SFIDE: L’ARCHITETTO CONTRO LA CASSETTA DI SCARICO DEL GABINETTO

cessoPrima della cassetta di scarico del gabinetto veniva utilizzato solo il secchio.

Poi arrivò l’inventore della cassetta di scarico. Non fu una grande scoperta, l’aveva, infatti, progettata facendo affidamento su alcuni principi fisici, appresi dal sussidiario di quinta elementare del figlio.

I pezzi fondamentali della vecchia cassetta di scarico sono tre: una catena (che andava tirata verso il basso), un galleggiante e ovviamente l’acqua.

Per i meno attenti riassumiamo il funzionamento: tirando la catena si solleva un tappo, l’acqua va giù, quindi si riempie la cassetta di acqua che solleva il galleggiante, quando questo arriva in alto rimette il tappo e il miracolo è compiuto. Si tratta di un principio incontrovertibile, funziona fino al disfacimento di uno dei componenti. Anche un semplice architetto, dopo aver superato i suoi canonici duecento esami che svariano lungo tutte le materie del creato, ma spesso incapace di maneggiare un trapano, era perfettamente in grado di capirne e spiegarne il funzionamento e, nei casi rarissimi, nei quali occorreva, ripararla.

Sul cantiere, quando si impiantava una vecchia cassetta di scarico, l’unico interrogativo che si poteva formulare all’architetto era la sua altezza. E all’architetto, sempre forte dei suoi duecento esami, bastava evitare di posizionarla sotto la tazza, per non contravvenire al principio della gravità terrestre prima ancora che a quello dei vasi comunicanti.

Dunque, riassumendo, questo sistema: catena, galleggiante, acqua, ha funzionato per alcuni secoli, finché all’improvviso i designer (spesso architetti anche loro), hanno preso subdolamente il potere.

Una delle prime conseguenze della dittatura dei designer è stato l’occultamento nella muratura delle cassette di scarico del gabinetto. E qui sono iniziati i veri problemi.

Da quando le cassette di scarico sono diventate incassate, nessuno è più a conoscenza di quello che succede al loro interno. Secondo indiscrezioni, il funzionamento non sarebbe più affidato a banali legge dell’idraulica ma a non meglio identificate correnti elettromagnetiche che convincono l’acqua a stare o a non stare nella cassetta. Per altri, dentro la cassetta di scarico incassata vivrebbe uno gnomo che dirige tutto sollevando ed abbassando delle minuscole aste.

Inoltre sul cantiere il posizionamento della cassetta di scarico complica terribilmente la vita dell’architetto, che deve calcolare precisamente la posizione dei pulsanti che finiscono sempre, incredibilmente, sulla decorazione del rivestimento. A quel punto lo spostamento della cassetta di scarico contempla la distruzione completa del bagno e la sua totale ricostruzione. Spese che vanno sommate all’architetto ovviamente.

Ma l’umiliazione maggiore per l’architetto avviene quando la cassetta di scarico si rompe. Evento non raro.

A quel punto l’architetto, sempre forte dei suoi duecento esami, prova a smontarla imbattendosi in un complesso meccanismo di molle, guarnizioni, leve di terzo grado, tubi angusti, liquidi melmosi che violano la legge del peso specifico dei fluidi e altro ancora. Finché la richiude e chiama l’idraulico che, senza aver superato neanche uno dei celeberrimi duecento esami, con l’uso di un solo giravite a stella, in meno di quattro minuti, ripara la cassetta di scarico, mentre discute a telefono con il suo commercialista che gli sta comunicando che quest’anno ha nuovamente superato i 300000 euro di fatturato lordo.

Gli architetti, quelli stufi del design, si stanno battendo per ripristinare attrezzature semplici nelle case di tutti. E’ una battaglia disperata: per ora è già tanto se riescono a rimettere la vecchia cassetta di scarico nel bagno di casa loro.

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1 commento

  • Articolo molto esilarante. Ma la cassetta tradizionale di scarico non funziona come descritto. Tirando la catena, si solleva un tappo e l’acqua cade giù, ok. Anche il tappo si abbassa gradatamente man mano che la cassetta si svuota , fino a riposizionarsi nel punto precedente e tappare il tubo di scarico. Il galleggiante, abbassandosi, stappa il tubo di rifornimento di acqua della cassetta, la quale, di conseguenza, si riempie di nuovo. Quando il galleggiante risale, ritappa il tubo impedendo che l’acqua debordi dalla cassetta.

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