Al festival “Salerno Letteratura” mi lega un affetto speciale. Risultato non solo della stima che avevo nei confronti di Francesco Durante (che mi invitò nell’edizione del 2014) ma anche del mio personale amore verso la letteratura che in questa manifestazione trova il modo di esercitarsi nella città che mi adottato. Per questo motivo sono sinceramente dispiaciuto per la polemica che è scoppiata a seguito della revoca dell’affidamento della prolusione ad Erri De Luca, in conseguenza delle sue dichiarazioni sul sionismo e il genocidio di Gaza.
Pur non essendo un lettore di De Luca, avevo fortemente simpatizzato con lui nel maggio del 2015, quando a seguito delle sue dichiarazione “NoTav” fu processato per associazione a delinquere. Reo di aver detto che l’opera andava sabotata (ne scrissi QUI). Processare le parole (in quel caso il verbo “sabotare” ritenuto foriero di azioni terroristiche) mi sembrava una follia. La sua assoluzione mitigò l’amarezza di vederlo costretto in un’aula di tribunale, imputato come il peggiore dei delinquenti. Proprio memore di questo episodio, dove De Luca ebbe il coraggio di schierarsi dalla parte dei deboli, le sue parole su Israele mi hanno sorpreso. Tuttavia in questo paese non è raro che gli intellettuali scelgano di percorrere strade che poi si rivelano incaute, se non sbagliate (quanti difesero la magistratura all’arresto di Tortora…) ma questo non gli ha mai impedito di poter liberamente farlo, scrivendone o parlandone in televisione.
Siamo un paese che riesce a trovare lo spazio per concedere il diritto di parola a chiunque: novax, razzisti, negazionisti, cospirazionisti, nessuno può credere che nella nostra società la censura sia una pratica consueta. La solidità della democrazia si misura anche in questa tolleranza, di cui talvolta si abusa. Non tanti posti nel mondo sono animati da altrettanta disponibilità.
Capisco la scelta degli organizzatori, il loro imbarazzo nel farsi rappresentare nel momento apicale della manifestazione da uno scrittore di cui non si condivide una posizione dirimente come quella sul conflitto Israele-palestinese, ma, sinceramente (per quello che conta il mio parere, zero, ma siamo qui per parlarne) non me la sento di condividerla. Gli organizzatori hanno tutto il diritto di decidere di traslare l’invito a De Luca ad un altro frangente: un incontro diverso, un dibattito, un momento dedicato, ma io non avrei scelto questa strada. Perché passare dalla ragione al torto, da vittime a carnefici, da liberali a moralisti, è un attimo.
Personalmente avrei fatto precedere la prolusione di De Luca da un prologo, nel quale Salerno Letteratura avrebbe potuto spiegare il proprio punto di vista, in maniera chiara, netta, ma senza escludere De Luca dall’appuntamento fissato, ricevendo, inevitabilmente, a torto o a ragione, lo stigma dei censori.
Il pubblico di Salerno Letteratura, che reputo sufficientemente maturo e che merita fiducia, avrebbe poi, in piena libertà e consapevolezza, scelto di ascoltare o no De Luca, di boicottarlo o applaudirlo.
Un’assenza è sempre un vuoto e viviamo un tempo dove bisogna assumersi la responsabilità di governare i conflitti.
Non di insabbiarli.
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