JACK FRUSCIANTE TORNA NEL GRUPPO

Tra i tanti peccati, quasi mortali, che ho commesso nella vita, c’è sicuramente quello di non aver letto in gioventù (diciamo prima di compiere il 25° anno d’età) uno dei romanzi cult degli anni novanta: “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico Brizzi.

Se avete commesso il mio stesso peccato, non ditelo. Fate finta di niente, recuperate il libro e leggetelo. E poi leggetevi anche quelli dopo, che sono belli uguale.

Intanto io continuo a chiedermi: come è stato possibile che mi sia sfuggito? Cosa stavo leggendo di più importante nel 1994, cioè durante il mio diciannovesimo anno di vita? Non lo so, non mi ricordo.

Averlo letto adesso, a trent’anni dalla sua uscita non mi assolve, infatti tra le penitenze che devo compiere, c’è anche scrivere questa pubblica ammenda che per quanto fuori tempo massimo, rimane l’unico atto di pentimento che mi è possibile fare.

Potrei pure mettermi in contatto con Brizzi e chiedergli privatamente “scusa” ma non credo sia semplice raggiungerlo né telefonicamente né per altre vie, posso solo augurarmi che, in qualche modo misterioso, possa leggere queste righe.

Ricordo però di essermi incuriosito del giovane bolognese Brizzi quando, nel 1995, lo vidi per la prima volta al “Maurizio Costanzo Show” parlare, non a caso, proprio della sua opera prima che nel frattempo vendeva più di un milione di copie (furono 1,3 milioni ma il libro si vende ancora) dopo essere stato stampato per la prima volta da una piccola casa editrice (la Transeuropa) in sole 300 unità.

Innanzitutto il titolo: tratto da un episodio reale, l’uscita del chitarrista John (mutato in Jack per non incorrere in guai coi diritti) Frusciante dal gruppo Red Hot Chili Peppers, band culto per il protagonista del libro. Ma le citazioni musicali sono decine e decine, che si alternano con ipotetiche sbobinature dell’archivio magnetico del “vecchio Alex”, l’io narrante, un diciassettenne bolognese alle prese con la più classica delle crisi post adolescenziali, che tra un’interrogazione di fisica e una fuga in bici, infila una serie di illuminanti riflessioni sulla provvisorietà della vita.

La realtà è che mi trovo costretto a sacrificare il me diciassettenne felice di oggi pomeriggio a un eventuale me stesso calvo e sovrappeso, cinquantenne soddisfatto, che apre la porta del garage col comando a distanza e dentro c’ha una bella macchina …”.

Chissà se è andata proprio così nella vita dell’autore, che tra qualche mese sarà davvero cinquantenne. Bisognerebbe chiederglielo.

Fuori da ogni pregiudizio sul genere letterario, va detto che Brizzi è davvero uno squisito narratore e chi si è perso (come me) Jack Frusciante si è perso davvero un ritratto tanto fedele quanto impietoso dei giovani liceali indifesi di fine XX secolo (io non ho fatto il liceo ma andava bene lo stesso). La famigerata generazione “X” (la nostra, ci dividono tre mesi), l’ultima analogica, cresciuta senza cellulare, senza casco sul motorino e senza paura nel futuro. L’ultima potenzialmente più ricca dei genitori, della maturità in 60esimi, delle VHS. Ecco, Brizzi è stato l’esegeta perfetto di quel tipo di generazione, e dei suoi interpreti furfanti e felici; più fedele ancora dei disperati “Due di due” di De Carlo (che Brizzi, non a caso, cita) dei teen-agers impietosi dei racconti “Fango” di Ammaniti o della gioventù bruciante che Aldo Nove raccontò in “Woobinda”.

Intanto, ed è qui la vera notizia, Brizzi dopo aver scritto almeno una ventina di romanzi, gli ultimi dedicati al tema del viaggio, ha recentemente annunciato il ritorno del vecchio Alex, con il secondo tempo del suo libro più famoso, a trent’anni dalla pubblicazione. A settembre, in libreria. Supporter, simpatizzanti, gruppi di nostalgici, sono già in trepidante in attesa. Faccio ancora in tempo ad iscrivermi al partito?.

Chissà se Alex ritroverà la Aidi e, almeno nel ricordo, il suo amico Martino.

Se la sua bici correrà ancora sui colli bolognesi. E la birra tornerà alcolica.

(p.s.: John Frusciante invece, nel frattempo, nel gruppo RHCP ci è già rientrato e uscito almeno un paio di volte).

(p.p.s.: Di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” fu realizzato anche il film, regia Enza Negroni, del 1996, al quale solo inizialmente Brizzi collaborò alla sceneggiatura. Non un capolavoro ma grazioso, con Violante Placido, bellissima, e Accorsi alla sua prima prova da protagonista).

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