CAPPUCCETTO ARCHITETTO ROSSO

(per il ciclo “Favole d’architettura”)

C’era una volta, ai tempi dell’occupazione studentesca, un universitario ribelle, tanto riottoso alle regole quanto basso di statura.

La mamma gli diceva di non esagerare, di studiare e poi trovarsi un «posto fisso» con lo stipendio sicuro.

Ma lui non l’ascoltava. Indossando un eskimo di colore rosso pompeiano, capeggiava cortei col cappuccio saldamente calato sugli occhi.

“Gli architetti cambieranno il mondo” così incitava i suoi compagni. E ancora: “Viva la lotta di classe!”.

Alla facoltà di architettura, che frequentava con profitto, tutti lo chiamavano “Cappuccetto Rosso”.

Terminati gli studi “Cappuccetto Rosso” cercò di entrare nel mondo del lavoro rimanendo fedele ai suoi ideali

“Prima o poi, in questo paese la sinistra finalmente andrà al governo” sperava in cuor suo.

Ma della sinistra non si scorgeva nessuna traccia.

Nel frattempo Cappuccetto Rosso continuava a spedire curricula, senza mai ricevere risposta.

Esigeva diritti, trasparenza, meritocrazia, giustizia sociale.

“Dovresti emigrare” gli consigliava la mamma “Oppure… perché non fai un concorso?”

Ma Cappuccetto Rosso era testardo. In breve finì ai margini della professione e si ritrovò in miseria.

Più volte fu sul punto di chiudere la partita iva: a stento riusciva a pagare la quota dell’Ordine ed era moroso di molte semestralità coi contributi di Inarcassa.

Un giorno Cappuccetto Rosso, mentre si recava al sindacato, fu avvicinato dal Lupo cattivo Capitalista.

“Ciao Cappuccetto Rosso” gli disse il Lupo Capitalista: “So che hai assoluto bisogno di lavorare. Hai un curriculum di tutto rispetto. Io posso aiutarti. Ti andrebbe di far parte di un grande studio d’architettura?”.

“Quali sono le condizioni?” chiese Cappuccetto Rosso.

“Dodici ore al giorno, cinque giorni a settimana. Reperibilità sabato e domenica. Pagamento mensile, all’inizio poca roba ti avverto, e previa emissione di fattura. Spese tutte a tuo carico ma, se ti comporti bene, puoi ricevere qualche rimborso «in nero»”.

“Contributi?” chiese Cappuccetto Rosso.

“A tuo carico. Quindici giorni di ferie all’anno non pagate. Giorni di malattia ovviamente scalati dalla paga”.

“Ma questo non è lavoro, è schiavitù!”.

“Ti sbagli. E’ il mercato!” rispose il Lupo cattivo Capitalista sghignazzando.

“Non mi avrete mai! Non mi piegherò! Anzi vi denuncerò al sindacato che mi proteggerà!” urlò Cappuccetto Rosso riavviando il passo.

Ma il Lupo Capitalista, grazie al suo SUV potentissimo, arrivò prima di lui alla sede del Sindacato.

Trovò la porta aperta e i locali deserti. Quindi, approfittando che la vecchia segretaria del Sindacato, detta “la Nonna”, fosse dormiente, si sostituì ad essa.

Ne indossò i panni assumendone le sembianze.

“Cappuccetto Rosso” giunse di corsa nell’ufficio di Nonna Sindacato raccontandole ciò che le era capitato.

“E’ una vergogna!”, “Non possiamo accettare tutto questo!” “Gli architetti devono cambiare il mondo!” urlava.

Nonna Sindacato, che in realtà era il Lupo Capitalista, lo ascoltava tranquillo, contestandogli le lamentele e rilanciando, suggerendogli un accordo con obblighi ancor più stringenti.

“Ti devi rassegnare. Fare l’architetto oggi non è facile, sai…” lo ammoniva.

Cappuccetto Rosso, esaminando le proposte, trasalì.

“Oh, Nonna Sindacalista, che contributi grandi che hai!” gli chiese.

“Per pensionarti meglio” rispose la finta Nonna Sindacalista.

“Oh, Nonna Sindacalista, che rischi penali grandi che hai!”

“Per erudirti meglio!”.

“Oh, Nonna Sindacalista che deroghe ai minimi tariffari grandi che hai!”

“Per competere meglio!” rispose la Nonna Sindacalista.

E così fu che stava per convincere Cappuccetto Rosso a farsi inghiottire dalle condizioni capestro del Lupo cattivo Capitalista.

Per fortuna passava di là un Cacciatore di reati fiscali della Guardia di Finanza, che era da tempo sulle tracce del Lupo Capitalista. Irruppe nell’ufficio contestandogli decine di illeciti e arrestandolo in flagranza di reato.

Tuttavia il Lupo Capitalista non fece neanche un giorno di galera. Si fece eleggere e divenne onorevole. La campagna elettorale se la pagò con i capitali preventivamente scudati in un paradiso fiscale. Coi suoi sodali cambiò la legge sul falso in bilancio e venne assolto.

Cappuccetto Rosso diede finalmente ascolto alla mamma.

Partecipò e vinse un concorso pubblico per un posto di istruttore tecnico, categoria “C”, a tempo indeterminato e pieno alla Regione. Chiuse la partita iva e l’eskimo rosso nell’armadio. Ora indossava solo giacche gessate e cravatte di Marinella.

Mise anche da parte l’integralismo: iniziò a votare al centro. Quasi centro-destra.

“La lotta di classe è morta e sepolta oramai!” andava dicendo.

La Nonna Sindacalista, invece, tornò a dormire, serenamente, nel suo ufficio.

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