L’ARCHITETTO SCRITTORE HA ROTTO LE PALLE

scrivereUno dei più grossi inconvenienti di internet è che ha trasformato tutti i comuni mortali in scrittori. Gente che a stento distingue un passato remoto da uno prossimo si erge a guru della letteratura al pari di saggisti con una pila di pubblicazioni e decine di titoli di studio.

Prima di internet se qualcuno aveva l’ambizione di diventare scrittore, si iscriveva a lettere, frequentava dei corsi e studiava, oppure se proprio il desiderio gli veniva in ritardo, dopo aver conseguito un titolo di studio qualsiasi, lo metteva nel cassetto e si dedicava seriamente alla scrittura. Oggi invece è tutto un fiorire di personaggi che fanno altre cose nella vita, ma poi decidono che possono anche scrivere un libro, e spesso ci riescono perché oggi un libro non si nega a nessuno.

Ma il problema non sono i libri stampati che rappresentano solo il 5% del fenomeno. Il vero guaio sono gli scrittori sulla rete, i famigerati blogger che ingolfano i social con osservazioni che reputano essenziali per lo sviluppo dell’umanità.

Tra i tanti professionisti che si cimentano nella scrittura, quelli che hanno rotto le palle più di tutti sono gli architetti che, con la loro presunta cultura da tuttologi, discettano di qualsiasi argomento: dalla politica, al sociale, dalle arti allo sport, senza disdegnare incursioni profonde sul mondo dell’architettura ovviamente.

Le categorie di architetti scrittori che hanno rotto le palle (da ora: ASCHRLP) sono cinque. Di seguito raccolti in ordine di disturbo crescente.

Al quinto posto si piazza la categoria di ASCHRLP che non scrivono di architettura bensì racconti o romanzi, ma non hanno avuto, ad esempio, il coraggio di Sandro Veronesi, che il giorno dopo aver ricevuto la laurea in architettura, dichiarò che non avrebbe mai fatto l’architetto bensì lo scrittore. Tali architetti, ai quali evidentemente è apparso Hemingway mentre erano su un ponteggio di cantiere, provano disperatamente la strada della narrativa, con storie dove immancabilmente il protagonista è un architetto con problemi sentimentali e/o in crisi, che ad un certo punto in un dialogo sente il bisogno di dire parole come “putrella” o “solaio”. Oppure il protagonista del suo libro non è un architetto ma, misteriosamente, all’improvviso nella storia, per una strana coincidenza, visita luoghi come il palazzo E42 all’EUR e già che è là si dilunga in una digressione di venti pagine sull’architettura del ventennio.

Al quarto posto ci sono gli ASCHRLP che vogliono fare i simpatici iscrivendosi alla lista degli scrittori umoristici o comici, poiché hanno scoperto che qualsiasi comico-cane ha scritto almeno un libro e se ci sono riusciti loro perché non lui ? Effettivamente per un periodo di tempo piuttosto limitato questi architetti risultano anche gradevoli: strappano pure un sorriso con il racconto di disavventure o imprese sempre rigorosamente di architetti e simili, tuttavia dopo un certo periodo di tempo, questo architetto scrittore comincia a diventare antipaticissimo, non fa più ridere neanche i parenti e di conseguenza viene accantonato perché, si sa che, il troppo rompe sempre le palle.

In terza posizione si collocano gli ASCHRLP che scrivono di viaggi. Questi si suddividono in architetti che veramente viaggiano e in architetti che non si muovono da casa. I primi sono chiaramente architetti molto ricchi che viaggiano per vacanza e infatti scrivono reportage da isole caraibiche dove al massimo ci sarebbe una mezza chiesa in stile tardo ispanico, ma in compenso si balla, mangia e beve una buonissima tequila, inoltre ci si sveglia sempre a mezzogiorno. I secondi scrivono di viaggi culturali, tipo seguendo le opere di Le Corbusier in giro per la Francia o sulla rotta di Wright nelle residenze del Wisconsin. Nella maggior parte dei casi non ci sono stati e comunque se pure ci sono stati, chisenefotte.

Al secondo posto i fastidiosissimi ASCHRLP che si cimentano nella spiegazione della normativa edilizia attraverso lunghissime discettazioni che provano a chiarire la differenza tra il risanamento conservativo e la manutenzione straordinaria che a sua volta può essere leggera o pesante e di conseguenza necessaria di SCIA o CILA a meno che non vi sia incremento di carico urbanistico ecc.. Questi architetti scrittori in genere dopo cinque righe hanno già rotto le palle a chiunque si cimenti nella lettura, questo lo sanno anche loro e infatti alla fine provano a riassumere tutto con una tabella. Gli unici lettori di questi ASCHRLP sono gli avvocati che utilizzano questi manuali per creare caos e buttare in caciara qualsiasi dibattimento di natura edilizia. Gli avvocati pure si rompono le palle di leggerli, ma almeno gli serve per lavoro.

Ma al primo posto, senza alcun dubbio, ci sono gli architetti che scrivono di architettura, tipo di progettazione ed interni, ma anche di estetica e storia senza dimenticare la critica, si tratta di un genere interessante come un film bulgaro sottotitolato in cirillico. Anche perché l’architettura è un argomento del quale già non frega niente a nessuno, a parte agli architetti ovviamente che comunque quando leggono qualcosa di architettura, se non ci sono le figure sono portati a saltare interi capoversi perché “già hanno capito di che si tratta”. Infatti questi ASCHRLP utilizzano lo strumento della foto in maniera massiccia, avventurandosi in didascalie entusiaste di qualsiasi insignificante particolare, dal “becco” della mattonella allo stipite della porta. Questo tecnicamente reclude gli architetti che scrivono di architettura in un recinto pseudo culturale dalle dimensioni minime, questa ghettizzazione comunque non commuove nessuno e neanche li assolve e, quindi, hanno rotto le palle lo stesso pure loro.

Più di tutti gli altri messi insieme.

 

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