UN MESTIERE PEGGIORE DELL’ARCHITETTO

pizzaSecondo un sondaggio, che mi vanto di aver condotto personalmente, tre architetti su quattro, oggi vorrebbero cambiare lavoro. Tuttavia si tratta di intenzioni incaute perché attualmente non è così semplice, per un architetto qualsiasi, intraprendere un’attività migliore della sua, sia dal punto di vista economico che da quello dello sforzo fisico. Inoltre un architetto che cambia lavoro dovrebbe ripartire dal grado zero di qualsiasi altro mestiere e di solito i livelli base prevedono molti sacrifici.

Un mestiere senza dubbio peggiore di quello dell’architetto è il garzone del “pizza a domicilio”. Forse non si immagina che tra il garzone che consegna le pizze a domicilio e l’architetto esistano molte analogie, ma tutte a sfavore del garzone.

Innanzitutto entrambi fondamentalmente hanno il compito di fare delle consegne e di farle in fretta.

Per effettuarle l’architetto si è laureato ma anche circa l’80% dei garzoni di pizzeria sono laureati o, male che va, sono laureandi. Quindi pure dal punto di vista del titolo di studio siamo quasi pari. Ad entrambe le figure professionali si chiede velocità, precisione e coraggio. Alcuni potrebbero domandarsi a cosa serva il coraggio al garzone della pizza, si tratta di un interrogativo ingenuo che, evidentemente, sorge perché non si è mai osservato in che modo il garzone guida lo scooter delle consegne. Si calcola che un garzone della pizza in una serata di consegne possa compiere dalle 30 alle 50 infrazioni al codice della strada, violando la legge ripetutamente proprio come è costretto a fare l’architetto medio, seppure per altri motivi.

L’architetto esplicita la sua professionalità tramite il timbro essendo un membro di un ordine. Il garzone non fa parte di nessun albo, ma può dimostrare la sua professionalità trovando il citofono giusto al primo colpo in un condominio da 80 appartamenti. In ogni caso, a nessuno dei due essere professionale viene esplicitamente richiesto.

Basilari conoscenze di dinamica permettono inoltre al garzone della pizza di tenere in equilibrio su una mano sola i cartoni eccedenti il contenitore termico, mentre con l’altra si guida lo scooter. Viceversa gli architetti, forti delle loro conoscenze di fisica meccanica, si muovono preferibilmente con la loro auto, dove nel portabagagli non ci sarebbe neanche lo spazio per 4 pizze, poiché già ingombro di pezzi di riggiole, fascicoli da mandare al macero per occultare prove, sediolini di bimbi divenuti grandi, sacchi di ortaggi ricevuti come pagamento in natura ecc.

Ecco quindi un’altra analogia tra garzone e architetto, entrambi devono essere automuniti, anzi il garzone deve essere motomunito, il che è peggio soprattutto in caso di pioggia.

Per sostenere ritmi di consegne frenetici, al garzone è richiesto uno sforzo fisico che spesso l’architetto non riuscirebbe mai a sostenere, questo perché l’architetto soffre si, fisicamente e mentalmente, ma quasi sempre sul posto, ovvero in atteggiamento sedentario, mentre il garzone soffre in condizioni di continuo movimento. Questo presume che il garzone debba anche mantenere una forma fisica discreta, attitudine che spesso manca agli architetti di mezz’età che sono dediti al consumo di alcolici e alla pigrizia.

Il garzone della pizza è un precario, senza stipendio fisso, proprio come l’architetto ma con la differenza che lavora sempre quando gli altri si rilassano. Anzi, lui lavora proprio per far rilassare gli altri; il garzone lavora moltissimo il sabato e la domenica sera e dunque ad esempio, non può mai diventare veramente un tifoso di calcio poiché inesorabilmente condannato a perdersi tutti i posticipi del campionato e le gare di Champions league, che al massimo ascolta in radio e di cui scorge appena gli highlights durante le brevi soste in pizzeria o dal fondo della porta di ingresso ove effettua le consegne, spiando il televisore acceso in soggiorno, mentre il padrone di casa cerca gli spicci per pagare. Agli architetti, maschi, invece, questo lusso del tifo calcistico è ancora concesso.

Questo però potrebbe spingere molte donne a fare i garzoni per la pizza a domicilio, ma inspiegabilmente, non esistono garzoni donne, mentre invece esistono tanti architetti donne, che comunque possono trovare altri mestieri peggiori dei loro, ma non in questo articolo.

Un’altra differenza sfavorevole è che il garzone della pizza non potrà mai mettersi in proprio, quindi lavora sempre alle dipendenze di qualcun altro, che spesso lo tratta male, mentre l’architetto trattato male dal capo può sempre decidere di lavorare da solo per poi assumere qualcuno da trattare male che di conseguenza farebbe anche lui un mestiere peggiore del suo.

Ancora: il garzone della pizza non ha mai chance di fare carriera. E’ vero che anche l’architetto italiano non ne ha nessuna possibilità, ma può sempre sognarlo, mentre il garzone non ne ha nessuna e non può nemmeno sperarlo poiché esterno al processo produttivo della pizza. Al massimo, ma proprio se è fortunato, può diventare cameriere ma si tratta comunque di rami molto differenti.

Anche il garzone della pizza può essere assunto “in prova” o per uno stage formativo. Alcuni pizzaioli, molto astuti, li convincono a lavorare in cambio di un rimborso spese (in questo caso la benzina per lo scooter) promettendogli l’assunzione dopo un periodo variabile tra i 4 e i 6 mesi di consegne, durante i quali solitamente il garzone contrae almeno 12 volte il raffreddore, rimane coinvolto in una mezza dozzina di incidenti stradali, si ciba di avanzi freddi (pizze appunto), dorme poco di notte e abbandona qualsiasi rapporto sociale. Per l’architetto è uguale tranne per il numero di raffreddori e di incidenti stradali, che comunque è un bel risparmiare.

Infine, ed è qui la vera differenza, i garzoni della pizza sono quasi sempre tristi. Sul loro volto è dipinta una smorfia di neutralità malinconica, immune a qualsiasi evento: dal meteorologico al contestuale. Svolgono il loro lavoro di consegne come vittime di un tempo immobile, senza possibilità di redenzione.  A volte, fissandoli, ho avuto il dubbio che alcuni di loro non appartengano neanche al genere umano.

Invece gli architetti, sorridono.

Non sempre, ma alcuni, tenacemente, li vedi talvolta ancora sorridere. E capita in quei pochi momenti di gioia terrena che ancora gli sono concessi, tipo quando, di sabato sera, ordinano due margherite a domicilio e a portargliele è il garzone triste.

 

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