L’ARCHITETTO AL COLLOQUIO DI LAVORO

george_grosz_005_eclisse_di_sole_1926Ultimamente si parla molto di lavoro. Una cosa che in Italia non esiste più, di conseguenza si è estinto anche il datore di lavoro, quindi, per coerenza parleremo di donatore di lavoro.

Per gli architetti prima del lavoro esiste il, complicato ma inevitabile, passaggio del colloquio di lavoro.

In realtà il problema del colloquio di lavoro esiste in tutto il mondo, in Italia, però, come tutti i problemi esiste un po’ di più. Poi, per gli architetti, come tutti i problemi italiani, è più grave.

Tuttavia solo pochi architetti possono vantarsi di aver sostenuto un vero colloquio di lavoro, questo giustifica la mancanza di letteratura sull’argomento, alla quale vogliamo porre rimedio. Innanzitutto bisogna precisare che il 90% dei colloqui di lavoro che riguardano gli architetti sono finti. Si allestiscono solo per giustificare l’assunzione di un parente. Questi colloqui sono facilmente riconoscibili perché tra tutti i candidati c’è sempre uno che fischietta allegramente e si estranea dal gruppo. Il restante 10% dei colloqui di lavoro si divide tra quelli che non prevedono nessun vincitore e nei quali viene detto a tutti “le faremo sapere” e quelli che potremmo definire veri, che costituiscono solo il 3% del totale.

Il colloquio di lavoro viene preceduto sempre dalla selezione di un curriculum (ma ora non ci soffermiamo sulle caratteristiche del curriculum dell’architetto poiché sarà l’argomento di un capitolo a parte), che per qualche motivo misterioso viene scelto. Solitamente per un architetto già ricevere una risposta all’invio del proprio curriculum, costituisce un grande successo professionale, per alcuni viene ricordato come il più grande in carriera. Altri, per l’emozione, non si riprendono più, aprono una rosticceria e vivono felici così.

Per quelli che, invece, sopportano lo shock, e si accingono ad affrontare il colloquio di lavoro, ecco alcuni utili consigli:

Innanzitutto evitate, causa euforia, di sbronzarvi la sera prima, astenetevi anche dal consumo di droghe sia leggere che pesanti, si può praticare del sesso ma leggero, comunque, se potete, rimandate le posizioni acrobatiche che possono causare incidenti muscolari o, peggio ancora, fratture.

Cercate di arrivare puntuali, nel caso ci siano in programma scioperi dei trasporti, muovetevi già il giorno prima, accampatevi sotto l’edificio con un sacco a pelo e aspettate l’ora prevista, Mezz’ora prima andate nel bagno di un bar, datevi una sistematina e sarete come nuovi.

Siccome il primo impatto è quello che conta, bisogna stare molti attenti all’abbigliamento.

Il problema principale dell’architetto è sembrare sufficientemente moderno ma non altrettanto sciatto. In genere bisogna evitare mìse troppo giovanilistiche, jeans stracciati, scarpe di pezza, felpe con Snoopy e magliette con messaggi sovversivi tipo campagne di sostegno alla rivoluzione maoista o alla resistenza vietnamita. Anche l’eccessiva eleganza è sconsigliata, si rischia di passare per benestanti, anche se nessun architetto che va ad un colloquio di lavoro può, realisticamente, esserlo. Questa raccomandazione è ambosesso. Per le donne non è prudente presentarsi con minigonne inguinali o scollature profonde come il Gran Canyon. Potrebbe essere controproducente anche il tacco 15 (si potrebbe precipitare) e il merletto dell’autoreggente a vista. Tuttavia per alcuni donatori di lavoro, una coscia di buona fattura vale molto di più di un master in design industriale, è una pratica da condannare, ma bisogna saperlo.

In genere l’architetto si presenta sempre con un book dei suoi lavori migliori. Serve a mostrare che si è fatto già qualcosa nella vita ma sappiate che nessuno mai lo sfoglierà, quindi non conviene sprecare tante energie nella stampa e nell’impaginazione. Va bene anche se vi fate prestare il book di un altro, l’importante è cambiare il nome alle didascalie. Ultimamente vanno molto di moda i book digitali, soprattutto perché si risparmia sulla stampa e sul peso. Sono anche più comodi da confezionare perché si possono scaricare direttamente da internet.

A domanda precisa, rispondete con risposte precise, non buttatela su argomenti tipo “la filosofia del progetto”, la “ricerca della spazialità” e altre amenità del genere che non fregano a nessuno. Mostrare di possedere un’etica è spesso controproducente, potrebbe causare problemi in caso di operazioni borderline.

Bisogna poi essere pronti a mentire, se vi viene chiesto se sapete usare un certo programma, dite che lo maneggiate con scioltezza anche se non sapete neanche di cosa si tratta. Se lo ritenete opportuno, esagerate. Dichiarate di conoscere almeno 4 lingue e di poter lavorare, su richiesta, in qualsiasi orario, anche notturno e di non avere impegni improrogabili per i prossimi 20 anni.

Di solito l’esito positivo del colloquio si riconosce dall’arrivo, ad un certo punto, di alcune domande personali.

In questi frangenti, si capisce come per le donne il colloquio di lavoro è sempre più complicato. Ad esempio, avere dei figli può essere un problema perché toglie tempo all’incarico, ma anche non averli può costituire un guaio poiché ci si potrebbe, incidentalmente, imbattere in una maternità. Per questo, l’architetto-donna ideale al colloquio di lavoro è quella sterile. In mancanza di un certificato medico di infecondità, si può manifestare subito il proprio odio per i bambini, picchiandone uno in corridoio o lamentandosi per gli schiamazzi in cortile.

Di solito l’ultimo argomento è il compenso. Gli architetti devono sapere che chiedere dei soldi in cambio del proprio lavoro potrebbe comprometterne l’assunzione. Anche in questo caso le trattative migliori sono quelle brevi. Il datore di lavoro propone una paga e l’architetto accetta.

Diversamente, salgono esponenzialmente le probabilità del “le faremo sapere”.

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(nell’immagine: G. Grosz – “Eclisse di sole” 1926)

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