PANICO NEL CAFFE’

Al termine del viale largo, proprio all’angolo, c’è il caffè Bertini.

Niente di che: una porta e due vetrine, nella prima decine di guantiere con pasticcini alla mandorla, cioccolatini ed animali di zucchero, la seconda tappezzata di manifesti: reclame di biscotti e gelati tra rassegne estive e festival di ortaggi fuori città.

All’interno c’è un uomo basso, calvo con i baffi neri e folti, dritto al centro, fa da sentinella.

Accanto alla porta dei bagni, raccoglie secchi e scope, una donna sulla quarantina, magra, nervosa coi capelli scomposti. Dietro al bancone lungo si agita un adolescente brufoloso, capelli dritti ed unti col gel, annodato sui fianchi un camice bianco mostra la scritta di una nota marca di caffè. Seduto davanti a lui, in equilibrio su uno sgabello alto, un uomo magro e ben vestito, con mocassini di pelle ed un grosso orologio al polso, si dondola inquieto guardando il soffitto e l’uscita.

Ad un tavolino, in un angolo in fondo, staziona un altro maschio, capelli radi bianchi, davanti a sé tiene aperto un quotidiano che neanche legge. Un altro, giovane, regge una ventiquattrore in pelle fermo sulla porta d’ingresso, fischietta allegro e saluta i passanti.

Nel bar non c’è nessun altro, in sottofondo si sente una radio sintonizzata male che diffonde musica incomprensibile. La luce che filtra si riflette sui bordi in acciaio degli arredi anni settanta.

Qualcosa di incredibile è appena successo.

Il cliente abituale: Siete della televisione ? Che ci fate qui ? E chi vi ha chiamato ? Io non mi fido dei giornalisti.

Il signor Bertini: Giornalisti ? Non è che siete della finanza ? Il primo canale ? Addirittura ? Comunque io non ho visto niente e non so niente. Ma veramente siete del primo canale ? Va bene, ma facciamo in fretta, stiamo lavorando.

La donna delle pulizie: Si accomodatevi, prego, si sono io che vi ho chiamato. Vi guardo tutti i giorni. Venite pure. Poggiate la roba qui. Poggiate pure.  

Pochi minuti dopo le undici. Una piccola ma efficiente troupe televisiva irrompe nel caffè Bertini dove si dice sia accaduto qualcosa di straordinario.

No … io non sono la proprietaria, il bar è di quel signore là, io qui faccio le pulizie, ma guardi che non sono una donna ignorante sa, io ho il diploma.. Ma state già registrando … aspettate un momento che mi vado a sistemare i capelli. Ma io vi conosco, voi siete Eva … madonna ! Di persona siete ancora più bella. Ossignore, ho detto «madonna». La rifacciamo ? Si può dire ?.

Eva Scella, per i telespettatori semplicemente Eva, volto simbolo ed inviata di “Cronache italiane”, è giunta prontamente, accompagnata dal suo fido cameraman e due attrezzisti per raccogliere le testimonianze dei presenti. Con i suoi servizi, ogni pomeriggio Eva racconta senza filtro il paese reale. E’ lei la paladina della tivvù verità.

Il cliente abituale: Scusate, ma perché dobbiamo cominciare proprio da me ? C’era anche altra gente … d’accordo, basta che facciamo in fretta. E’ successo circa alle dieci, io ero seduto al tavolino, là. Leggevo il giornale. Vengo in questo bar da trent’anni, di cose ne ho viste, ma quello che è successo questa mattina ha dell’incredibile. Di questo passo dove andremo a finire ! Ma io so anche di chi è la colpa … ma voi di che canale siete ? Del primo ? Allora poi tagliate tutto, già lo so.

Il cliente occasionale: Perdonatemi io non do il consenso a queste riprese perché non voglio comparire in televisione. Lei abbassi quella telecamera per cortesia. Posso raccontarvi le cose ma la liberatoria non ve la firmo. Io non frequento spesso questo bar, stamattina ero qui per incontrare una persona. Chi ? Se permette questi sono affari miei. Sono un uomo perbene sa. Ho una famiglia, dei figli … non avrà mica registrato ?

Il barista: Scusate sono emozionato … è la prima volta che parlo in televisione. Mia mamma vi vede  tutti i pomeriggi. Non so se posso fare l’intervista adesso perché sto lavorando. Avete chiesto al signor Bertini ? Posso parlare ? Sì ? Lavoro qui dal 2015, no 2014, non mi ricordo, all’inizio lavoravo, in, si può dire ? “in nero”. Poi il signor Bertini ha deciso di assumermi facendomi un contratto vero … così mi ha detto … comunque io ero qui che stavo pulendo le tazze, anzi no, stavo asciugando i bicchieri, non mi ricordo, poi è entrato questo tipo strano.

Eva Scella, per i fan semplicemente Eva, è una reporter esperta: dirige con destrezza l’obiettivo della telecamera, si muove sicura tra la gente e i suoi malumori, ordina i movimenti ai suoi uomini ed incalza i presenti con il suo proverbiale piglio e una risaputa, mai celata, aggressività.

Il signor Bertini: Vi ripeto che non ho visto niente. Non ero al banco quindi cosa volete che vi dica ? Al banco c’era il ragazzo … io ero sul retro. Ad un certo punto sono entrato e c’era questo tizio che si guardava intorno. Abbia pazienza lei … non poggi quella roba là … ci sono i fili scoperti … è pericoloso, devo aggiustare … riprende anche l’insegna del bar ? D’accordo, grazie … dunque questo tizio stava fissando la vetrina delle paste … ma non siete della finanza, siamo sicuri ?…

Il barista: Questo signore portava un cappello con la tesa larga, nero mi pare. Poi, se mi ricordo bene, teneva una giacca blu con la camicia bianca sotto. Ho capito che era nuovo perché guardava la vetrina delle paste. Le paste sono fresche solo la Domenica. Non dite al signor Bertini che vi ho detto questa cosa … per favore …  poi ha guardato la lista dei caffè, anzi no, mi pare prima i caffè e poi le paste …

Il cliente abituale: Se vuole glielo dico di chi è la colpa se succedono queste cose. Siamo sul primo canale … allora lo voglio dire. Non la tagli questa. La colpa è della sinistra e delle sue leggi del cavolo. Ha registrato ? Mi promette che questa non la taglia vero ?

Eva Scella, che pretende di essere chiamata semplicemente Eva, annuisce soddisfatta. Adora quando la “si butta” in politica. Sorride sicura mentre fa un cenno al cameraman. Stringe indice e pollice, è un codice: l’inquadratura ora è in primo piano, poi zooma ancora fino al dettaglio sugli occhi.

Ho visto entrare questo strano tizio ma non ci ho badato tanto. Fosse stato un negro, allora mi sarei preoccupato … ci sono questi extracomunitari che vanno in giro a fare le rapine … sono dappertutto … ma non nei bar, qui cosa volete che rubino ? Io a casa mi “sono fatto” la pistola sa ? … Comunque questo tizio pareva a posto, fosse stato un negro mi sarei insospettito ma era bianco e non era neanche dell’est perché quelli dell’est si sentono lontano un miglio … puzzano, posso dire che puzzano ? Ma si che lo posso dire, io dico quello che voglio. E’ ora di finirla con questo dannato buonismo ! Non la tagli questa … mi raccomando.

La donna delle pulizie: Dunque … io faccio le pulizie in questo bar da quattro mesi, la mattina vengo alle otto e lavo tutta la sala. Cioè prima scopo per bene tutto il pavimento, poi passo la pezza. E’ un lavoraccio, io mi faccio il “culo” sa ? Ossignore ho detto una parolaccia. Mi dispiace. Possiamo rifarla se non è venuta bene … Vado avanti ? … Dopo aver tolto tutta la polvere dal pavimento della sala, lo lavo. E’ faticoso perché le impronte non si tolgono mai, soprattutto quelle che lascia quel vecchio razzista là … allora io devo fare sempre due passate. Si può dire «passate» ? La rifacciamo se vuole. Posso sistemarmi i capelli ? Ci metto giusto un secondo …

Eva ha intuito la complessità del caso. I dettagli emergono con fatica, le testimonianze sono confuse, i racconti farraginosi. C’è omertà. Ma non si perde d’animo …

Il fornitore: Vi ringrazio che mi intervistate ma io, in verità, non c’ero, facevo il mio giro, ma appena saputo il fatto sono venuto subito perché … come dire ? … Mi sono sentito chiamato in causa. Qui il caffè è squisito, lo porta la mia azienda. Ha inquadrato la scritta qui sulla maglietta ? Riforniamo anche pasticcerie, alberghi, ristoranti. Non inquadri me, inquadri la scritta.

Il cliente occasionale: Se cortesemente spegne la telecamera proseguo. Ha spento ? Perfetto. Io ero al banco che tergiversavo perché questa persona non arrivava. Ho notato questo tizio che girava un po’ in tondo nel bar. Fino a quel momento non c’era niente di strano nel suo comportamento … eravamo tranquilli … cioè, io non tanto perché aspettavo questa persona che non arrivava … ma questo non c’entra niente … sia chiaro: io le racconto questa cosa ma solo per aiutarla a ricostruire i fatti ma il consenso di mandarla in onda non glielo do. Potete mandare in onda la mia voce, però la dovete camuffare un po’… insomma voi siete del primo canale … sapete come si fa.

La donna delle pulizie: Sono pronta, ricominciamo. Allora … per colpa delle impronte io ero ancora qui, altrimenti sarei già andata via che ho due figli piccoli che la mattina me li tiene la vicina di casa. Eh, magari potessi permettermi una baby sitter … costa quindici euro all’ora ! Io qui ne guadagno dieci, “in nero” si capisce, ma figuriamoci se quello mi mette “a posto” … neanche il barista tiene in regola. Ancora un po’ e lo licenzia certamente a quel rincoglionito … prende a lavorare qualche zoccola che conosce lui. Ossignore, ho detto «zoccola» … mica si può dire sul primo canale ! La rifacciamo allora. La lasciamo così ? Veramente ?.

Il cliente abituale: Che poi io prendo il caffè qui, ma diciamo la verità, qui il caffè fa veramente schifo. Lo ha provato ? Lo provi. E’ miscela di scarto che ce la fanno pagare per buona. Non la tagli questa mi raccomando. Così funziona … la sinistra ha sempre fatto finta di non vedere … ma sa cosa le dico ? Finalmente il vento è girato, le cose stanno già cambiando. Pure voi del primo canale dovrete trovarvi un lavoro, è finita la pacchia. E, mi raccomando, non la tagli questa.

Eva incassa ma non si scompone. E’ abituata agli attacchi anche personali, ai gossip, alle cattiverie gratuite. Sono il suo pane quotidiano. Per questo non fa sconti a nessuno.

Il signor Bertini: Senta le chiedo la cortesia, se non riprende quei liquori là sulla mensola in alto … non potrei tenerli. E anche i bagni, per favore, non li faccia vedere … che se viene l’ASL a controllare è un casino. Devo fare l’adeguamento … ma lo farò … lo farò. Ecco … la ringrazio. Riprenda di nuovo l’insegna, magari. Faccia una bella inquadratura larga, anche dal fondo del viale … se riesce …

Il cliente occasionale: Se mi promette che non mi riprende allora vado avanti. Va bene … ora riprende poi cancella … comunque questo tipo ha ordinato un caffè, il ragazzo glielo ha fatto e lui ha detto “grazie”. Tutto normale. A quel punto ancora non potevo immaginare cosa sarebbe arrivato a fare dopo. Quando mi sono accorto delle sue intenzioni era davvero tardi. Però … forse … non so se mi mettevo “in mezzo” … per non dare nell’occhio … sa io qui non ci dovevo neanche stare. Perché vuole sapere ? Scusi ma che domande sono ? Senta ma lei sta registrando ? … Tanto gliel’ho detto che la liberatoria non gliela firmo.

Il fornitore: Questo bar è famoso per il nostro caffè. Lo dovete provare … ma qui è tutto buono, tranne le paste che sono “vecchie”. Però quelle non le portiamo noi. Ma non inquadri me … inquadri la scritta sulla maglietta, ecco, si vede bene ? Mica è in controluce ?.

Eva, a questo punto, sa che deve andare oltre. Basta convenevoli ! Nel pruriginoso della storia: è là che si annida lo scoop.

La donna delle pulizie: Che poi la femmina che Bertini vuole mettere al posto del ragazzo sarebbe la cassiera del supermercato all’angolo, lo sanno tutti che il signor Bertini “esce pazzo” per quella. Ma figuriamoci se quella viene a lavorare in questa topaia. Quella si tiene già un avvocato … uno alto … giovane. Ossignore ho detto «si tiene» Si può dire «si tiene» ? Sì ?

Il signor Bertini: Come è andata finire se lo faccia dire dal Gatti. Il comunista che odia i neri. Già che ci siete chiedetegli pure com’è che è in pensione da vent’anni … nessuno lo sa … è un mistero. Io sono qui che devo spaccarmi la schiena e lui è vent’anni che si gode la vita sulle spalle dello stato … non è mica giusto … sicuro che non siete della finanza, vero ?

Il fornitore: Allora se non avete più bisogno di me, io andrei. Purtroppo non posso aiutarla, però le lascio il mio recapito, se ha bisogno di caffè mi contatti pure. Alla televisione chi lo porta il caffè ?  Inquadra ancora un secondo la scritta per favore ? Si legge l’indirizzo ? E il numero di telefono ? Sì ? … Va bene. Arrivederci.

La donna delle pulizie: Se vuole sapere bene i fatti forse è meglio se chiede a quel tipo là, lui ha visto tutto … da vicino … stava al banco. Viene al bar solo il Giovedi perché si vede con una, che poi sarebbe l’amante … sposata pure lei … ma sì, oramai qui l’amante ce l’hanno tutti. Io no però … ma prima o poi … lei lo sa bene che questo è un paese di traditori e cornuti … Si può dire «cornuti» ?  

Eva Scella, ora fiuta l’odore della preda, sente che è arrivato il momento giusto per affondare il colpo !

Il cliente abituale: Avevo appena terminato il mio schifo di caffè quando ho visto questo tizio che si avvicinava al banco e chiedeva qualcosa, credo pure lui un caffè … il ragazzo glielo ha fatto e questo tizio lo ha bevuto. Sembrava tutto normale poi è successa quella cosa incredibile … una roba assurda … comunque oramai dalla gente devi aspettarti di tutto … ma sa cosa le dico ? Non solo dagli stranieri, pure dagli italiani ! Questo non è più un paese civile, se lo lasci dire. Non la tagli questa, mi raccomando.

Il signor Bertini: Mi perdoni, ma quando accadono queste cose io mi domando «ma chi me lo fa fare ?». Che mi diano una pensione pure a me come l’hanno data al Gatti così chiudo il bar e amen. Senta, lavora con lei quel signore ? Ha preso un succo ? Sì ? D’ananas ? Sono tre euro, grazie.

Il barista: Non so se ho sbagliato a comportarmi così, sicuramente in quel momento non ho avuto la freddezza di chiamare il signor Bertini, ho detto la prima cosa che mi è venuta in mente … una cosa tipo “non si preoccupi” oppure “offriamo noi”, non mi ricordo, allora il tizio si è allontanato senza aggiungere niente. Cioè forse ha detto “grazie”… non mi ricordo. Ho chiesto al signor Bertini di perdonarmi ma lui è ancora molto arrabbiato con me. Glielo dite anche voi se mi perdona ? Grazie … intanto posso salutare a casa ? Altrimenti finisce che mi dimentico. Sì ? Ciao mamma, ti voglio bene. Un saluto anche a zia Adriana e alla nonna.

Il cliente occasionale: Io non me la sento di criminalizzare il comportamento del tizio. Sono cose che oramai succedono … in altre parti del mondo, quasi tutti i giorni. Certamente qui non te lo aspetti, in un bar poi … però dovremo abituarci. Credo che il mondo vada in quella direzione, bisogna rassegnarsi. Il proprietario del bar ha avuto un danno, ma la colpa è sua. Questa ultima frase la mandi pure in onda … le do il consenso. Ma tutto quello che ho detto prima, no … me lo promette ? Mi guardi negli occhi !

Il signor Bertini: Comunque alla fine la cosa si è risolta. Certo se il ragazzo fosse stato più svelto avremmo trovato un modo per affrontare la situazione, ma oramai è fatta … tanto ho già deciso che lo licenzio.

Eva dà uno sguardo all’orologio, ha deciso che può bastare così. Ha scavato abbastanza, il re è nudo !

Il cliente abituale: Comunque secondo me la politica non dovrebbe consentire queste cose. Per fortuna ora c’è il cambiamento … oramai la sinistra è morta e sepolta. Non la tagli questa frase, mi raccomando. Io ho fiducia … per me questo rimarrà un gesto isolato. Intanto non dimentichiamoci di stare attenti ai neri, a quelli dell’est e pure ai rom e agli zingari. Non la tagli questa degli zingari, mi raccomando. Ci tengo !

Il fornitore: Abbiate pazienza … prima ho dimenticato di dire … noi facciamo anche buffet per ricevimenti. Non vi interessa !? Scusate allora. Comunque abbiamo anche il sito internet, questo è l’indirizzo … wu wu wu punto caffècaffècaffèsquisito punto it, tutto attaccato, minuscolo, si legge ? Perfetto. Grazie. Buon lavoro.

La donna delle pulizie: Sa cosa le dico ? E’ giusto così ! Bertini se lo merita proprio ! Così impara a tenere tutti “in nero” e a servire liquori di contrabbando, porca puttana. Ossignore ho detto «puttana», mica si può dire sul primo canale ? Si può dire ? Ma allora si può dire tutto !

Il barista: Dopo aver bevuto il caffè il tizio ha posato la tazzina sul banco e poi si è guardato intorno. Si è tolto il cappello e mi ha guardato fisso negli occhi. Io sono rimasto completamente paralizzato. Aveva uno sguardo freddo, occhi di ghiaccio proprio. Io mi sono messo paura e ho fatto finta di dover svuotare la lavastoviglie. Ma con la coda dell’occhio ho visto che metteva la mano nel taschino della giacca ed estraeva quella cosa. O dalla tasca dei pantaloni, non mi ricordo bene, comunque la teneva in tasca. Io non avevo mai visto una roba del genere. Cioè … in televisione l’avevo vista … in qualche telefilm, ma vederla di persona così da vicino, poi in un bar. Non ci potevo credere … quando poi ho capito che aveva intenzione di usarla mi ha preso il panico, ma tutti sono stati presi dal panico. Io ho fatto tipo due passi indietro e mi sono trovato schiacciato contro la macchina del caffè … Lui teneva quella cosa in mano e la agitava sotto i miei occhi. Era piccola, nera, lucida, con una scritta in rilievo, qualcosa tipo Vipa, Vica, no… no… Visa. A quel punto lui, allora, ha detto “pago con questa !”. Vi rendete conto ? Un caffè, un caffè normale, da ottanta centesimi, lo voleva pagare con la carta di credito ! …

Il cliente abituale: A che ora va in onda ? Bene. Chiamo mia moglie. Veramente non taglia nulla ? Me lo promette ?.

Eva, per twitter semplicemente @eva_82, fa cenno a tutti di andare: prima delle tre deve ancora rivelare presunti abusi in un ospizio, riprendere un finto incidente stradale ed intervistare un cantante neomelodico che ha deciso di diventare donna.

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