L’estinzione del balcone

sheelerIn principio il balcone non fu. L’uomo cavernicolo non lo aveva ancora scoperto. Aveva ancora da scoprire il fuoco, la ruota, la lametta da barba e molte altre cose prima, più urgenti ed essenziali. Ad esempio la finestra, scoperta subito dopo la porta d’ingresso e ritenuta assai utile. Poi vennero i terrazzi, così ampi che, a volte, in assenza di piani regolatori, venivano trasformati in giardini pensili.

Il balcone comparve solo intorno al basso medioevo. In Germania, da “Balko”, palco ligneo.

Si trattava di balconi stretti, scomodi, ma erano pur sempre balconi. Luoghi privilegiati da dove affacciarsi e guardare fuori. Partecipare a discussioni da strada senza scendere in strada, oppure ricevere serenate da menestrelli innamorati. Durante il medioevo il balcone, in assenza di impianto fognario, ebbe anche funzione di gabinetto ma prima bisognava avvertire i passanti.

All’invenzione del balcone seguì quella della balaustra. Pur di esibire balaustre particolarmente decorate, venivano realizzati balconi anche laddove non ve ne era il bisogno. Ad esempio all’interno dei cortili, così come accadde con il celebre balcone di Romeo e Giulietta a Verona, ancora oggi mèta ogni giorno di migliaia di romantici, nostalgici dell’elemento architettonico sospeso e delle serenate.

Gli architetti liberty, ma ancor di più gli eclettici, restituirono grande visibilità al balcone attraverso forme ovali, curve, ellittiche e trapezoidali. Dai balconi decorati ci si affacciava su lunghi viali alberati dove si poteva assistere a qualsiasi tipo di spettacolo ben prima dell’avvento della televisione. La diffusione del cemento armato riportò il balcone alla rigidità del rettangolo, ma contemporaneamente gli conferì grande successo. Il balcone divenne così popolare che le uniche stanze senza balcone rimasero il corridoio e lo stanzino delle scope, ma non sempre. Sorsero i primi esempi abusivi, balconi spuntarono nottetempo, come i funghi. Costruttori senza scrupoli erano disposti a commettere un reato pur di aprire un nuovo balcone. Comunque poi venne il condono.

La maggiore libertà strutturale ampliò la famiglia del balcone: nacque la sorella maggiore del balcone: la balconata, ed il fratellastro scostumato detto “ballatoio”. Mentre il parente raffinato del balcone, il vecchio zio d’origine britannica, continuava a farsi chiamare “bow-window”. Il balcone era soprattutto utilizzato per uscire a fumare, dirsi cose che nessun’altro doveva sentire o, prima della diffusione del telefono, per rapide comunicazioni a livello intercondominiale. Tale tecnica, ancora molto diffusa nel napoletano, veniva definita “telefono senza fili”. (celebre il balcone di Eduardo De Filippo in “Questi fantasmi”).

Questa attuale, del secolo XXI, è l’era dell’estinzione del balcone. Sparisce perchè nessuno lo vuole più. D’altronde non c’è più niente sul quale affacciarsi: le città sono tristi, rumorose e piene di smog. Tutto accade in televisione o su face book, le comunicazioni orali sono sparite: nessuno ha bisogno di un balcone per mandare un whatsup. Di menestrelli innamorati neanche l’ombra.

Ci si vede nel living, nell’open space, nella hall, ma mai sul balcone. Fumare è fuori moda e fa male. Resiste con tenacia il balcone vista mare, in alberghi sulla costa da dove però non si affaccia nessuno perché fa caldissimo e dentro, con l’aria condizionata, si sta molto meglio. Gli architetti contemporanei non lo inseriscono in nessun progetto, basta una sola finestra a nastro, interminabile, che gira tutta intorno. Qualcun altro lo costruisce solo per farne un bosco. Laddove il balcone già lo si verandizza. La veranda è più discreta, utile e spaziosa. Inoltre il balcone destabilizza mentre la veranda è rassicurante.

Ed è così che il balcone scompare. Imbarazzato, come se, chissà quale reato, lo avesse commesso lui.

(P.S.: Per frenare l’estinzione del balcone ho appena fondato il CASB Comitato Architetti per la Salvaguardia del Balcone. Per aderire basta mandare la foto del vostro balcone, che ovviamente salvaguardate).

(Nella foto: Charles Sheeler – “n Shaker Theme #2″, 1956)

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