I PARENTI DELL’ARCHITETTO

parentiserpTutti noi abbiamo dei parenti, ma non si sa perché né per come, un architetto ne ha sempre di più. Parenti sconosciuti e dimenticati, confusamente riconducibili ad altri parenti tramite un albero genealogico ingarbugliato come una mangrovia thailandese; ma parenti che, improvvisamente, si palesano come familiari abituali, quando hanno bisogno dell’architetto.

N.B: Attenzione: per quanto l’architetto tenda ad isolarsi, evitando di allacciare nuove parentele, tipo sposandosi, il numero dei suoi parenti continuerà a crescere nel tempo. Ovviamente l’architetto che si sposa si condanna ad un numero molto maggiore di parenti, diventando in qualche modo complice degli stessi.

Ma, per un processo sconosciuto agli scienziati, un qualunque essere umano prima di diventare architetto ha pochissimi parenti, anche nel periodo di tirocinio o di “svezzamento” professionale, i parenti sono ancora in numero modesto, ma non appena l’architetto comincia a lavorare sul serio, ovvero a percepire dei compensi per le commesse che svolge, ecco che i parenti dell’architetto cominciano ad aumentare di numero in maniera esponenziale secondo una funzione crescente dall’andamento parabolico tendente all’infinito.

I parenti dell’architetto, per una curiosa deformazione cerebrale, ritengono che l’architetto faccia il proprio lavoro per hobby, tipo come si va a giocare a calcetto il Giovedì o per puro passatempo come pescare le trote al lago. Per questo motivo i parenti ritengono che l’architetto abbia sempre moltissimo tempo da dedicargli innanzitutto perché sono suoi parenti e poi perché, in fondo, l’architetto non ha niente di meglio da fare che dedicare tempo ai suoi parenti.

Di solito quando un parente chiama l’architetto ha immediatamente un approccio molto soft, se appartiene alla famiglia dei parenti dimenticati, inizia con ricostruire il legame parentale alla larga. Se sono parenti anziani lo fanno con aneddoti dei quali non è mai possibile rintracciare la veridicità. Alcuni dichiarano subito di averlo visto nascere, altri di averlo portato in braccio da piccolo o di avergli cambiato il pannolino. Qualcuno può persino vantarsi di aver trasmesso all’architetto l’amore per l’arte grazie ad fantomatico regalo nel Natale del 1983.

Quando il parente è un pari-età di solito si fa introdurre da una specie di zio, quindi prova con la carta degli interessi comuni, amicizie, tifo calcistico, programmi tv, nella maggior parte dei casi resta comunque uno sconosciuto.

N.B: Attenzione: Il parente sceglie l’architetto ma tendenzialmente non si fida assolutamente di lui, lo predilige quindi per il solo motivo che lo ritiene gratuito.

Il parente dell’architetto ha sempre un appartamento da ristrutturare che ha ereditato da poco, o che ha comprato non si sa come, oppure gli viene in mente di ristrutturare dopo decine di anni casa sua. In altri casi ha un problema catastale irrisolvibile o altri casini a casa. A questo punto l’architetto, che prima di quel momento era una persona perfettamente inutile, diventa il suo parente preferito. Tenete presente che il parente dell’architetto è molto più pericoloso di un normale cliente perché può comparire in circostanze inattese: compleanni, anniversari, matrimoni, funerali, ma soprattutto può presentarsi a casa dell’architetto con una scusa qualsiasi proprio in qualità di parente.

Questa libertà gli consente anche di dare per scontato alcune prestazioni di tipo interlocutorio e preliminari, che già normalmente l’architetto farebbe fatica a farsi pagare da chiunque ma nel caso del parente non sono neanche lontanamente previste forme di rimborso neanche parziale.

Nella maggior parte dei casi l’architetto non può sottrarsi dalle richieste del parente per non creare incidenti diplomatici in famiglia, a volte per non compromettere eventuali testamenti a favore oppure per riparare a torti provocati indirettamente da altri parenti che, gira gira, gli vengono attribuiti proprio a lui.

N.B: Attenzione: Spesso la pericolosità di un parente può aumentare al crescere del grado di lontananza, non a caso le uniche cose che si misurano ugualmente in gradi, oltre i parenti, sono le ustioni e i terremoti.

Dal momento in cui l’architetto commette l’errore di cedere e accetta un incarico da un parente, sa che deve conservare la reperibilità in qualsiasi ora del giorno e giorno dell’anno.

Le prime crepe in questa sorta di insolito rapporto professionale si possono ravvisare quando l’architetto, dopo aver sostenuto anche diverse spese, prova a chiedere un acconto al parente. Questi di solito accoglie la richiesta con un sorriso che sembra una paresi da ictus, come per dire “ma che c’è non ti fidi ?” ed infatti l’architetto non si fida, e fa benissimo.

A quel punto il 95% dei parenti cambiano discorso, il restante 5% formula una promessa vaga, in nessuno caso comunque acconto viene versato.

In qualsiasi momento, durante l’espletamento dell’incarico, l’architetto prova a far scivolare l’argomento della discussione verso il suo compenso, a volte con battute di spirito altre volte mostrandosi serio, tuttavia il parente nei confronti dell’argomento “pagamento” ha sempre un atteggiamento da “muro di gomma”, tra il disinteressato e l’infastidito, come se ad un astemio si proponesse un bicchiere di barbera.

Verso la fine della prestazione l’architetto più intraprendente riprova a chiedere un pagamento al parente, di solito in questo frangente l’80% dei parenti si mostrano persino stupefatti della richiesta come per dire “ma se non ti ho pagato finora come pretendi che lo faccia ora ?”.quindi ripropone la smorfia sorridente, ritraendo leggermente le spalle all’indietro come alla vita di un Cobra reale indiano in cattività. Seguono 10 secondi di silenzio profondo.

I parenti più brillanti mettono su anche la farsa del portafoglio vuoto, ovvero tirano fuori dalla tasca un portafogli con un trentina di euro più spicci, appena sufficienti a fare la spesa al supermercato. La maggior parte dei parenti a questo punto tira fuori la frase classica da antologia: “vabbè, poi facciamo un conto unico alla fine”.

Quando l’incarico è tecnicamente concluso l’architetto mai pagato può boicottare il parente rifiutandosi di effettuare le ultime competenze. Tutto questo non scoraggia il parente che di solito conduce questa ultima fase solamente per vie telefoniche o telematiche.

Gli architetti più ingenui, si giocano anche l’ultima carta rilasciando pure regolare fattura con tanto di cassa ed iva che puntualmente sono costretti a versare in anticipo. Ovviamente la fattura resterà inevasa poiché il parente dell’architetto a questo punto sarà già scomparso: tornato nel suo completo anonimato ma pronto a ricomparire in occasione della successiva ristrutturazione o funerale.

Che, purtroppo, riflette l’architetto, non è ma il suo (di lui).

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