CAPACE DI TUTTO

Con la flemma e l’autorità intellettuale che contraddistingue i grandi statisti, il governatore ha tenuto la sua solita, pacata, conferenza, per spiegare ai suoi devoti i prossimi provvedimenti per il contrasto della pandemia.

Pescando a piene mani dal suo sconfinato bagaglio culturale che gli consente di gestire, tra le altre cose, anche una materia delicata come la sanità, il governatore, con la proverbiale razionalità, ha annunciato che, a malincuore, i suoi elettori dovranno sostenere un periodo di chiusura forzata.

Trenta, anzi no, quaranta giorni. Per prudenza, abbondiamo.

Con la pazienza che gli è consueta, quella del bravo padre di famiglia, il governatore ha chiesto un ulteriore sforzo. Esercitando la nobile arte della moderazione, con la gradualità e la riflessività che lo spinge a prendere decisioni ponderate, consultandosi sempre e preventivamente con chi storicamente ottiene la sua fiducia incondizionata: se stesso.

Sacrifici del tutto accettabili, legittimati dagli sforzi che, d’altronde, anche il governatore sostiene rifiutando cariche e stipendi per sé e per i suoi familiari e incoraggiando il ricambio generazionale, abiurando la meschina pratica della clientela.

Il governatore, con la chiarezza di sempre, ha dunque snocciolato dati, previsioni su basi statistiche e mostrato radiografie che è giusto che diffonda lui, piuttosto che concedere ai medici la facoltà di parola, della quale farebbero certamente uso incauto.

Vibrante il dibattito in studio, il fuoco di fila delle domande, alle quali il governatore ha risposto con serenità. Rivelando quell’antica disponibilità così attentamente appresa nel suo tirocinio politico al Cremlino, e durante il master in Corea del Nord.

Teneri i rimproveri nei confronti dei suoi proseliti, colpevoli in sole tre settimane di aver mandato in tilt il raffinato sistema di tracciamento virologico che poneva la sua regione al primo posto in Europa, forse nel mondo, per organizzazione e per la tutela dei malati.

Comportamenti dissennati che hanno costretto il governatore, notoriamente capace in tutto e di tutto, ad aprire le porte dei meravigliosi e confortevoli “Covid residence”, realizzati in tempo di record e già meta di pellegrini. Pronti a essere riutilizzati, ad emergenza terminata, come alberghi a cinque stelle.

E a chiudere, prima di ogni cosa, le scuole. Delle quali, sinceramente, non si intravede nessuna utilità, bastando come insegnamento il suo.

Con conseguente, velata, tiratina d’orecchi ai sudditi, rabboniti dalla sua generosità, che circa un mese fa, due giorni prima delle elezioni regionali, venivano accolti alle urne confortati dalle sue previsioni, per cui “la situazione era assolutamente sotto controllo”.

Con il piglio del leader, del quale tutti riconoscono le capacità e l’autorevolezza morale guadagnata in anni di squisite disquisizioni sui massimi principi morali del mondo, trasformate, sovente, in eccellenti opere pubbliche ed infrastrutture che i giapponesi invidiano e copiano, il governatore ha pure denunciato l’indisciplina popolare che ha causato il malfunzionamento degli impeccabili sistemi di trasporto, così accuratamente approntati in questi mesi da lui stesso e da quei suoi geniali scudieri che, in piena pandemia, si preoccupano anche di finanziare essenziali gallerie per decine di milioni di euro che consentirebbero di accelerare il traffico e raggiungere gli ambulatori con ragguardevole anticipo.

Per modestia, ma solo per modestia, nessun accenno alle meraviglie degli ospedali campani, attrezzati con cura durante l’estate, nonostante l’insolenza di certi magistrati che hanno osato chiedere addirittura spiegazioni sulle limpide procedure d’appalto accelerate dai suoi servi muti.

Infine un accenno alla ragionevole gestione dell’ordine pubblico, sempre improntato alla tolleranza e alla comprensione del disagio del quale si occuperà l’esercito che egli stesso indottrinerà con rudimenti di psicologia appresi con la lettura di prestigiosi saggi sul terrorismo mediatico e sul ventennio.

Moderata delusione tra gli adepti che attendevano lumi sulle celebrazioni dei festeggiamenti locali o per punire l’abietta attività dei runner, sulle decisioni della giustizia sportiva circa una sconfitta a tavolino e sulle modalità di conferimento dei rifiuti urbani.

Mentre monta già l’attesa per i futuri, indispensabili, suggerimenti per preparare in casa i dolci natalizi.

Rigorosamente tipici.

FOLLOW ME ON TWITTER: @chrideiuliis – search me on LINKEDIN

Leggi anche: L’architettura è sempre una storia (Premio PIDA giornalismo 2020)

Vetro militare

La difficoltà di chiamare “architetto” una donna architetto

I mercanti nel tempio

(Visited 454 times, 1 visits today)

1 Comment CAPACE DI TUTTO

  1. Ivo Di Lieto 24 Ottobre 2020 at 15:43

    Interessante disamina

    In questo deserto di degni rappresentanti del popolo, però, preferisco l’usato sicuro!

    Reply

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


9 − = 2