pianeta vivano e di quale Italia parlino. In quella dove vivo io la burocrazia e’ un mostro spesso invincibile, che alimenta un esercito di lavori “finti” che ostacolano qualsiasi processo di crescita e sviluppo economico del paese.

La storia e’ accaduta in un paese della costa d’Amalfi, che per ovvi motivi, mi guardero’ bene di nominare, ma che qualche addetto ai lavori piu’ arguto non manchera’ di riconoscere. Ma questo non ha molta importanza, sarebbe potuta capitare anche altrove.

Nell’Agosto del 2007 un mio cliente, gia’ 81enne, mi diede incarico di poter ripristinare in luogo di una finestra, una porta una volta esistente per l’accesso ad una sua abitazione. L’immobile di sua proprieta’ si sviluppa su due livelli, al piano terra vi e’ un locale commerciale, mentre al primo piano c’e’ una casa. Si tratta di due unita’ immobiliari differenti che quando appartenevano a due proprietari diversi avevano due ingressi indipendenti. Quando il mio cliente venne in possesso di entrambi i piani (molti anni fa, quando per queste cose non bisognava fare nessun passaggio burocratico), modifico’ una delle due porte del piano terra, trasformandola in una finestra. Ora, in previsione di dover ridistribuire la proprieta’ agli eredi, intendeva rendere nuovamente indipendenti le due unita’. Una cosa molto semplice, in apparenza. Era l’estate del 2007, badate bene alle date.

Presentai il progetto alla fine di Agosto. Dopo 6 mesi, alla fine di Febbraio del 2008, la commissione edilizia del Comune mi rispose testualmente “si sospende e si richiede nuova soluzione progettuale che preveda un unico accesso”. Rimasi basito; in pratica, nonostante avessi tentato di spiegare molto chiaramente la situazione, i membri della commissione non avevano capito niente. Con molta pazienza, ripreparo gli incartamenti, curando di spiegare con maggiore cura la faccenda e ripresento la richiesta nel mese di Aprile. Questa volta la commissione edilizia comprende la richiesta ma mi suggerisce di prevedere che le due porte siano uguali. Rifaccio ancora una volta il progetto e lo presento, e’ l’Ottobre del 2008. Questa volta la commissione edilizia valuta positivamente la soluzione progettuale e quindi l’ufficio, sempre con grande calma, puo’ trasmettere la pratica alla soprintendenza che nel Giugno del 2009 mi chiede un integrazione riguardante il dettaglio degli infissi e la tipologia dei vetri, ma, mi chiede inoltre, riporto testualmente: “chiarimenti in merito alla tenda a righe soprastante i vani del negozio, che risulta visibile nel fotorendering per conoscere se sia stata autorizzata o sia oggetto di altra istanza”. Ma non basta aggiunge anche: “si coglie l’occasione per chiedere altresi’ al Comune la legittimita’ della struttura e del tendaggio del limitrofo negozio di (…), che risulta essere stato di recente oggetto di ristrutturazione”. In pratica la soprintendenza non solo sospendeva la richiesta per chiedere se fosse stata autorizzata la tenda situata al piano di sopra, ma anche quella del negozio accanto perche’ dalle foto allegate si vedeva anche quella.

Con grande pazienza, compilo una lettera spiegando che la tenda sulla porta del “nostro” immobile era stata istallata, in buona fede, senza chiedere il permesso ma che se questo era indispensabile eravamo pronti a rimuoverla, ma per quanto riguarda il negozio accanto non potevamo proprio aiutarli. Evidentemente neanche l’ufficio comunale pero’ era in grado di aiutare la soprintendenza a districare il mistero della tenda, tanto che la mia missiva rimane sul tavolo del responsabile del procedimento un anno e tre mesi, fino al Novembre del 2010. A questo punto, evidentemente spazientito, mi premuro di andare di persona in soprintendenza ad inoltrare questi chiarimenti. Purtroppo il funzionario non accetta di protocollare la mia lettera perche’, per legge, deve tutto passare per il protocollo del Comune, quindi probabilmente sollecita quest’ultimo, tanto che la missiva giunge finalmente in soprintendenza nel Dicembre del 2010. Cioe’ un anno e cinque mesi per spedire una lettera. Se non si tratta di un record, ci siamo vicini.

La soprintendenza, probabilmente onorata di cotanta solerzia, rilascia il nulla osta paesaggistico velocemente, nel Gennaio del 2011: dalla presentazione del primo progetto sono trascorsi tre anni e cinque mesi. A questo punto l’ufficio Comunale conserva gelosamente il nulla osta fino al Maggio successivo, quando ci comunica che essendo, nel frattempo, stato modificato il piano regolatore comunale (d’altronde in tre anni e mezzo succedono tante cose), non e’ piu’ possibile rilasciare quel permesso di costruire poiche’ nella nuova normativa non e’ prevista la trasformazione di finestre in porte per edifici costruiti prima di una certa data.

A questo punto con una nuova comunicazione, faccio notare all’ufficio che non stiamo modificando una finestra in porta ma stiamo semplicemente ripristinando un vecchio ingresso esistente. L’ufficio comunale, evidentemente convinto da tale chiarimento, spedisce gli incartamenti al Parco Regionale Monti Lattari, che, per fortuna, non ha niente da eccepire e in “soli” tre mesi risponde favorevolmente, siamo giunti ad Ottobre del 2011. A questo punto il percorso e’ concluso, ci rifletto con calma e tutto sommato ritengo che possiamo dirci fortunati perche’, non trattandosi di opere in terreni agricoli, non abbiamo avuto bisogno di chiedere pareri all’Autorita’ di bacino, alla Forestale, al Genio Civile e alla Comunita’ Montana, altrimenti non oso immaginare quanto altro tempo sarebbe dovuto trascorrere.Il permesso di costruire per la “trasformazione di un vano finestra in un vano porta”e’ stato rilasciato alla fine dell’Ottobre del 2011, esattamente quattro anni e due mesi dopo la presentazione del progetto, per un totale di circa 1520 giorni di travaglio, ben piu’ dei “1000 giorni di me e di te”di Baglioniana memoria. Il proprietario, giunto nel frattempo alla soglia delle 85 primavere, fortunatamente ancora in salute, ha salutato con soddisfazione l’evento.

Ognuno, da questo tipo di vicenda, peraltro oggi piuttosto abituale, puo’ trarne le conclusioni che preferisce.

N.B.: Per la cronaca, per effettuare il lavoro sono bastate poche ore.

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