IL PRIMATO DI PAPA’

«Sediamoci che tra cinque minuti inizia il collegamento» disse Anita, cercando di contenere l’entusiasmo.

Aveva spolverato il soggiorno e passato la pezza umida sullo schermo del televisore. Poco prima si era svestita dai panni “da casa”, scegliendo di indossare il maglione buono color cremisi a girocollo, una gonna elegante al ginocchio e le scarpe col tacco. Da almeno un’ora non riusciva più a star ferma e passeggiava nervosa su e giù per il corridoio.

I bambini la guardavano straniti.

«Nicolino, tu siediti là» iniziò le disposizioni Anita, indicando al maggiore dei figli la poltrona di velluto verde.

«Berto qui, sul divano. Nennella pure tu, vieni, mettiti vicino a me»

«Mamma posso portare le patatine?» chiese Berto.

«Porta. Porta».

«Ma… le briciole?».

«Chissenefrega delle briciole».

Da quella concessione si intuiva quanto fosse speciale quel giorno in casa Generoso.

Berto un bambino magrolino di sette anni e Nennella, una bambolina coi riccioli biondi di soli tre e mezzo, accorsero in soggiorno arrampicandosi agilmente sul divano. Li seguì il cane Teo saltellando allegramente.

Finalmente, dopo tanti anni, il capofamiglia Luigi Generoso, detto Giggino, coronava il suo sogno: partecipare ad un programma televisivo.

La sua ossessione per la popolarità lo aveva portato a fare centinaia di provini: quiz, reality, talk show e a spedire decine di lettere senza mai ricevere una sola risposta.

Ora aveva anche ridotto le aspettative. Non pretendeva di comparire sul primo canale o ospite del festival di Sanremo. Oramai, alla soglia dei cinquant’anni, gli sarebbe bastata anche una popolarità minore, a scala regionale.

Infatti era proprio sulle frequenze di una televisione locale che oggi sarebbe apparso.

In realtà, molti gli avevano consigliato maggiore discrezione, che forse non era il caso, ma Giggino era stato categorico: «E’ il mio momento. Faccio solo il mio dovere e ci metto la faccia!».

Intanto la notizia aveva fatto immediatamente il giro del paese. Il tam tam dei social lo aveva reso celebre ed ora, quando mancavano pochi minuti al collegamento, tutta la popolazione, si poteva esserne certi, era riunita davanti ai televisori, pronti a seguirne le gesta.

Anita avrebbe voluto invitare in soggiorno anche zia Bruna e zio Angelo che avevano sempre creduto in Giggino, incoraggiandolo in quella ricerca della popolarità. In particolare zio Angelo sosteneva che il nipote avesse la mascella come “Noodles” De Niro in “C’era una volta in America” e che era assolutamente impossibile che il mondo del cinema, ma anche della televisione, non si fosse ancora accorto di lui. Anita avrebbe voluto riservare un posto anche a Rita, la sua collega d’ufficio, e a sua cugina Annarita che, avendo fatto il pubblico per tre settimane a “La vita in diretta”, era considerata la “televisiva” della famiglia.  

Ma in quella particolare circostanza l’unica che aveva potuto accettare l’invito era Rosetta, l’inquilina del piano di sotto. Proprio lei, sempre scettica sulle possibilità di Giggino, ora tardava.

Finalmente anche Nicolino aveva occupato il suo posto. Sulla poltrona del capo famiglia in una sorta di passaggio di consegne. Nicolino, solo nove anni, ne era orgoglioso. Si accomodò lasciando che i piedi gli penzolassero nel vuoto.

Quando, alle tredici in punto come previsto, iniziò il programma, nel soggiorno di casa Generoso calò un silenzio irreale. Si sentiva solo lo scricchiolare delle patatine sotto i denti di Nicolino.

Dopo una breve sigla, il presentatore diede alcune informazioni e dei dati.

Poi si collegò telefonicamente con un esperto di qualche cosa che spiegò quei numeri.

«Quando esce papà?» chiese Berto sempre masticando.

«Adesso esce» rispose Anita ansiosa.

L’esperto stava per finire il suo intervento, era già ai saluti, quando bussarono alla porta.

Driiin, driiin. Due squilli secchi.

«Proprio mò?» disse Anita senza neanche voltarsi.

«Nicolino và ad aprire!».

«No. Mò esce papà».

«Berto vai tu!».

«No!» rispose Berto sempre con la bocca piena di patatine.

«No, no, no…» ridacchiò Nennella.

Teo abbaiò lievemente sollevando le zampe anteriori, poi si rimise seduto.

Nessuno si mosse. 

Iniziò il collegamento. In diretta dal policlinico un giovane giornalista con la mascherina abbassata sul collo e lo sguardo vispo, teneva in una mano una serie di fogli e nell’altra il microfono. Accanto a lui un medico col camice, gli occhi seri e le braccia incrociate sul petto si teneva a debita distanza.

Tra di loro, alle spalle di un vetro spesso, si vedeva Giggino che salutava alla telecamera.

«E’ papà!» disse Nicolino.

«Papà, papà!» gli fece eco Berto puntando il dito verso il televisore e sputacchiando briciole di patatine sul pavimento.

Anche Nennella si mise a strillare «Papà! Papà! Papà!» come se potesse sentirla.

Anita, pietrificata, tratteneva a stento le lacrime: conosceva gli sforzi del marito. Immaginandone la gioia, avrebbe voluto abbracciarlo, se avesse potuto.

Il campanello riprese a suonare. Nuovamente due squilli uno dietro l’altro, ma più lunghi.

Teo riabbaiò.

«Sssshhhtt» strillò Anita.

Tacquero campanello e Teo.

Il giornalista fece un cauto passo verso il medico.

«Grazie della linea» disse «siamo qui con il dottor Borrini».

Alle spalle dei due si scorgeva Giggino che teneva i palmi delle mani schiacciati sul vetro e si dimenava nella speranza di poter parlare.

«Allora dottore cosa ci può dire?».

«Si… niente… qui abbiamo il signor Luigi Generoso. Ci ha autorizzato a dire il suo nome così tutti quelli che sono stati in contatto con lui possono prendere le dovute precauzioni. E’ risultato positivo. Rimarrà in isolamento almeno per 14 giorni».

Giggino si sbatteva dietro di lui ma il dottore ignorandolo, proseguì.

«Purtroppo il signor Generoso non ha seguito le indicazioni previste. Prima è andato a giocare a carte con gli amici al bar, poi, chiuso il bar, ha portato il cane fuori decine di volte al giorno e ha fatto la spesa mattina e sera. Ah, ha pensato bene anche di fare qualche corsetta in giro. Diciamo che dei vari appelli televisivi il signor Generoso non se n’è fottuto proprio!» disse il dottor Bottini in un crescendo di cattiveria.

«Vero signor Luigi?».

Giggino, di là dal vetro, ignorato, continuava ad agitarsi saltellando sul posto

Anita, commossa, teneva la mano di Nennella.

Nicolino si era lanciato giù dalla poltrona ed ora stava inginocchiato con gli occhi a pochi centimetri dallo schermo.

Berto continuava a dire «papà, papà» ma sottovoce. Centinaia di schegge di patatine lo circondavano.

Il campanello si rimise a suonare, ma nessuno ci badava. Neppure Teo.

«Ricordiamo a tutti che bisogna rispettare l’ordinanza e rimanere chiusi in casa» disse il giornalista mentre il medico si allontanava senza salutare.

«Ma sentiamo dalla viva voce del protagonista, qualche dettaglio di questa vicenda».

Il giornalista, sempre tenendosi a dovuta distanza, allungò il microfono verso il vetro.

Giggino schiacciò la bocca sul vetro provando a dire qualcosa.

«Forza papà, digliene quattro!» esclamò Nicolino.

«mmmiii cchhammo Luiiii…», urlava qualcosa Giggino. Si sentivano solo degli incomprensibili mugolii.

Il giornalista ritirò il microfono dal vetro.

«Il signor Generoso è il primo della sua cittadina a contrarre la malattia. Ha stabilito questo primato».

«Grande papà!» esultò Berto.

«Ggandde papà!» ripetè Nennella.

Giggino provò nuovamente a dire qualcosa ma le sue parole venivano ovattate dal vetro, mentre la telecamera indugiava sul suo primo piano.

«Ci sembra di capire» disse il giornalista «che il signor Generoso vuole fare un appello a tutti di seguire le indicazioni delle autorità. Vero?».

Giggino disse qualcosa lentamente, curando di mostrare bene il labiale.

«vvvooooolllll….voo diiiir cheee…».

Nicolino oramai era ad un centimetro dallo schermo ma non riusciva a capire niente.

«Sei forte papà!» ripeteva Berto che stava finendo le patatine.

«Fotttte papà!» seguì il solito eco di Nennella.

Quando sembrò che Giggino ebbe terminato il suo appello il giornalista ritirò il microfono e restituì la linea allo studio per la prosecuzione del telegiornale.

Due grosse lacrime scesero allora sulle guance di Anita.

Impietrita, le mani giunte, lo sguardo innamorato come il primo giorno.

Il campanello riprese a suonare.

Nicolino si lanciò giù dalla poltrona e corse ad aprire.

Seguì un rumore di passi provenire dal corridoio. 

«Scusatemi, ho fatto tardi… è già uscito Giggino in televisione?» chiese la signora Rosetta irrompendo in soggiorno.

Mentre il presentatore riassumeva i dati del contagio, nel soggiorno di casa Generoso, il cane Teo mangiucchiava briciole dal pavimento, Berto e Nennella giocavano a rincorrersi e Nicolino tornava orgoglioso ad occupare il suo nuovo posto.  

Anita si asciugò il viso con il bordo del maglione buono.

Quindi guardò la donna e rispose: «Si. E’ stato bellissimo».


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(Questo racconto paga chiaramente un debito in termini di originalità a “Papà va in tv” di S. Benni comparso su “L’ultima lacrima” 1994)

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