SFIDE: L’ARCHITETTO CONTRO IL PAVIMENTO SENZA “FUGA”

fuga-pavimentiAlcuni dibattiti sembrano infiniti. Tipo: meglio il boxer o gli slip ? Le ciabatte o le infradito ? Il pavimento va posato con o senza “fuga” ?. Se intorno alle prime due domande, di solito, le controversie hanno come teatro i programmi televisivi del pomeriggio e come interpreti eminenti scienziati del pensiero contemporaneo, per rispondere al terzo interrogativo occorre sostenere lunghe discussioni sul cantiere in compagnia del piastrellista e dell’architetto.

La “fuga” nei pavimenti delle abitazioni è quella cosa della quale nessuno si occupa e poi, puntualmente, c’è sempre chi dice che era meglio fare in maniera differente. In genere il committente non comprende l’importanza della “fuga” nelle mattonelle del pavimento di casa, anzi non è proprio a conoscenza della questione. O, se ne è a conoscenza, ne ha notizie frammentarie; convinzioni formatesi su anni di noioso sfogliare di riviste patinate o consulenze di venditori, amici, parenti e cugini di terzo grado.

Le riviste in particolare diffondono la falsa convinzione che quasi tutti i pavimenti vadano messi senza “fuga”, attraverso foto di saloni di mezzo ettaro di superficie realizzati in maniera impeccabile. Con un effetto finale straordinario, da calendario Pirelli delle riggiole.

Per questo la maggior parte dei committenti degli architetti, pensa che la “fuga” sia un inutile dettaglio, quasi un vezzo che l’architetto, in combutta con il piastrellista, impone al proprietario per farsela pagare nella contabilità a 2 euro al metro quadro. Soprattutto quelli che non leggono neanche le riviste, di conseguenza la parola “fuga” al massimo gli ricorda la famosa pellicola del 1979 “Fuga da Alcatraz” del regista Don Siegel.

Gli architetti sanno che i pavimenti senza “fuga” sono una rarità e necessitano di molte condizioni accessorie che non si verificano praticamente mai. Per questo provano a starne alla larga.

Quando il committente comunica che vuole il pavimento senza “fuga”, il piastrellista solitamente bestemmia mentre l’architetto prova la mediazione. Per convincere il committente ad utilizzare la “fuga”, l’architetto utilizza spesso l’argomento del “rettificato”.

Questa piastrella non è rettificata”, dice.

Quello che me l’ha venduta ha detto che si può mettere senza fuga”, risponde lui.

No, guardi, i bordi non sono rettificati” si giustifica l’architetto passando un dito lungo il perimetro della piastrella.

Sul pannello erano messe senza fuga”, risponde sempre lui.

Ma poi farà difetto”, rinforza l’architetto.

Mi hanno assicurato che si possono mettere senza fuga”, ribatte ancora il committente.

Dialogo che si basa sul principio che qualsiasi cosa dica ogni altro essere umano sia esatta, mentre quello che sostiene l’architetto è solo una sua discutibile ipotesi.

Questa discussione può andare avanti all’infinito.

Almeno fino a quando irrompe il piastrellista che, pacatamente, annuncia che lui può anche mettere il pavimento senza “fuga”, ma poi, se viene male, non vuole nessuna responsabilità. E mentre dice la parola “responsabilità” fa il gesto di lavarsi le mani, tipo Ponzio Pilato davanti a Gesù e ai notabili giudei.

A questo punto l’architetto ha due possibilità: insistere, riuscendo a strappare almeno una “fuga” da 3 millimetri oppure cedere, provando a declinare (inutilmente) qualsiasi colpa e ordinare la posa delle piastrelle senza “fuga”. In entrambi i casi si tratterà di una sfida persa.

Nel primo caso il committente dirà che aveva ragione lui e che sicuramente senza “fuga” sarebbe venuto meglio. Nel secondo caso, rileverà decine di imperfezioni scorrendo una scheda plastificata sulle giunzioni, come i caporali segnalavano le barbe fatte male delle reclute.

Sono anni che l’architetto perde la sfida contro la “fuga” dei pavimenti, anche se di tutta la vicenda non è questo l’aspetto peggiore, bensì le bestemmie del piastrellista, che colgono sempre.

Altre sfide per l’architetto (clicca sul link per leggere):

contro l’avviso di garanzia

contro la cassetta di scarico del gabinetto

contro il condominio

contro l’unità esterna del condizionatore

contro la carta da parati

contro il tubo della pluviale

contro l’alluminio anodizzato

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1 commento

  • vero che è una discussione “infinita” ma a cui la norma UNI 11493-1 e 2:2016, dovrebbe aver posto un limite visto che non prevede la posa in accostato (senza fuga); per cui di fronte a un contenzioso chi ha deciso per la posa senza giunto è destinato a soccombere.

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