IL “GHETTO DEI RESIDENTI”

bagniDopo aver visto le numerose bellezze della cittadina di Minori (costa d’Amalfi), ogni accorto turista dovrebbe dare uno sguardo anche ad una nuova, inconsueta, attrazione. Si tratta di una piccola striscia di spiaggia, della quale le guide turistiche ancora non parlano perché istituita da pochi anni, per la salvaguardia estiva della popolazione indigena che ha ancora in uso recarsi a “prendere i bagni”.

E’ il “Ghetto dei residenti”, un luogo affascinante, aperto ad eventuali visitatori tutti i giorni della bella stagione, dall’alba fino al tramonto. Il “Ghetto” posizionato sull’arenile est del paese si raggiunge tramite un accidentato percorso terrestre o, più comodamente, da mare; la visita è consigliabile nei giorni festivi quando l’atmosfera è più vivace e se ne apprezzano meglio le caratteristiche dell’habitat. L’area sorse in risposta alle richieste della popolazione indigena che, sommessamente quanto ingenuamente, lamentava la progressiva scomparsa della spiaggia libera. Al grido di “prima i residenti” (già invocato per il parcheggio), nacque così il “Ghetto”, notazione che contraddistingue esclusivamente l’appartenenza tributaria degli occupanti, accorgimento di natura protezionistica ma non ostile al multiculturalismo, anche etnico. Basata su un organizzazione rigida, la lingua di sabbia del “Ghetto” contiene circa cinquanta stalli riservati ad altrettanti, i più rapidi a raggiungerli, fortunati residenti di questo splendido paese. I posti più esclusivi, quelli in riva al mare, sono generalmente occupati da mattinieri insonni, mentre le retrovie restano a disposizione delle categorie meglio resistenti alle alte temperature e al pulviscolo aereo.

Grazie anche ad un efficace lavoro di comunicazione, il “Ghetto del residente” oggi è riconosciuto come un formidabile esempio di pacifica ed ordinata convivenza, tanto che di recente sono scomparse anche le recinzioni e l’indigeno è libero di muoversi all’interno dell’area a sua disposizione, seppure in condizioni di relativa cattività.

Il turista osservi come ogni giorno d’estate il residente, nella sua civilissima mansuetudine, si disponga lungo la sua corsia senza recare disturbo alle altre attività balneari e contenendo le sue attrezzature in spazi ristretti, in perfetto ordine e con impeccabile disciplina.

Adulti e bambini residenti, perfettamente irreggimentati e discretamente sorridenti, si mostrano così privi di ogni tipo di invidia sociale, usufruendo con benevolenza del generoso omaggio loro donato. Dicono che altri “ghetti” del tutto simili stiano comparendo o siano già comparsi, in centri vicini, la notizia non stupisce.

Non perda, quindi, l’occasione l’attento turista, dopo aver visitato l’antica Villa Romana marittima, la Basilica di S. Trofimena e la delizia dei borghi collinari, di scrutare il residente “prendere il bagno” nella sua zona esclusiva: pur senza poterla attraversare (dovrebbe farsi riconoscere esibendo un certificato di residenza) ne apprezzerà il clima collettivo e l’educazione, potrà scattare delle foto, persino scambiare qualche veloce battuta con qualche esemplare più loquace, se lo desidera.

Il tutto senza rintracciare, per fortuna, nessuna traccia di problematici sovversivi che sul “Ghetto dei residenti” pure hanno provato a sollevare l’onestà del dubbio: prontamente silenziati, possono sempre noleggiarsi una sdraio o preferire la montagna.

(nell’immagine “I bagni misteriosi” di G. De Chirico – 1973)

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