L’ARCHITETTO AMBULANTE

t3Mio zio fa l’architetto ambulante.

E’ un mestiere molto originale, infatti lui è l’unico che lo fa. Fino a qualche tempo fa era un architetto normale: aveva uno studio al terzo piano di un edificio in centro. Con le poltrone in pelle con le ruote e  gli archivi Kallax dell’Ikea. Ma le spese erano troppo alte e non riusciva a tirare avanti. Soprattutto a causa dei pagamenti che non arrivavano mai. Ogni mese tra affitto, bolletta della luce, acqua, gas, spazzatura eccetera ci sono state volte che ha finito per mangiare alla mensa dei poveri.

L’idea di fare l’architetto ambulante gli è venuta parlando con un suo amico che ha il banco abbigliamento al mercato. Anche questo suo amico aveva un negozio al centro commerciale ma, fatti due conti, ha scoperto che non gli conveniva, allora ha comprato un camion usato e ha iniziato a fare l’ambulante.

Mio zio ci ha pensato un po’ e quindi, pure lui, ha mollato l’affitto in centro e ha investito tutti i suoi risparmi per un furgone rosso e bianco, un Transporter T3 Volkswagen del ’74. Poi ha comprato i posti da ambulante ed ora va in giro a fare l’architetto nei mercati settimanali.

In genere mio zio lavora dal lunedì al venerdì, due mercati al giorno, perché ora i mercati ci sono anche di pomeriggio. Arriva con il suo Transporter, lo piazza tra la bancarella del detersivo e quella della frutta, apre gli sportelli posteriori e aspetta i clienti. Questa sua nuova attività gli piace così tanto che, talvolta, anche di sabato o domenica va in giro con il suo furgone bianco e rosso, si ferma lungo le strade o negli angoli delle piazze, parcheggia e apre lo studio. Nel furgone lo zio ha messo una scrivania in finta noce e ha riciclato gli scaffali Ikea. Per lui si è tenuto anche la poltrona in pelle ma per il cliente ha messo uno sgabello, perché mio zio sostiene che il cliente deve stare scomodo altrimenti ci prende gusto e ti fa perdere tempo.

Mio zio è ancora convinto che tutti hanno bisogno di architettura, la gente magari non lo sa ma ne ha una necessità assoluta. Certo, all’inizio, soprattutto nei piccoli paesi, lo guardavano con sospetto, poi hanno cominciato a chiedergli le cose e mio zio, poco per volta, ha conquistato fiducia.

Mio zio ha messo l’architettura a 3,50 euro all’etto. Come il “crudo” di Parma. Sembra tanto ma bisogna considerare che mio zio è un professionista di comprovata esperienza e fa architettura di qualità. Vende solo architettura buona, di prima scelta. La pesa su una bilancia di precisione, poi la incarta con attenzione e la consegna al cliente sfoderando ogni volta il migliore dei suoi sorrisi. A volte sbaglia e ne fa quaranta, cinquanta grammi in più, allora domanda sempre “ho fatto un po’ di più, che faccio lascio ?”.

Lasci architetto. Lasci”, così gli rispondono. Nessuno mai che si lamenti: è incredibile.

In una giornata tipo mio zio riesce a tirare giù anche 5-6 chili di architettura, che sarebbero circa 200 euro. Si paga alla consegna ovviamente. Certe volte quando è troppa e non possono portarla tutta a casa, i clienti gli lasciano l’architettura da custodire nel furgone, lui gliela tiene al fresco ma comunque si fa dare un anticipo.

A volte mio zio fa anche delle piccole svendite, quando gli restano grandi quantitativi di architettura invenduta, fa delle offerte. In questi casi si forma sempre una lunga fila: l’architettura in saldo va fortissimo.

Vi confesso che mio zio mi aveva pregato di non dire niente a nessuno di questa sua nuova attività, non vuole che si sparga la voce, almeno non subito. Ma io ho deciso di dirvelo, tanto prima o poi sempre si verrà a sapere. E poi se non ci si aiuta tra colleghi.

Da quando mio zio vende l’architettura al mercato è molto più sereno, ha conquistato una sicurezza economica che prima non aveva mai avuto. Tanto che quest’anno tornerà a fare le ferie dopo almeno 10 anni. Va al mare, in Croazia.

Però ci va con il furgone, chissà che anche là non abbiano bisogno di qualche chilo di architettura.

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